Ingegnere ma sceglie di fare la collaboratrice scolastica per seguire il figlio con problemi: è la storia di Carla

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Ingegnere come titolo ma collaboratrice scolastica come professione: è la storia di Carla, 37 anni, che ha scelto di fare l’Ata, dopo ben 14 anni di presenza in graduatoria di terza fascia, per seguire la sua famiglia e il figlio con Dsa. Carla ha raccontato la sua storia al Corriere del Mezzogiorno.

“Ho avuto un parto difficile e il bambino nei primi anni di vita ha manifestato difficoltà espressive. Dopo essermi laureata – ha spiegato Carla – ho fatto l’esame di stato per l’abilitazione e ho cominciato a mandare il curriculum nelle varie amministrazioni pubbliche. Ma risposte zero. La pratica in uno studio? Ho preferito evitare, c’era da lavorare da lunedì a domenica e non si era sicuri di quello che si poteva percepire, e se lo si percepiva era spesso in nero”.

Poi il Covid che ha bloccato tutto. Nel frattempo il figlio di Carla, in attesa della certificazione Dsa, va a scuola.

Nel 2020 la convocazione Ata: “Quando nel 2020 mi è arrivata la convocazione come bidella alla scuola di fronte casa di mia madre mi ero proprio dimenticata della domanda. Accetto senza pensarci sopra, siamo una famiglia monoreddito e le uscite mensili per le terapie di mio figlio sono come una rata di mutuo, abbiamo bisogno di altre entrate”.

La collaboratrice scolastica-ingegnere si trova benissimo, dice “anche perché in passato ho fatto una supplenza ad Amalfi e con gli alunni delle superiori ho già avuto un bellissimo rapporto”.

Contenta della scelta fatta ma non si ferma qui: “Il lavoro di oggi lo considero un trampolino per fare altro, aspiro a migliorarmi, devo essere un esempio di tenacia per mio figlio”.

E infine una riflessione su quante si trovano nella sua stessa condizione: “So di professioniste che hanno chiuso gli studi legali per aiutare i propri bambini a frequentare le varie terapie. Se solo avessimo un sistema più forte che ci desse l’opportunità di seguire i nostri figli in maniera adeguata pur lavorando… ma purtroppo questo rimane un sogno, nessuno ci tutela. In Italia il welfare non esiste”.

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