Inizio scuola, come distinguere semplici raffreddori dai sintomi del Covid-19

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Si è ritornati in classe dopo quasi sei mesi dall’ultima volta. Progressivamente dal 14 al 28 settembre in tutte le scuole italiane si ritornerà a fare lezioni in presenza. I casi di Covid-19, purtroppo, ci sono già e occorre fare molta attenzione.

Le modalità e i percorsi per identificare e isolare i casi di Covid-19 variano a seconda che il soggetto interessato sia uno studente o un docente, dell’età dello studente e del contesto in cui si presenta la sintomatologia, cioè se i sintomi si presentano a scuola o a casa.

Bambini e giovani sotto i 20 anni, oltre ad essere molto spesso asintomatici, si stima che abbiano una suscettibilità all’infezione pari a circa la metà rispetto a chi ha più di 20 anni.

I sintomi più comuni di COVID-19, così come segnala l’Istituto Superiore di Sanità, sono tosse secca, stanchezza, febbre, difficoltà respiratorie, congiuntivite e, in alcuni casi perdita di olfatto e gusto.

Diversi studi hanno inoltre evidenziato che i bambini positivi al coronavirus possono manifestare anche sintomi gastrointestinali: quali il vomito e la diarrea. Al di là di queste lievi differenze, però, i sintomi provocati dal Covid nei bambini e dall’influenza sono molto simili. Ragion per cui, quando la temperatura supera la soglia di 37, occorre evitare l’autodiagnosi e consultare il proprio pediatra di riferimento. Se un bambino frequenta una scuola in cui si sono già registrati diversi contagi a opera del coronavirus, bisognerà pensare fin da subito a un’infezione da Sars-CoV-2. L’autodiagnosi è sempre da evitare.

Alcune persone si infettano, ma non sviluppano alcun sintomo. La maggior parte dei casi attualmente confermati – soprattutto i bambini e i giovani adulti – sembra avere una malattia lieve, simil-influenzale, e a inizio lento. Alcuni sintomi tipici delle allergie respiratorie quali la rinite, la congiuntivite e l’oculorinite possono essere confusi con i sintomi del Covid-19. In questo caso occorre sempre il medico di medicina generale. Sarà lui, nel caso, a invitarli a sottoporsi al tampone, e per farli dovranno recarsi a uno dei punti tampone con modulo di autocertificazione.

Per quanto riguarda gli studenti più piccoli, se i sintomi compaiono a scuola, le raccomandazioni prevedono “che vada isolato in un’area apposita assistito da un adulto che indossi una mascherina chirurgica e che i genitori vengano immediatamente allertati ed attivati”.  Una volta riportato a casa, “i genitori devono contattare il pediatra di libera scelta o medico di famiglia, che dopo avere valutato la situazione, deciderà se è necessario contattare il Dipartimento di prevenzione (DdP) per l’esecuzione del tampone”.

Se i sintomi si presentano invece a casa, il genitore del bambino dovrà contattare nel più breve tempo possibile il proprio pediatra: se il medico suggerirà di sottoporre il figlio a tampone, il genitore lo dovrà accompagnare al punto tampone con modulo di autocertificazione.

In caso di studenti più grandi: se i sintomi si presentano a scuola, il genitore dovrà accompagnare il figlio al punto tampone con modulo di autocertificazione e prendere contatti con il proprio pediatra o medico di base. Lo studente maggiorenne potrà presentarsi da solo al punto tampone con il foglio di autocertificazione.

Nel caso in cui uno studente si dovesse assentare da scuola per malanni e sintomatologia non riconducibile al Covid-19, spetterà al medico curante o al pediatra indicare alla famiglia le migliori cure da seguire. Lo stesso medico poi, in base all’evoluzione del quadro clinico del paziente, valuterà i tempi per il suo rientro in classe, per cui come scritto non servirà alcun certificato.

Tutti i bambini vanno incoraggiati al rispetto delle norme di igiene e prevenzione delle infezioni, come non portare le mani in bocca, non stropicciarsi gli occhi e lavare frequentemente e accuratamente le mani con acqua e sapone o disinfettante per le mani a base di alcool.

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