Per iniziare. Cronistoria di un concorso struccato

di redazione
ipsef

concesso da vivascuola, di Marina Boscaino – Concorso per dirigenti scolastici. Marina Boscaino introduce facendo una cronistoria del concorso, Gianni Carlini, Manuela Ghizzoni, Giorgio Israel, Corrado Mauceri, Francesca Puglisi, Maurizio Tiriticco rispondono a nostre domande, seguono le conclusioni di Marina Boscaino.

concesso da vivascuola, di Marina Boscaino – Concorso per dirigenti scolastici. Marina Boscaino introduce facendo una cronistoria del concorso, Gianni Carlini, Manuela Ghizzoni, Giorgio Israel, Corrado Mauceri, Francesca Puglisi, Maurizio Tiriticco rispondono a nostre domande, seguono le conclusioni di Marina Boscaino.

L’idea della prova preselettiva
Il 15 luglio scorso viene finalmente pubblicato – sulla Gazzetta Ufficiale 4° Serie Speciale Concorsi – il bando del Concorso per esami e titoli per il reclutamento di Dirigenti scolastici per la scuola primaria, secondaria di primo grado, secondaria di secondo grado e per gli Istituti educativi. A scatenare polemiche e discussioni è soprattutto la prova preselettiva, pensata per scremare un numero di candidati che si preannunciava alto.

La prova preselettiva in quanto tale era stata incoraggiata da molti, anche dalle organizzazioni sindacali, in sostituzione della preselezione per titoli (come era accaduto nel concorso ordinario del 2004), che aveva lasciato uno strascico lunghissimo di ricorsi e contenziosi ed aveva favorito solo i concorrenti con maggiore anzianità di servizio e età più avanzata. Per questo è stata prevista come prova di ammissione al concorso per reclutare i futuri dirigenti scolastici nel Regolamento DPR 140/2008. Una sorpresa è stata poi il fatto che – a fronte dei più di 400.000 docenti con i requisiti della laurea magistrale e i 5 anni di ruolo – sono giunte al Miur solo 42.000 domande circa, delle quali 4.000 accettate con riserva.

La pubblicazione delle domande
L’1 settembre il Miur pubblica 5663 domande. La tradizionale (sic!) fuga di notizie fa sì che qualcuno avesse a disposizione i test già il giorno prima.

I quesiti sono divisi in 8 aree:

  1. Unione Europea, le sue politiche e i suoi Programmi in materia di istruzione e formazione, i sistemi formativi e gli ordinamenti degli studi in Italia e nei paesi dell’Unione europea, con particolare riferimento al rapporto tra le autonomie scolastiche e quelle territoriali e ai processi di riforme ordinamentali in atto;
  2. Gestione dell’istituzione scolastica, predisposizione e gestione del piano dell’offerta formativa nel quadro dell’autonomia delle istituzioni scolastiche e in rapporto alle esigenze formative del territorio;
  3. Area giuridico-amministrativo-finanziaria, con particolare riferimento alla gestione integrata del piano dell’offerta formativa e del programma annuale;
  4. Area socio-psicopedagogica, con particolare riferimento ai processi di apprendimento, alla valutazione dell’apprendimento e dell’istituzione scolastica, alla motivazione, alle difficoltà di apprendimento, all’uso dei nuovi linguaggi multimediali nell’insegnamento e alla valutazione del servizio offerto dalle istituzioni scolastiche;
  5. Area organizzativa, relazionale e comunicativa, con particolare riguardo alla integrazione interculturale e alle varie modalità di comunicazione istituzionale;
  6. Modalità di conduzione delle organizzazioni complesse e gestione dell’istituzione scolastica, con particolare riferimento alle strategie di direzione;
  7. Uso a livello avanzato delle apparecchiature e delle applicazioni informatiche più diffuse;
  8. Conoscenza di una tra le seguenti lingue straniere a livello B1 del quadro comune europeo di riferimento: francese, inglese, tedesco, spagnolo.

Ciascuna domanda riporta 4 risposte, la prima delle quali, la A, è quella giusta. La prova preselettiva – la cui data viene fissata prima per il 7, poi per il 12 ottobre – verterà su 100 di quelle domande, sorteggiate sull’insieme, alle quali i candidati dovranno rispondere in 100 minuti.

Le prime critiche
Già dal primo giorno si capisce che qualcosa non va come avrebbe dovuto: da più parti si alzano proteste non solo in merito al contenuto dei quesiti – molti dei quali completamente fuori contesto e assolutamente remoti rispetto alla preparazione che un Dirigente scolastico dovrebbe avere – ma anche relative ad errori che vengono rilevati al punto che, già il giorno dopo, il Miur si vede obbligato ad alcune errata corrige. Passano i giorni e cominciano a sorgere perplessità sempre più evidenti, al punto che Vivalascuola decide di occuparsene. Proprio in occasione della redazione di quella puntata ci accordiamo sull’idea di dedicarne al concorso una nuova, quando la prova preselettiva sarebbe stata celebrata. Quel giorno è nato il progetto di intervistare coloro che hanno collaborato con i loro interventi alla realizzazione di questa puntata, per fornire punti di vista differenti su un tema che continuerà a far parlare di sé, considerando la gestione – per usare un eufemismo – dilettantistica che lo ha caratterizzato.

L’argomento comincia a tenere banco sulla carta stampata e in qualche sito, a fronte anche delle molte critiche in merito agli errori. Un repertorio delle assurdità contenute all’interno di quelle domande richiederebbe uno spazio immenso. Oltre agli errori, sviano i malcapitati candidati, ad esempio, quesiti cui – a seconda dell’area – vengono date risposte differenti. Per non parlare della superficialità, dell’improvvisazione, dell’imprecisione con cui vengono proposte le domande, piene di refusi e di formule sintatticamente incomprensibili. Della visione disgustosamente aziendalistica che ne emerge, che stratifica sulla scuola un’esecutività e una managerialità ispirate a criteri da logica del profitto e non alle urgenze, anche organizzative, di una comunità educante.

Risulta poi davvero difficile comprendere per quale motivo l’Agenzia incaricata dal Miur – il Formez – abbia deciso di celebrare la prova attraverso una procedura quantomeno fantasiosa: ciascun candidato il 12 ottobre riceverà un librone con stampate all’interno tutte le domande. La sequenza delle 100 cui dovrà rispondere verrà sorteggiata la mattina stessa. Dunque, nei 100 minuti, oltre alla risoluzione delle domande, ci sarà da mettere in conto la ricerca della domanda corrispondente al numero segnalato sulla stringa che verrà fornita all’ultimo momento, in teorica contemporaneità in tutte le diverse sedi, i capoluoghi di Regione. Per non parlare, poi, del dispendio determinato da una simile scelta, in una situazione in cui le scuole non hanno carta per le fotocopie e tutto ciò che un tempo sembrava garantito è diventato incerto, quando non inesistente.

