Inizio scuola, Ardone: “Non tutti i docenti sono uguaIi, c’è quello che ti cambia la vita e quello che si imbosca smanettando con il telefonino”

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Viola Ardone ha offerto una visione personale ed emozionante della scuola in un recente articolo pubblicato su La Repubblica in concomitanza con l’inizio dell’anno scolastico. La docente e scrittrice ha fatto riflessioni penetranti sul suo percorso da studentessa a docente, fornendo una visione profonda di ciò che la scuola rappresenta nella vita di una persona.

Ardone ha descritto la scuola come un rifugio, un luogo dove ha trovato la sua identità: “A scuola sono stata quasi sempre felice… In classe potevo parlare di cose che conoscevo perché le avevo studiate e dunque non mi sembrava più di non avere nulla da dire”. Questa esperienza personale si estende alla sua visione su ciò che la scuola dovrebbe rappresentare: un posto per tutti, dove ogni studente, indipendentemente dalle sue qualità o debolezze, si sente accettato e valorizzato.

La scrittrice sottolinea che l’arte dell’insegnamento va oltre la mera trasmissione della conoscenza: essa richiede una sensibilità per adattarsi alle esigenze di ogni studente. Poi Ardone ha criticato i tentativi di valutare meccanicamente la capacità di un insegnante e ha sollecitato investimenti in ambito scolastico, sottolineando l’importanza di classi meno numerose piuttosto che di aule ultra-moderne.

Interessante è la sua osservazione sulla natura diversificata degli studenti e degli insegnanti: “Tutti i bravi studenti si somigliano ma ogni cattivo studente è speciale a modo suo”. Sottolinea che la scuola non dovrebbe servire solo gli studenti eccellenti, ma anche coloro che sono spesso trascurati o fraintesi.

Ardone descrive la scuola come una somma di storie individuali, un luogo dove insegnanti, studenti e famiglie collaborano per costruire una comunità in cui il successo di uno è il successo di tutti. “Noi insegnanti non abbiamo il potere di salvarli… ci basta accompagnarli”, afferma, ribadendo l’importanza di guidare e sostenere ogni studente nel suo viaggio verso la scoperta di sé e del suo posto nel mondo: “Quindici alunni per classe varrebbero più di ogni riforma, non ci sarebbe bisogno di super professori, orientatori, tutor. Basterebbe mettere ogni docente in grado di fare il suo lavoro. È vero, non siamo tutti uguali: ce ne sono di bravi, di eccellenti e di pessimi. C’è quello che ti cambia la vita e quello che si imbosca smanettando al telefonino”.

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