In Inghilterra difficoltà a reperire docenti, eccessivi carichi di lavoro e burocrazia

di redazione
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In Italia, nonostante lo scarso prestigio, le retribuzioni per niente appetibili e la lunga attesa per l’ingresso in ruolo, la professione docente continua ad ad essere ambita (basti guardare ai numeri delle domande di inserimento nelle graduatorie di istituto). Non è così al di fuori dei confini del nostro Paese.

In Inghilterra, ad esempio, sebbene per il posto fisso non si debba attendere molto e sia ben retribuita, la professione docente non è per niente ambita, come riferisce il Corriere.it e come testimoniano i dati diffusi dall’Ucas, l’organismo che si occupa delle iscrizioni a corsi di formazione superiore e università.

Rispetto allo scorso anno sono state presentate 6.510 domande in meno per accedere ai corsi di preparazione all’insegnamento: 12.820 istanze contro le 19.330 dello scorso anno. I motivi non sono di carattere economico, considerato che gli insegnanti sono ben retribuiti, ma dovuti ai carichi di lavoro. Numerose, infatti, sono le incombenze per i docenti inglesi:

  • otto ore di lavoro tutti i giorni;
  • incombenze di carattere burocratico e  moduli da compilare;
  • bambini sempre più iperattivi e adolescenti fragili e sotto stress;
  • compilazione di richieste;
  • elaborazione di statistiche, medie e report.

Alle incombenze si aggiunge il fatto che il percorso per diventare docenti è poco chiaro.

Il Ministero, intanto, al fine di individuare docenti di valore e migliorare la qualità dell’insegnamento, ha lanciato un progetto volto a selezionare professionisti di altri settori a fine carriera affinché si rilancino come insegnanti nelle scuole superiori ed elementari.

Il progetto, lo scorso anno, ha portato in cattedra uno scienziato della Nasa, un esperto di sanità a livello nazionale e un diplomatico con esperienza in zone di guerra.

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