Le epurazioni concettuali
Il 5 ottobre il Miur rende pubblico – senza una parola di scuse – l’elenco di 975 quesiti eliminati per errori, imprecisioni, refusi. Si tratta – a distanza di una settimana dalla prova – di un flop clamoroso, che viene ampiamente ripreso dalla stampa nazionale, ma che non sembra muovere nel Miur alcuna riflessione né, tantomeno, alcuna dignitosa e doverosa dichiarazione di fallimento. Anzi, la domenica prima del concorso, Gelmini passa all’attacco. In un’imbarazzante intervista su la Repubblica, declina il nuovo trend del Gelmini-pensiero, dichiarando testualmente, a fronte delle domande dell’intervistatore:

D. Poi è arrivato il concorso per presidi, record mondiale degli errori.
R. “Abbiamo tutelato gli aspiranti dirigenti, rivelando e correggendo gli sbagli”.

Definì gli errori pochi e marginali: sono quasi mille.

“La commissione che li ha prodotti non l’ho nominata io. Sono errori gravi, non mi capacito. Gli autori non saranno retribuiti e l’agenzia che li ha scelti sta valutando se chiedere i danni”.

Tutto qui? Tutto qui. La prova preselettiva si celebra normalmente, nonostante l’evidente disorientamento dei candidati e che parte dell’opposizione parlamentare ne chieda il rinvio: dopo un’attesa di 3 ore viene consegnato il librone con i quiz e ciascun candidato tenta la sorte, in una cabala che poco ha a che fare con la preparazione o semplicemente con criteri di selezione ragionevoli rispetto all’obiettivo.

Il nostro lavoro
Nell’organizzare questa puntata di Vivalascuola abbiamo pensato di interloquire con rappresentati di mondi differenti, tutti coerenti, però, nel poter dire la propria, dal proprio punto di vista su una questione che investe vari piani, tra cui il rispetto per la professionalità docente; il dove si vuole far andare la scuola, considerando i criteri su cui è stato selezionato l’accesso alle prove scritte; l’interesse generale; la questione della legittimità delle procedure, di questi tempi un optional. Non ci è sembrato giusto smettere di concentrare la nostra attenzione su una questione grave in sé e al contempo paradigmatica dell’incuria, della disattenzione e della scarsa considerazione riservata alla scuola da tempo.

I nostri interlocutori sono stati:
Gianni Carlini, responsabile nazionale dei dirigenti scolastici Flc Cgil;
Manuela Ghizzoni, deputato della Repubblica e capogruppo PD presso la Commissione Cultura, Scienza e Istruzione;
Giorgio Israel, professore ordinario presso il dipartimento di Matematica della Sapienza di Roma, coordinatore del gruppo di lavoro per la Formazione degli Insegnanti presso il Miur, impegnato sulle tematiche della valutazione e della didattica;
Corrado Mauceri, avvocato, ispiratore ed animatore di battaglie fondamentali sulla laicità della scuola pubblica, uno dei fondatori dell’associazione Per la scuola della Repubblica; ha patrocinato i ricorsi di genitori, docenti, studenti contro la circolare sugli organici dopo la “riforma” Gelmini delle superiori, dichiarata illegittima dal Tar e dal Consiglio di Stato, che ha respinto l’appello del Miur contro quella sentenza;
Francesca Puglisi, responsabile scuola nella segreteria nazionale del PD;
Maurizio Tiriticco, ispettore emerito, è stato in passato dirigente tecnico nell’istruzione media, in quella tecnica e in quella professionale e ha lavorato in sede Ue sulle tematiche della Dimensione Europea dell’Educazione.

Il grande assente è il centro destra. La grande assente è l’amministrazione. Delle dichiarazioni del ministro abbiamo già riferito. Davanti a domande incalzanti in merito alla composizione della commissione che aveva licenziato i test, ai fondi impiegati per pagare gli “esperti” che avevano partorito quel capolavoro di competenza, ci si è limitati – molto tardivamente – a pubblicare i nomi e a garantire che non verranno pagati. Di fatto, tra gli “esperti” emergono nomi che – nel Paese del conflitto di interessi – hanno garantito, prima di elaborare i quesiti, corsi di formazione per sostenere la prova.

Quello che è accaduto veramente non lo sapremo probabilmente mai, nonostante le richieste insistenti e l’ostentato ricorso al principio di “trasparenza” da parte di Gelmini. Chi verrà pagato, chi no? Quanto? Le scuole boccheggiano e il Miur, con la trovata del “librone”, ha sperperato soldi pubblici: del quanto, del chi, del perché – noi che siamo i portatori d’interesse (tanto evocati nei test) abbiamo il diritto e il dovere di sapere. Quello che è certo, d’altra parte, è che una ricerca sulla Rete dimostra come – nella consueta condotta da “usi obbedir tacendo” (ribaltata nel principio ispiratore e rivisitata in chiave utilitaristica, alla maniera loro, in un sistema di connivenza omertosa sulle reciproche mancanze e sugli arbitri del Capo) che caratterizza i prodi di questo centro-destra – non una voce ha osato segnalare l’anomalia della situazione.

In compenso, però, il presidente del Formez, Secondo Amalfitano, con un’impudenza veramente sfrontata, usa toni trionfalistici, insultando gli insegnanti italiani, a suo avviso più disponibili a valutare che ad essere valutati, e celebrando la magnifica riuscita dell’operazione.

Lasciamo quindi la parola ai nostri interlocutori, rivendicando la validità della scelta di provare ad ascoltare pareri costruttivi e non esclusivamente autocelebrativi e ricordando al lettore che, almeno ancora per qualche ora, ha la possibilità di seguire in streaming lo svolgersi della correzione, lugubre verniciata di modernità sulla vicenda delle prove preselettive.

* * *

Ritiene che una selezione dei futuri dirigenti scolastici basata su test, così come sono stati approntati, sia una procedura di selezione e prereclutamento rispettosa dei requisiti che dovrebbero essere richiesti per un tale ruolo?

Corrado Mauceri
Anzitutto è necessaria una premessa: a seguito della riforma Berlinguer (quella che introdusse la cosiddetta autonomia) la figura del dirigente scolastico è stata trasformata nella figura del Dirigente-manager subordinato all’Amministrazione in una scuola tendenzialmente aziendalizzata; la figura del Dirigente scolastico ha perso la sua natura essenzialmente didattica per diventare una figura quantomeno ambigua, tendenzialmente manageriale ed amministrativa. Le norme sul dimensionamento ne sono uno degli esempi più rilevanti.

Ciò premesso, riguardo ai singoli quesiti penso di deludere le comprensibili aspettative degli aspiranti Dirigenti scolastici, che pensano di poter ancora svolgere un ruolo prevalentemente didattico.

La figura del Dirigente scolastico, come prima molto succintamente rilevato, è ambigua: la procedura di preselezione basata sui test è funzionale al carattere pseudo-manageriale attribuito alla figura del Dirigente.

