Inizio lezioni, studenti e studentesse al centro del processo di insegnamento/apprendimento. Lettera

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Carissimo studente, carissima studentessa,
la scuola ricomincia, non so se tu abbia voglia o no di ripartire, però una cosa oggi ti propongo, di farlo insieme, di non rimanere tu nella tua solitudine e io professore nella mia, ma di tendere la mano uno verso l’altro, così da attraversare insieme il cancello della scuola per lanciarsi verso una nuova affascinante avventura.

Lo sai, io ho preparato ipotesi le più diverse per ripartire, ma più le considero, più nessuna mi convince, questo il dramma del giorno prima dell’inizio della scuola, che quello che ho preparato, pur importante, pur significativo, non mi basta per ricominciare. Sento che ho bisogno di te, quello che ho raccolto tra tutti i miei materiali, non è sufficiente per riprendere il cammino della scuola.

È di te che io ho bisogno, di te come sei, di te per le domande che porti, di te per la freschezza con cui ti protendi verso le cose, di te che con la tua autenticità fai saltare i meccanismi e la loro ripetitività; si’, a scuola nel mio iPad vi è’ un file vuoto, quello che riempiremo insieme con quello scatto di reciprocità di cui vibra l’inizio.

Incontrarti è possibile se tu mi incontri; che avvenga questo è qualcosa di più di quello che io ho preparato e di quello che tu attendi, è’ qualcosa di più!

Entrare in classe quest’anno è tendere a intercettare il tuo desiderio, per costruire da lì’ qualcosa di veramente nuovo, che non immagino. È’ un inizio vertiginoso, un inizio come non mai, perché non lo si può pianificare, è’ un inizio che mi sfida a cogliere la mossa che tu fai dentro l’istante, non piegarlo a me, ma io che mi piego verso ciò che ti succede.

Un inizio che mi affascina ……… sappilo, senza di te nulla inizia!

Gianni Mereghetti

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