Inizio anno scolastico, in Veneto mancano 7821 docenti. Donazzan: con autonomia non avremmo tali carenze

di redazione
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L’assessore all’Istruzione del Veneto Donazzan è intervenuta nuovamente sulla mancanza di docenti in regione.

Carenza docenti

La Donazzan, riferisce Askanews, afferma che mancano all’appello 7821 insegnanti, di cui 2284 di sostegno.

Le province, in cui la mancanza di docenti è maggiore, sono:

  • Treviso – mancano 1012 insegnanti di posto comune e 282 di sostegno;
  • Venezia – mancano 1155 insegnanti di posto comune e 440 di sostegno;
  • Verona – mancano nel complesso 1404 docenti;
  • Vicenza – mancano 1508 docenti di posto comune e 547 di sostegno.

Problema diplomati magistrale

L’Assessore evidenzia che al problema strutturale della mancanza di insegnanti si aggiunge quello relativo ai diplomati magistrale entro l’a.s. 2001/02, licenziati in seguito alle sentenze di merito che si sono conformate ai due pronunciamenti dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato, secondo cui i predetti docenti non hanno diritto all’inserimento in GaE in virtù del solo diploma.

Problema 104/92

Un altro problema posto in essere dalla Donazan riguarda i docenti che ottengono il trasferimento grazie ai benefici, ossia alla precedenza riconosciuta dalla legge 104/92:

“Una legge di civiltà – afferma l’assessore – che, però, consente, in particolare nel mondo della scuola, anche abusi e indebiti titoli di precedenza per chi desidera avvicinarsi a casa”

Le parole dell’Assessore

Queste le parole della Donazzan:

“Il nuovo anno scolastico si apre in Veneto nuovamente all’insegna dell’incertezza. Anzi quest’anno sarà anche peggio degli anni precedenti, a causa dei mancati concorsi, dell’aumento del precariato, del blocco del numero delle abilitazioni per gli insegnanti di sostegno, che si traduce nella mancanza di 2 insegnanti su 5 per gli studenti con disabilità. E l’ultima grave incertezza che si aggiunge per il Veneto è che ad oggi l’Ufficio scolastico regionale è privo di vertice, perché la dottoressa Augusta Celada è stata chiamata a Roma”.

I succitati problemi si sarebbero potuti risolvere, solo se fossero stati attribuiti maggiori poteri alle regioni:

“Da sempre sono convinta che una programmazione territoriale sul fabbisogno dei docenti sia la soluzione al problema del precariato, della continuità didattica a beneficio soprattutto degli studenti, e della scuola nel suo insieme. Con un vantaggio anche per i conti dello Stato e il benessere della collettività perché ricordiamoci che la dispersione scolastica ha un costo sociale molto elevato”.

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