Manuela Ghizzoni
No. Prima di spiegare il motivo di tale dissenso, mi pare necessaria una premessa: i concorsi per figure così importanti e complesse, qual è quella del dirigente scolastico, devono avere una cadenza più ravvicinata (almeno biennale) per poter effettuare una selezione che valuti approfonditamente le competenze e l’attitudine di ogni singolo candidato. Si tratta di una pre-condizione, a tutela della qualità del nostro sistema di istruzione e di chi si candida a svolgere la funzione di dirigente. Poiché dal precedente concorso sono trascorsi ben 7 anni, i candidati dell’attuale reclutamento sono stati 42.000! Un numero impressionante che, di fatto, impone una preselezione; ma non sarebbe stato più onesto e rispettoso della dignità dei candidati optare per una batteria di test psico-attitudinali, ai quali accedere sulla scorta dell’esperienza e dei saperi già acquisiti? Quello messo in campo dal Miur è stato invece un test dalla forma spuria e ambigua, perché composto da domande di contenuto e materie (a tale proposito rimando anche alla risposta 2) riferibili al ruolo da selezionare ma poste in forma di quiz, ai quali rispondere in tempi ristrettissimi: si è trattato quindi di un test destinato a premiare più la preparazione di carattere mnemonico-percettivo-analitico che non le competenze e il profilo attitudinale richiesto dal ruolo.

Gianni Carlini
La procedura di selezione dei dirigenti scolastici, come per tutti i dirigenti pubblici, si basa su un percorso di prove scritte e orali e prevede un periodo di tirocinio. La preselezione ha la funzione di ridurre il numero di partecipanti alla fase concorsuale nella quale deve essere valutato il possesso dei requisiti necessari a svolgere le funzioni previste. Molti docenti possiedono i requisiti culturali necessari per potersi candidare al ruolo di dirigente scolastico; il percorso concorsuale ha la funzione di selezionare i migliori. Il costo delle procedure concorsuali è una variabile importante, come lo è il tempo di svolgimento. Ridurre il numero di concorrenti per i quali si devono valutare le prove di esame è il fine della preselezione. Anche la preselezione, oltre ad essere efficace ed efficiente, deve ovviamente riferirsi al quadro di conoscenze e competenze necessarie a svolgere il ruolo di dirigente scolastico.

Quindi sì, la preselezione è uno strumento idoneo a garantire economicità e rapidità nello svolgimento del concorso, ma deve avere caratteristiche tali da renderla comunque coerente al profilo professionale della figura dirigenziale.

L’affidamento dell’incarico di predisporre i quesiti, il controllo di essi prima della pubblicazione e la stessa pubblicazione e l’eliminazione dei quesiti errati o inadatti sono state tutte fasi effettuate in modo poco trasparente e sono state inadeguate alla necessità di “proteggere” il concorso dalle critiche e dai sospetti.

I quasi mille quesiti eliminati dimostrano che tutto il percorso per la loro predisposizione è stato inadeguato e carente. Di questo fatto hanno integralmente responsabilità il Ministro ed il Ministero.

Maurizio Tiriticco
In linea teorica sì, perché in una società in cui i concorrenti ormai affluiscono in massa – e non solo per il concorso in oggetto – una preselezione è assolutamente necessaria. Nella fattispecie, il test che è stato predisposto, non solo contiene un gran numero di errori, ma è anche scorretto nella grande maggioranza degli item sotto il profilo docimologico. Chi ha scritto gli item, salvo rare eccezioni, non ha alcuna pratica in materia di test.

Giorgio Israel
È comprensibile che, di fronte a un numero enorme di candidati, sia necessario fare una prova di selezione preliminare che accerti la presenza di requisiti essenziali minimi senza i quali è impensabile che uno possa fare il dirigente scolastico. Ma deve trattarsi, per l’appunto, di una prova agile ed essenziale che riguardi requisiti di base. Quali sono questi requisiti? Essenzialmente, la conoscenza piena della legislazione e dei regolamenti che governano la gestione e la vita di un istituto scolastico. A ciò si può aggiungere una verifica della conoscenza di base delle principali lingue che vengono insegnate nelle scuole. Siamo franchi: se poi si nutre il dubbio che vi siano candidati a livelli di ignoranza abissali, malgrado si tratti di insegnanti, si possono anche introdurre verifiche di base delle capacità grammaticali e sintattiche. Oltre non si può andare. La verifica dello spessore culturali e delle attitudini alla dirigenza scolastica non possono che essere fatte attraverso colloqui ed esami diretti.

Francesca Puglisi

Innanzitutto voglio rilevare che il concorso si sarebbe potuto organizzare un anno fa. Nell’ossessione dei tagli degli organici e delle razionalizzazioni fasulle, è mancata ogni programmazione basata sul fabbisogno e molte scuole soffrono da tempo di gravi disfunzioni per l’assenza di dirigenti titolari. Tutto ciò appare quasi come programmato per aumentare le condizioni di disagio nel funzionamento della scuola pubblica.

L’uso dei test è, a livello internazionale, ben accettato per selezioni, prove attitudinali, ammissione università ecc, tuttavia sappiamo anche che per livelli superiori alcuni tipi di test non bastano, o meglio assomigliano troppo a quiz. Se debbo selezionare mille lavoratori per il censimento, forse mi posso basare su test simili a quiz, ma se debbo selezionare figure come quelle di dirigente scolastico, ebbene ho bisogno di altro. Vorrei dire che non basta essere un esperto in docimologia per poter fare un buon test e non basta essere un esperto disciplinare per improvvisarsi preparatori di test! E’ mancata, probabilmente, una buona sinergia per adeguare la prova ai soggetti che dovevano essere ‘misurati‘ in livelli di apprendimento, in responsabilità professionali, in capacità gestionali e relazionali.

Qual è il profilo del dirigente scolastico che emerge da questi quesiti?

Corrado Mauceri
Il profilo che emerge dai test è quello di un funzionario sempre più subalterno sia funzionalmente che culturalmente al potere politico, che governa la scuola con buona pace dell’autonomia scolastica; nello stesso tempo è sempre più ridimensionato il ruolo, in qualche modo definito nei decreti del 1974, di un soggetto che deve rapportarsi con le diverse realtà ed esigenze della scuola.

Manuela Ghizzoni
Un profilo aderente all’idea che la ministra Gelmini ha della scuola e della dirigenza e che potrebbe essere sintetizzato dal motto “usi obbedir tacendo…. Fermo restando le felicitazioni per coloro che hanno superato i quiz della preselezione, seppur costretti ad adattarsi alle forzature del ministero, è chiaro che i quesiti – anche al netto di quelli successivamente cancellati – sono stati composti da chi ha in mente un profilo di dirigente scolastico che deve essere mero esecutore, sottoposto esclusivamente a compiti gestionali e all’applicazione di leggi e circolari (emblematiche le domande dell’area 6, che chiaramente teorizzano la “scuola-azienda”), mentre per esercitare la funzione di leadership educativa e diffusa occorrono soprattutto spirito critico, intelligenza delle cose e capacità relazionali.

