Infortunio “in itinere” con la propria auto. Cassazione non risarcisce se ci sono mezzi pubblici

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La Corte di Cassazione respinge il ricorso per il risarcimento di un infortunio occorso ad un dipendente che avrebbe potuto utilizzare il mezzo pubblico o addirittura recarsi a piedi sul luogo di lavoro (breve distanza).

La Corte di Cassazione respinge il ricorso per il risarcimento di un infortunio occorso ad un dipendente che avrebbe potuto utilizzare il mezzo pubblico o addirittura recarsi a piedi sul luogo di lavoro (breve distanza).

La DPL di Modena dà comunicazione della sentenza

Secondo l'orientamento consolidato della Corte, un infortunio in itinere va risarcito qualora vi sia:

a) la sussistenza di un nesso eziologico tra il percorso seguito e l'evento, nel senso che tale percorso costituisca per l'infortunato quello normale per recarsi al lavoro e per tornare alla propria abitazione

b) la sussistenza di un nesso almeno occasionale tra itinerario seguito ed attività lavorativa, nel senso che il primo non sia dal lavoratore percorso per ragioni personali o in orari non collegabili alla seconda

c) la necessità dell'uso del veicolo privato, adoperato dal lavoratore, per il collegamento tra abitazione e luogo di lavoro, considerati i suoi orari di lavoro e quelli dei pubblici servizi di trasporto (ex plurimis: Cass. n. 7717 del 2004).

Nel caso indicato il percorso era coperto dai mezzi di trasporto pubblico, e "data la media età lavorativa e la mancata allegazione di problemi fisici o di salute, il tragitto non superiore al chilometro era comodamente percorribile anche a piedi senza eccessivo dispendio di energie fisiche".

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