Iniziare la scuola ad ottobre, i vantaggi? Più tempo per stare in famiglia, visitare musei, benefici per il turismo e per il clima. Ma c’è chi dice no

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Mentre in questi giorni sta suonando la prima campanella in alcune Regioni, si è riacceso il dibattito sull’inizio della scuola ad ottobre. C’è chi dice sì e chi no, portando alla luce i vantaggi e gli svantaggi di un ipotetico ritorno al passato.

Il dibattito è stato riacceso nei giorni scorsi dal sottosegretario alla Cultura Vittorio Sgarbi, da cui è nata la proposta di posticipare l’inizio delle lezioni.

Secondo il critico d’arte, in un periodo in cui il turismo culturale sta crescendo e si stanno sollevando questioni sui prezzi delle località turistiche, ritardare l’inizio dell’anno scolastico potrebbe allungare la stagione turistica, beneficiando così le imprese del settore ricettivo. Allo stesso tempo, i giovani non si troverebbero costretti a rientrare in aula quando avrebbero l’opportunità di conoscere meglio la propria Nazione.

Dunque, per Sgarbi l’inizio delle lezioni ad ottobre consentirebbe al Paese di allungare la stagione turistica, specie quella culturale e allo stesso tempo anche i ragazzi potrebbero sfruttare quelle settimane in più per visitare proprio i luoghi di cultura con le loro famiglie.

Posizione sposata anche da Alex Corlazzoli, maestro e giornalista: “la scuola dovrebbe ricominciare a fine settembre o alla prima settimana di ottobre in tutta Italia così che i giovani possano conoscere la propria Nazione. Anzi aggiungo: il governo dovrebbe organizzare una sorta di “carta famiglia” con la possibilità di entrare gratis in musei, siti archeologici, palazzi e Chiese, solo per chi viaggia nel mese di settembre. In questo modo “si allungherebbe la stagione turistica con grande beneficio per le imprese del settore ricettivo”, come dice Sgarbi e inoltre le famiglie avrebbero meno rincari sui prezzi delle località turistiche“.

Il maestro rigetta anche eventuali respinge le accuse di chi dice che già gli studenti usufruiscono di tante vacanze estive “Certo, fanno tre mesi di vacanza d’estate (un po’ meno a dire il vero) – dice il maestro – ma quanti ne fanno tra i banchi? Ben nove mesi. Trascorrono molto più tempo in aula che con i genitori, che a conoscere il nostro Paese. Nove mesi (un po’ meno se togliamo le vacanze di Natale, Pasqua e qualche “ponte”) sono più che sufficienti se la scuola è ben fatta”.

Corlazzoli ricorda inoltre che grazie ai dati Eurydice sappiamo che in Europa “il numero di giorni di scuola varia dai 156 in Albania e i 200 giorni in Danimarca e Italia. In circa la metà dei Paesi l’anno scolastico conta 170/180 giorni; in 17, il numero varia tra 181 e 190 giorni“.

Sul tema nei giorni scorsi dalle pagine de La Repubblica, si erano toccati anche altri temi, come ad esempio il clima. Oltre al fatto che secondo il lettore del quotidiano la nuova struttura del calendario scolastico ha danneggiato il turismo al Sud, a favore del turismo al Nord, in particolare quello legato alle vacanze invernali o “settimane bianche”. Con l’anticipazione dell’inizio scolastico a settembre, infatti, le vacanze invernali sono state estese, andando a beneficiare soprattutto gli albergatori del Nord, la questione diventa ancor più critica alla luce del cambiamento climatico. Iniziare la scuola a settembre, specialmente nel Sud d’Italia, significa affrontare temperature che superano spesso i 30 gradi. Le aule diventano insopportabilmente calde, rendendo difficile per gli studenti concentrarsi e apprendere efficacemente. Molti edifici scolastici sono privi di aria condizionata, rendendo l’esperienza di apprendimento ancora più difficile.

Insomma, i motivi per ripristinare quel calendario scolastico, con la prima campanella a fine settembre o inizio di ottobre, sarebbero molti.

Tuttavia, ci sono molti che non sono d’accordo con tale ipotesi. Selvaggia Lucarelli, ad esempio, attraverso le sue storie su Instagram, ha voluto intervenire sull’argomento, contrapponendosi all’idea del posticipo: “I figli di chi deve lavorare ovviamente li tiene tutti il geniale giornalista in casa sua”, riferendosi al collega de La Repubblica.

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