Gianni Carlini
Sono state espresse numerose critiche ai quesiti e in molti sono intervenuti per denunciare la distanza fra le domande e la preparazione che dovrebbe avere il futuro dirigente scolastico. Una scelta sbagliata nell’individuare le competenze che deve avere il dirigente scolastico, oltre a rendere meno efficace la preselezione, ha anche l’effetto di dis-orientare il lavoro di preparazione alla funzione dirigenziale che pure decine di migliaia di docenti motivati hanno affrontato. La maggiore capacità richiesta ai candidati è stata quella di saper memorizzare le risposte ai quesiti. Le modalità di somministrazione dei quesiti hanno poi richiesto una particolare abilità nel destreggiarsi, in un tempo molto limitato, fra librone, elenco delle domande e foglio risposte che non è certo essenziale per fare il dirigente. L’insieme dei quesiti, anche dopo l’eliminazione dei mille, è continuato ad essere poco coerente con il lavoro concreto del dirigente scolastico.

Maurizio Tiriticco

Di fatto non emerge nulla! La sventagliata di item non ha centrato alcun profilo professionale credibile. Sarebbe stato anche il caso che una serie di item rilevassero alcuni aspetti psicoattitudinali degli aspiranti dirigenti. Ma così non è stato – è forse è meglio, altrimenti chissà che cosa avrebbero proposto – perché gli item sono stati formulati solo sulla base delle indicazioni del bando in merito alle materie del concorso.

Giorgio Israel
Il profilo di un automa, di un burocrate confezionato sul modello imposto dal ministero secondo un’ideologia che non ci si dovrebbe permettere di considerare come un requisito per fare il dirigente scolastico. Chi è riuscito a superare quelle prove, rispondendo positivamente alla maggior parte dei quesiti, ha dovuto già piegarsi a una prova di servilismo semplicemente disgustosa, apprendendo a memoria migliaia di domande e risposte e assimilando quelle ritenute “giuste” secondo il dettato (del tutto opinabile in moltissimi casi) del Ministero. Se poi il candidato è giunto al punto di “credere” anche a quel che ha dovuto apprendere, allora è ancora peggio: vuol dire che l’opera di asservimento ideologico è giunta a livelli da lavaggio del cervello.

Francesca Puglisi
L’idea gelminiana di dirigente scolastico è totalmente appiattita su un profilo aziendale e centralistico dove il Miur si configura come un potente e invasivo amministratore delegato. Non è richiesta una vera assunzione di responsabilità, ma solo una prova di obbedienza. Questo vorrebbe il ministro Gelmini, ma non lo avrà, poiché la scuola italiana è storicamente – e lo è stata perfino, a volte, durante il fascismo – un luogo dove il sapere critico rappresenta la spina per il Potere. La legge di autonomia scolastica e la riforma del Titolo V della Costituzione, non spingono verso un modello aziendalista della scuola, bensì verso una gestione responsabile e condivisa, senza sprechi ma con le giuste risorse, rapportata al territorio locale, con un organico funzionale, con capacità di costruzione di progetti innovativi, ma senza la competitività forte e radicale del mercato, perché uno studente non è ‘prodotto‘ da acquistare e vendere.

Ritiene che coloro che ne avevano l’opportunità hanno fatto il possibile per scongiurare una ipotesi di selezione indiscriminata e fondata sull’incertezza del diritto?

Corrado Mauceri
No nel modo più assoluto.

Manuela Ghizzoni
Questo concorso è partito con il piede sbagliato: lo testimonia la lentezza estenuante che ha caratterizzato la definizione del bando e l’avvio delle procedure, espressione di una mancata volontà di procedere alla selezione, tanto della Gelmini quanto di Tremonti. Già in quella fase il gruppo del PD non ha mancato di interrogare reiteratamente la ministra sui tempi previsti e sui motivi del ritardo. Ma le cose non sono migliorate da quando la macchina si è messa effettivamente in moto: esclusioni di candidati, fughe di notizie sui quiz, una “valanga” di test con risposte errate o di opinione di cui il ministero ha dato notizia in modo intempestivo e che sono stati poi cancellati solo a pochi giorni dalle prove, organizzazione bislacca delle prove stesse… Su ognuno di questi fatti abbiamo chiesto conto alla ministra, nelle sedi opportune: fino ad ora, con sussiego, ha risposto con il silenzio.

Gianni Carlini
Non ritengo che il Ministero, nei suoi massimi responsabili politici e tecnici, abbia fatto quanto era necessario per assicurare ai candidati la necessaria fiducia nella trasparenza della prova preselettiva. La FLC CGIL ha in più occasioni segnalato, negli incontri di informazione sindacale (obbligatori sulla base del CCNL dell’Area V della dirigenza scolastica) e con lettere specifiche, quali erano i punti critici. Per ognuna delle problematiche erano state formulate proposte specifiche. In particolare sul tema sulla individuazione degli esperti per la formulazione dei quesiti era stato chiesto quali fossero stati i criteri utilizzati e le modalità seguite per evitare di coinvolgere soggetti che erano stati impegnati nei numerosi corsi di preparazione al concorso. Solo a seguito di una formale richiesta del segretario della FLC CGIL sono stati resi pubblici i nominativi degli esperti ed è stata avviata una fase di maggiore trasparenza. In ritardo quindi e senza cancellare più i sospetti che hanno caratterizzato questa prima fase del concorso.

Maurizio Tiriticco
Ritengo che tutta l’operazione sia stata attivata senza alcuna competenza e con estrema leggerezza e disinvoltura. A fronte di una tale vicenda un ministro serio avrebbe già chiesto la testa di coloro che hanno diretto l’operazione e si sarebbe dimesso!

Giorgio Israel
Francamente mi riesce difficile pensare a intenzioni positive in questa procedura. Mi sembra che l’unica intenzione discernibile sia stata di sottoporre i candidati a un “tour de force adatto a stroncare il massimo numero possibile di persone. Ripeto che, dato l’elevato numero di candidati, una selezione dura era ed è inevitabile. Ma questa andava fatta su contenuti sensati e di difficile contestazione. Invece, si è scelta una linea diversa: apprestare domande che rispondono alle idee e, diciamo pure, alle idiosincrasie dominanti nei corridoi di Viale Trastevere. È come se chi ha preparato le domande, invece di chiedersi quali dovrebbero essere i requisiti minimi di un dirigente scolastico – mi piacerebbe ancora chiamarlo preside – fosse stato guidato dall’idea di imporre il modello che egli ne ha in testa. È chiaro che quando si procede in questo modo l’arbitrarietà è un risultato inevitabile.

Francesca Puglisi
Certo che non hanno fatto tutto ciò che potevano. Noi avevamo richiesto il rinvio della prova, per eliminare domande sbagliate, quesiti faziosi e per permettere a tutti di prepararsi in modo adeguato.

Come valuta le incursioni “ideologiche” contenute nei test, che si vanno ad aggiungere ai numerosissimi errori e all’inintelligibilità di molte domande?

Corrado Mauceri
Coerenti con l’idea di un Dirigente scolastico subalterno, anche culturalmente.

Manuela Ghizzoni
Molto negativamente. Abbiamo denunciato con fermezza queste incursioni “ideologiche”, prova tangibile del profilo di dirigente apprezzato dalla ministra (rinvio alla risposta 2). È evidente che questi test volevano fare assumere alla prova di preselezione una curvatura politica: purtroppo, non si può dire che il pericolo sia stato scampato con la cancellazione di oltre 900 domande, poiché molte sono state lasciate nel paniere dal quale sorteggiare la batteria finale. Per scongiurare l’eventualità che la “pulizia” non avvenisse in modo approfondito, avevamo suggerito un rinvio delle preselezioni: anche su questo punto la ministra non ha voluto sentire ragioni, assumendo un atteggiamento intransigente che ha contribuito ad alimentare il clima di sospetto già aleggiante sulle prove.

Gianni Carlini
Il “furore” ideologico è sempre un cattivo consigliere. Sarebbe stato sicuramente necessario evitare i numerosi giudizi di approvazione dell’operato del Ministro presenti nei quesiti, ma questo succede sempre quando si chiede la collaborazione a chi è “vicino” al potere; una successiva fase di valutazione dei quesiti predisposti avrebbe consentito, volendolo fare, di eliminare prima della pubblicazione i quesiti “ideologici”. Avrebbe inoltre permesso di escludere i quesiti errati e di riequilibrare il peso delle aree e migliorare l’approssimazione al patrimonio culturale che dovrebbe caratterizzare il dirigente scolastico.

Maurizio Tiriticco
Anche le incursioni ideologiche sono state così povere e banali da non meritare neanche un giudizio di merito.

Giorgio Israel
Come ho già fatto intendere nelle precedenti risposte, questo è l’aspetto più grave di tutta la faccenda. Non intendo minimizzare la gravità degli errori o delle domande insensate, che rivelano in taluni casi la profonda ignoranza di chi le ha formulate, e che contengono persino sgrammaticature e locuzioni asintattiche. Ma il fatto più scandaloso è che una massa imponente di domande e risposte era improntata a una precisa ideologia pedagogica di tipo costruttivista. La pretesa che un candidato conosca una certa letteratura – che può benissimo essere considerata irrilevante o di scarso interesse o comunque legittimamente non condivisibile – e che la conosca con adesione, come un testo rivelato, è semplicemente indecente. Questa è roba da regime totalitario. Ci manca soltanto chiedere al futuro dirigente un giuramento di fedeltà ideologica. Per esempio, capisco che il dirigente debba conoscere i termini della legge sui disturbi specifici di apprendimento: personalmente, la considero una legge delirante, ma è legge dello stato, e un dirigente deve applicarla e basta. Ma non capisco con quale diritto si pretenda che conosca le teorie di un certo psicologo (menzionato con nome e cognome e con la pretesa che uno abbia letto i suoi libri) e che dia risposte “giuste” circa la sua concezione della dislessia. Scherziamo? Esistono leggi da rispettare ma non esistono verità culturali di stato. Invece, si è arrivati al punto di chiedere quale sia la concezione di cultura prevalente nelle scienze sociali, prefigurando una risposta univoca! Non esiste una concezione “prevalente” in merito, e la questione è assolutamente opinabile. Ma al Ministero evidentemente credono che esista una cultura “vera”, quella decisa dalla dirigenza. Ora costoro non soltanto manifestano in tal modo di essere oltre che degli ignoranti, dei prepotenti, ma non si comportano come dovrebbe comportarsi un funzionario dello stato: attenersi soltanto all’applicazione delle leggi, sotto la guida del potere politico (gli piaccia oppure no), e non impicciarsi di dare direttive culturali, perché nessuno l’ha eletto democraticamente e legittimato a tale funzione.

Francesca Puglisi
Sono la prova della povertà culturale e della sindrome da accerchiamento di cui soffre il ministro Gelmini. Di scuola non sa nulla, non fa altro che applicare i diktat di Tremonti innestati sull’impianto ideologico della sua predecessora Moratti. Ed è anche un ministro mal consigliato: basti pensare che il suo ex portavoce ma attuale dirigente Miur, tale Zennaro, è quello del tunnel Cern-Gran Sasso, quello dell’esclusione dei disabili dai giochi studenteschi, quello del prolungato occultamento dei dati sulla scuola.

E che dire delle altre scorrettezze, come la fuga di notizie, la tardiva pubblicazione deglierrata corrige, il fatto che questi contengano altri errori ancora, la presenza nella lista di chi ha selezionato i test di docenti che hanno tenuto corsi di preparazione a pagamento, ecc?

Corrado Mauceri
Tutto nella normalità; sarebbe stato sorprendente un concorso regolare volto a selezionare il personale più idoneo a “dirigere” una realtà complessa come la scuola.

Manuela Ghizzoni
Come ho già detto, si tratta di scorrettezze gravi, che hanno reso opaco il contesto in cui si sono svolte le prove di preselezione: le abbiamo denunciate tutte con puntualità, ma siamo rimasti inascoltati. Gli eventi citati nella domanda sono la manifestazione plastica della situazione di incertezza e di pessima affidabilità in cui è piombato il ministero: a questa gravissima responsabilità non può sottrarsi la ministra.

Gianni Carlini
Sono tutti aspetti dello svolgimento del concorso per dirigente scolastico che vanno criticati e giustificano un giudizio negativo sulla conduzione del concorso e sulle responsabilità del Ministero.

Se ci saranno riscontri obiettivi e responsabilità accertate con rilevanza penale o con una ricaduta di compromissione dei requisiti che deve avere un concorso, oltre al giudizio politico che di questi riscontri non ha bisogno, occorrerà trarne le conseguenze sul terreno della regolarità e della legittimità del concorso.

Maurizio Tiriticco
Dico che l’intera operazione è stata pensata, diretta, organizzata e realizzata con il massimo dell’incompetenza, dell’ignoranza e dell’arroganza! E’ accaduto di tutto e chissà quante altre “cose” ancora emergeranno, di cui non abbiamo ancora conoscenza. Non resta che aspettare la valanga dei ricorsi! Ad esempio, la vicenda dei pallini! Il pallino deve essere cliccato in digitale, perché allora ha un senso! Non può essere annerito manualmente, perché basta una sbavatura e il programma lo scarta! Le solite nozze con i fichi secchi. O si sceglie l’informatica o si sceglie il cartaceo. Ma nessuno ci ha pensato! Che dire dei nostri amministratori del Miur?

Giorgio Israel
Questo è il corteo indecente che accompagna ogni concorso o prova d’esame in Italia. Da un lato, abbiamo la mancanza di serietà da parte di chi ha organizzato la prova. Dall’altro un modo di pensare purtroppo diffuso a tutti i livelli, per cui diffondere i risultati a parenti e amici violando la segretezza, “copiare”, “imbrogliare”, “cavarsela”, “arrangiarsi”, “fare fesso qualcuno”, non è cosa di cui vergognarsi, ma anzi qualcosa di indispensabile e di cui quasi vantarsi. Quanto ai conflitti d’interesse, non mi sorprendono affatto. Tempo fa ho constatato con scandalo che persone che hanno avuto compensi imponenti (dell’ordine di più di 30.000 euro) per preparare dei test Invalsi (i tabulati sono in rete) sono anche autori di libercoli che spiegano come superare i test, e che vengono imposti alle scuole come qualcosa di indispensabile. In altri termini, hanno lucrato due volte, sui due fronti. Ho provato a denunciare la cosa ma mi sono trovato di fronte a reazioni infastidite, come di fronte a un moralista, o a un “fesso” che non si capisce perché non abbia partecipato alla spartizione della torta.

Francesca Puglisi
Il concorso è stato pieno di inesattezze, domande contraddittorie, errori marchiani. I docenti hanno segnalato centinaia di questi errori, e alla fine si sono pure meritati il triste e insultante sarcasmo del presidente di Formez, col silenzio complice del ministro. Neanche ciò, tuttavia, deve sorprenderci: questo è il governo presieduto da un signore che sin dal primo giorno ha insultato gli insegnanti, trattandoli alla stregua di pericolosi nemici, di plagiatori di fanciulli, di scansafatiche irrecuperabili. Che si può pretendere da tanta miseria intellettuale e civile?

Non pensa che si sia configurata una violazione – oltre che dell’interesse e dei diritti dei diretti interessati (i candidati) – anche dell’interesse della scuola italiana, nonché dell’interesse generale del Paese?

Corrado Mauceri
L’interesse per la scuola e quello generale per il Paese sono ormai affermazioni utopistiche.
La scuola è un tema ricorrente per la demagogia ufficiale all’inizio dell’anno scolastico; dopo non interessa più a nessuno, nemmeno ai genitori e al personale della scuola (un milione di lavoratori avrebbero un potere fortissimo per imporre una svolta).

Manuela Ghizzoni
Per questi tre anni e mezzo di Governo Berlusconi-Bossi e di guida Gelmini del dicastero non credo sia possibile ricordare una sola azione assunta nell’interesse della scuola italiana e, conseguentemente, del Paese (con l’eccezione della legge che riconosce i disturbi specifici di apprendimento, ma si tratta di una iniziativa parlamentare). L’unica via d’uscita è “politica” e sta nel voltare pagina, definitivamente, mandando a casa questo Governo.

Gianni Carlini
Dal punto di vista politico certamente sì: ogni volta che vengono pregiudicate procedure così importanti per la scuola ed il paese e per le singole persone che investono tempo e impegno e risorse economiche sempre più esigue, bisogna chiederne conto, correggere, garantire i diritti e creare le condizioni perché non si ripetano. Per questo sarebbe necessario, prima di tutto, che l’Amministrazione riconoscesse gli errori commessi e cercasse di rimediare ai danni prodotti. Ma non è a questo che ci hanno abituato i politici e così si alimenta la sfiducia nella gestione della “res” pubblica. Una reazione fondata sul senso di responsabilità e un segno di discontinuità con una prassi negativa sarebbero utili.

Altro è affermare che si sia in presenza di una compromissione di interessi legittimi perché in una procedura concorsuale, che mette in concorrenza più soggetti e vede in campo un interesse pubblico, è la magistratura amministrativa che si deve esprimere valutando tutte le ragioni che vengono rappresentate.

Maurizio Tiriticco

Lo penso, l’ho scritto, lo riscrivo e lo sottoscrivo! Tutta l’operazione ha suonato come una profonda offesa verso tutti gli insegnanti i quali hanno studiato, e tanto, per affrontare, poi, una prova assolutamente ignobile!

Giorgio Israel
Senza dubbio. È soprattutto un colpo inferto alla scuola italiana. Non soltanto in termini di credibilità ma perché con una prova organizzata e gestita in tal modo non si ha la minima garanzia che vengano assunti i migliori. So di persone di valore che hanno rinunciato perché non riuscivano a destreggiarsi a trovare le cento domande in mezzo a un volumone immenso, quindi semplicemente per un fatto materiale del tutto ammissibile e che non ha niente a che vedere con le capacità da verificare. Per contro, chi ha risposto in modo esatto a certe domande ideologiche è persona sospetta: se lo ha fatto perché aveva appreso tutto a memoria e voleva cavare le gambe da questo inferno, nulla da dire, avrei fatto la stessa cosa; se invece ci ha anche creduto, allora si rischia di assumere un pessimo dirigente scolastico, un clone ministeriale privo di autonomia culturale e di pensiero.

Francesca Puglisi
Per le violazioni della legge ci sono i tribunali, a noi politici spetta un altro compito: quello di indicare le cose che non vanno e di proporre le soluzioni più adeguate. Ho già detto che non si possono più fare concorsi imbastiti e gestiti in questo modo, perché sono una umiliazione nei confronti di tutti coloro che vi partecipano.

Dobbiamo dare proprio per persa la battaglia per una modalità di reclutamento più corretta o c’è ancora la possibilità di intervenire in qualche modo a livello legale, sindacale, politico?

Corrado Mauceri
La vertenza legale si può tentare; ma gli esiti possibili sono aleatori e soprattutto di scarsa efficacia.
Le vertenze legali su questioni di questa natura e di questa portata possono avere una qualche efficacia se sono gestite nell’ambito di un forte impegno politico: in caso contrario si verifica quello che è successo con i tagli agli organici; le battaglie legali sono stata vinte, nessuno (nemmeno i precari che sarebbero stati i diretti interessati) si è mobilitato per esigere l’attuazione della sentenza del Consiglio di Stato che ha dichiarato i tagli illegittimi: la Gelmini ha di conseguenza ignorato la sentenza del Consiglio ed i tagli, dichiarati illegittimi, non sono stati toccati.

Manuela Ghizzoni
Dalla nostra posizione di opposizione parlamentare, continueremo a sorvegliare attentamente su ogni singolo passaggio del concorso. Ad esempio, già nei prossimi giorni chiederemo ufficialmente al ministro come intenda affrontare le due prove previste per i candidati che hanno superato la preselezione, e se sia intenzionata a declinare “ideologicamente” anche il tema e la prova di caso: quanto successo nella redazione dei test è un precedente pericoloso che merita una denuncia rinnovata, affinché nell’opinione pubblica maturi una sanzione sociale di quanto accaduto e per impedire al ministro e ai suoi sodali di perseverare in questo atteggiamento. Modalità di reclutamento più corrette sono certamente possibili, come ci insegnano molti Paesi europei, e tutte sono ben lontane da questo reclutamento ideologico e pasticciato.

Gianni Carlini
Non è in questione, a mio giudizio, la modalità di reclutamento ma il come questa è stata realizzata in questa prima parte del concorso. Ogni volta che si sostiene un concorso pubblico esiste la possibilità di non vincerlo e di non superare prove che debbono essere selettive perché è la loro funzione. La FLC CGIL non ha il compito né è in grado di decidere se le ragioni di lamentela, certamente però meritevoli di attenzione, dei docenti esclusi dalle prove scritte siano tali da determinare la sospensione della non ammissione alle prove scritte. Altrettanto meritevoli di rispetto sono le aspettative di coloro che le prove preselettive le hanno superate. Nel merito deciderà la giustizia amministrativa. La FLC CGIL fornirà a tutti i lavoratori iscritti i migliori strumenti di tutela legale che è in grado di mettere a disposizione.

Altra questione è assicurare che rispetto ai concorsi pubblici si lavori meglio e soprattutto in modo tale da eliminare le ragioni e la possibilità di contestazioni sulle procedure seguite.

La scuola per prima ed insieme ad essa la dirigenza scolastica hanno bisogno che le procedure di accesso ad una funzione così importante siano trasparenti ed efficaci e non consentano alcun dubbio sulla qualità del reclutamento. A questo obiettivo è stato finalizzato l’impegno della FLC CGIL e ad esso è stato dedicato il massimo dell’impegno.

Maurizio Tiriticco

La battaglia è già persa! Ancora mi chiedo perché gli esperti o cosiddetti tali hanno accettato di partecipare ad un’operazione che già in partenza conteneva tutte le premesse del fallimento a cui si è giunti! E ancora! Finché non avremo a dirigere il Miur ministri, direttori e funzionari competenti, tutte le battaglie saranno perse! Eppure nel Paese non mancano esperti di problemi educativi! Il fatto è che il Miur costituisce sempre un primo gradino per l’ambiziosetto di turno che vuole darsi alla direzione delle cose del Paese. Ma coloro che contano non affidano agli ultimi arrivati né il Mef né gli Esteri, tanto meno lo Sviluppo economico. Il fatto è che l’Istruzione, e la Ricerca e l’Università non sono percepite come dovrebbero, cioè come l’insieme della prima grande scommessa per il nostro futuro, ma come il trampolino di lancio degli ambiziosetti… o delle ambiziosette!!! Così va il mondo? No! Così va l’Italietta di oggi!

Giorgio Israel
Lasciamo perdere gli interventi sindacali o legali. I sindacati (quantomeno certi sindacati) hanno fatto già troppi guasti nella scuola impicciandosi di questioni didattiche su cui non avrebbero mai dovuto metter bocca. E si sa che le questioni che investono la dimensione della cultura e dell’educazione non si risolvono a livello giudiziario: tanto varrebbe che le commissioni preposte alla selezione siano formate da magistrati… È il potere politico che deve assumersi le sue responsabilità, invece di lavarsene le mani. Perché è chiaro che questo è un pasticcio di cui è responsabile in primo luogo la dirigenza ministeriale. La colpa della politica è di aver lasciato mano libera, senza controlli, e ora di non far pagare chi ha la responsabilità del malfatto. Un insegnante mi ha fatto notare la domanda n. 206 dell’area 6: «A valle di un’azione di delega gestionale, di fronte all’organizzazione, la responsabilità del risultato è: – risposta esatta – del solo delegante». Bene, se si pretende che un dirigente scolastico abbia questo livello di responsabilità, a maggior ragione deve averlo un dirigente ministeriale. Si applichi questa norma e si inizi con l’individuare il o i “deleganti” e col sanzionarne le responsabilità. E, se necessario, si annulli l’intero procedimento e se ne progetti uno rigoroso. È molto meglio per la credibilità dell’intera operazione.

Francesca Puglisi
Il Partito Democratico, dentro un’azione riformatrice e innovatrice complessiva del sistema nazionale di istruzione pubblica, sta approntando, a partire dai docenti, una proposta sul reclutamento e sulla valutazione che vuole condividere e costruire con il consenso più ampio possibile. Partiamo da considerazioni di buon senso, come la cadenza regolare che deve avere il reclutamento o il dimensionamento degli istituti fatto per aumentare la qualità ed eliminare le reggenze.

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Conclusioni. Occorre inaugurare una nuova stagione
di Marina Boscaino

La scuola “irresponsabile”: il più possibile come l’impresa; il più possibile come l’impresa del finanzcapitalismo così ben descritta e “accusata” da Luciano Gallino: arrembante, solo profitto e subito, senza preoccuparsi delle conseguenze sociali e ambientali delle sue scelte di disinvestimento. Come abbiamo potuto piegarci in maniera tanto acquiescente al progredire – che non è stato repentino, ma lento, progressivo, incalzante – di un’idea tanto distante da quello che la scuola della e nella Costituzione configura? Come abbiamo potuto non prevedere che il finale della vicenda sarebbe stato proprio questo, senza alcun colpo di scena?

Ci siamo a poco a poco adattati – chi rassegnato, chi mosso, magari in buona fede, da un anelito alla “modernità”, chi convinto che il modello aziendale potesse rappresentare l’alternativa a una scuola che non riusciva più a rispondere alle domande – e adesso ci guardiamo intorno e ci chiediamo, chi ha ancora la forza di stupirsi, come ci siamo arrivati. Leggiamo le domande di quei test: sono lontane dalla scuola, configurano un altro modello, sottolineano altre urgenze. Sono intrise di ambiguità, volano basso – culturalmente parlando – a confermare che la cultura, oggi, non deve essere più che un optional. Eppure su quelle i candidati hanno dovuto cimentarsi.

La considerazione delle implicazioni a lungo termine di questo imbarbarimento non interessa a nessuno. La scuola del centrodestra – sintomaticamente – è stata nel 2003 e ancor più di recente la scuola dei tagli e delle violazioni. E basta. È stata quella che ha avuto il coraggio di far partire un “riordino” dei cicli – con il doppio coraggio di chiamarlo “riforma” – da un articolo di una legge – la 64 – collocata all’interno del Titolo III, capo II, emblematicamente intitolato “Contenimento di spesa nel pubblico impiego”. È stata, è, quella del bilancio/risparmio/taglio immediati, presto e subito, e alla malora l’interesse generale! Il nuovo dirigente sarà il responsabile dell’obbedienza culturale e professionale in/a una scuola ridotta a essere irresponsabile, nel significato che a questa espressione abbiamo dato in apertura, di luogo costretto a rinunciare al suo compito istituzionale di inclusione e di educazione al pensiero critico.

L’obbedienza è stata del resto la parola chiave su cui maggiormente hanno insistito gli intervistati. E non può essere considerata una fantasia dietrologica l’idea che dietro l’armamentario di dilettantismo, sciatteria, menefreghismo, ignoranza, ci fosse un trasversale diktat: non dimenticate il Pensiero Unico. La piegatura ideologica, come la chiama Manuela Ghizzoni, c’è stata eccome. Lo prova il fatto che – proprio la legge 133/08 è stata indicata nei test come “quella in cui è previsto un piano programmatico per migliorare (sic!) la scuola italiana.

I candidati, cioè, hanno dovuto imparare che il nostro ministro ha segnato un passaggio significativo per le sorti della scuola italiana con quella legge, e non perché attraverso di essa ha previsto il taglio di 140.000 posti di lavoro, di discipline, di sapere per i nostri studenti, di diritto all’apprendimento e allo studio. È roba d’altri tempi, di tempi che avevamo immaginato di aver superato. Tira un’aria non bella. Gli insegnanti sono stati trattati come automi imbecilli, come un “burocrate confezionato sul modello del ministero”, come ha affermato Israel. Sono stati dis-orientati, sono parole di Carlini, dal “lavoro di preparazione alla funzione dirigenziale che pure decine di migliaia di docenti motivati hanno affrontato”. Attraverso la persuasione (non occulta) di quesiti formulati da gente che “non ha alcuna pratica in materia di test”, come sostiene Tiriticco, ma che – probabilmente – si allena quotidianamente a manipolare coscienza.

E ora? Ci sarebbe piaciuto concludere questa puntata con una parola di speranza: ma è una storia tutta italiana, dell’Italia di oggi. E il pessimismo è quasi obbligatorio. Quali sono i nostri referenti? Il sindacato, come afferma Carlini, è impegnato nella determinazione di procedure trasparenti ed efficaci, che non consentano alcun dubbio sulla qualità del reclutamento; “per le violazioni di legge ci sono i tribunali; a noi politici spetta il compito di indicare le cose che non vanno e proporre le soluzioni più adeguate” dice Puglisi. E quelli che non hanno superato la prova non per demerito, ma per inadeguatezza della procedura (al momento le stime indicano circa 8.300 candidati idonei su 32.000 partecipanti, le correzioni relative a tutte le regioni dovrebbero
concludersi la prossima settimana)? E la certezza del diritto? Mauceri osserva che “le vertenze legali su questioni di questa natura e di questa portata possono avere una qualche efficacia se sono gestite nell’ambito di un forte impegno politico”. Lo sappiamo bene tutti noi che abbiamo partecipato al ricorso contro la circolare sugli organici che ha tagliato posti prima che la “riforma” Gelmini fosse legge: il silenzio di molti ha consentito alla Gelmini di proseguire per la sua strada, ignorando le sentenze di Tar e Consiglio di Stato, che quei tagli avevano dichiarato illegittimi.

Occorre, ora più che mai, inaugurare una nuova stagione, in cui ciascuno faccia la sua parte. Questa storia non è che una delle tante, brutte storie italiane che stanno umiliando la scuola della Costituzione. È urgente trovare accordo e sinergie tra coloro che hanno a cuore la difesa della scuola pubblica e dell’interesse generale. Sono parole che molti di noi spendono da tempo: potrebbero risultare antiche, retoriche, demodé. Sono invece l’unica proposta che oggi possa essere fatta. Come dimostra l’incrocio degli interventi che abbiamo registrato. E come dimostra, soprattutto, l’incuria nella quale la nostra scuola, giorno dopo giorno, affonda.

* * *

Riflessioni sui quesiti tecnologici
di Marco Guastavigna

Non ho partecipato alla prova preselettiva ed ho potuto pertanto analizzare e comparare le domande con freddezza, senza il coinvolgimento emotivo di chi ha dovuto misurarsi con questo materiale caotico e sciatto. Riflettere dal punto di vista “tecnologico” sui test proposti è stato davvero interessante e significativo per capire alcuni aspetti dell’insieme dell’operazione.

L’intera Area 7 è costituita di domande riferite alle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione, ma le TIC sono presenti anche nell’Area 4, per quanto riguarda l’uso dei nuovi linguaggi multimediali nell’insegnamento e nell’Area 6, relativa alla gestione e direzione dell’istituzione scolastica, dove si trattano le linee guida per i siti web della Pubblica Amministrazione, il Codice dell’Amministrazione Digitale, lo sviluppo professionale dei docenti e l’organizzazione scolastica nel suo complesso.

Fin dal primo approccio si nota che ai concorrenti è stata imposta un’operazione di memorizzazione del tutto meccanica, priva se non di precisi riferimenti bibliografici almeno di un quadro concettuale esplicito. Analizzando il materiale più da vicino e incrociando i contenuti con gli autori – reclutati con uno inquietante gioco delle parti come esperti “esterni” all’interno del funzionariato ministeriale e degli enti connessi al Miur – si comprende però che, pur risultando irreperibile un profilo professionale del Dirigente scolastico organico e credibile, vi è un principio aggregante di fondo: le tematiche introdotte sono perfettamente congruenti alle politiche attuate a partire dal 1995 – con perfetta continuità bipartisan – in merito all’uso delle TIC nella scuola, sulle quali si chiedono adesione, consenso e futura partecipazione convintamente acritica.

L’Area 7 – pomposamente, ma del tutto genericamente, intitolata “Uso a livello avanzato delle apparecchiature e delle applicazioni informatiche più diffuse” – testimonia infatti come le TIC siano considerate essenzialmente un sapere separato, una competenza autoreferente, da acquisire e verificare su base tecnocentrica, senza alcuna attenzione al senso e alla dimensione culturale: il concetto di “uso avanzato” che emerge dai test è una variabile dipendente non dai risultati raggiunti o dagli obiettivi fissati, ma dalle strumentazioni e dalle funzioni note e impiegate e dalla quantità di gergo assimilato e riproposto.

Un aspirante dirigente scolastico deve sapere su quale parete di un’aula appendere una Lavagna Interattiva Multimediale (certo, è meglio fare in modo che il dispositivo non caschi addosso agli allievi, ma è compito di chi procede all’installazione) e anche che una LIM è una periferica di input e che vi sono tecnologie capacitive e resistive. Il tutto è perfettamente in linea con il fatto che la campagna ministeriale di formazione del 2002-2003 (ForTIC) prevedeva per gli insegnanti il syllabus ECDL destinato agli impiegati esecutivi, imperniato sulla conoscenza e la memorizzazione di un’operatività di basso profilo con il PC, a sua volta – appunto – esecutiva. Non vale quasi la pena di sottolineare che il riferimento complessivo è il mondo Windows, in un quadro di “Soggezione dello Stato italiano alla Microsoftereditato dal millennio scorso, con una trattazione della prospettiva open source e del software libero soltanto di maniera.

Le domande relative all’uso delle tecnologie dell’Area 4, accanto a qualche spot sui dogmi della demagogia sugli eBook di testo, di matrice direttamente ministeriale, presentano un tessuto concettuale destinato a favorire di fatto coloro che abbiano partecipato alle campagne di formazione gestite da Ansas/Indire in questi ultimi dieci anni. Sono infatti state costruite sulla base delle retoriche e delle mode metodologiche che hanno caratterizzato questi percorsi: dai learning object alla LIM, dall’one-to-one computing alla Ricerca Azione On Line, dal tutoring al coaching, passando ovviamente per il mentoring,

Questa prospettiva di autocelebrazione del marketing concettuale istituzionale in materia di TIC è ripresa anche nell’Area 6, dove l’ingresso delle nuove modalità di gestione dei siti Web previste dalla riforma digitale della Pubblica Amministrazione – che proprio in questi giorni ha dato segni di debolezza strutturale per le difficoltà del censimento via Internet o per i deludentissimi risultati sulla diffusione della Posta Elettronica Certificata – viene dato per acquisito e dove si millanta un modello comunicativo inesistente ai candidati; e all’opinione pubblica che, leggendo i test, avesse esercitato il proprio diritto di controllo su un’operazione che coinvolge l’interesse generale.

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