Infortunio di un collaboratore scolastico: può applicarsi la disciplina delle vittime del dovere? Sentenza

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La Cassazione Civile Sent. Sez. L Num. 29204/21 si pronuncia su un contenzioso riguardante la richiesta di benefici assistenziali spettanti alle vittime del dovere in relazione ad una patologia contratta nello svolgimento dell’attività di collaboratore scolastico presso una scuola da parte di un dipendente. Si tratta di una questione interessante e che ora commentiamo.

La norma sulle vittime del dovere

L’art. 1, comma 563, I. n. 266/2005, stabilisce che debbano considerarsi “vittime del dovere” «i soggetti di cui all’art. 3 della legge 13 agosto 1980, n. 466, e gli altri dipendenti pubblici deceduti o che abbiano subito un’invalidità permanente in attività di servizio o nell’espletamento delle funzioni di istituto per effetto diretto di lesioni riportate in conseguenza di eventi verificatisi: a) nel contrasto ad ogni tipo di criminalità; b) nello svolgimento di servizi di ordine pubblico; c) nella vigilanza ad infrastrutture civili e militari; d) in operazioni di soccorso; e) in attività di tutela della pubblica incolumità; f) a causa di azioni recate nei loro confronti in contesti di impiego internazionale non aventi, necessariamente, caratteri di ostilità». Nell’interpretare tale disposizione, le Sezioni Unite della Corte hanno chiarito che essa, differentemente da quella di cui al successivo comma 564, non prevede la presenza d’un rischio specifico diverso da quello insito nelle ordinarie funzioni istituzionali, bastando soltanto che l’evento dannoso si sia verificato nel contrasto di ogni tipo di criminalità o nello svolgimento di servizi di ordine pubblico (Cass. S.U. n. 10791 del 2017).

Quale infermità può determinare il riconoscimento della vittima del dovere?

Non significa, afferma la Corte di Cassazione, che qualunque infermità contratta «nella vigilanza ad infrastrutture civili e militari» ovvero «in attività di tutela della pubblica incolumità» sia di per sé sola sufficiente a guadagnare a chi ne è portatore lo status di “vittima del dovere”: come correttamente rilevato dai giudici di merito, l’equiparazione con i soggetti di cui all’art. 3, I. n. 466/1980, in tanto può avere un significato logicamente e normativamente coerente in quanto la «vigilanza ad infrastrutture civili e militari» e le «attività di tutela della pubblica incolumità» costituiscano oggetto di funzioni istituzionali che ordinariamente comportino una speciale pericolosità e l’assunzione di rischi qualificati rispetto a quelli in cui può incorrere la restante platea dei dipendenti pubblici.

L’attività di collaboratore scolastico ed il riconoscimento della qualifica di vittima del dovere

Lungi dal voler indiscriminatamente estendere la qualifica di “vittime del dovere”,   a tutti coloro che riportino infermità dipendenti da causa di servizio, rilevano i giudici che la norma di legge ha inteso piuttosto delimitare servizi ed attività ordinariamente connotati da una speciale pericolosità e dall’assunzione di rischi qualificati rispetto a quelli propri della generalità dei pubblici dipendenti ed equiparare ad essi anche altre attività che tale pericolosità ordinariamente non possiedono ma che possono in concreto diventare tali per “particolari condizioni ambientali od operative”. Di talché, non possedendo l’attività di vigilanza e tutela dell’incolumità ch’è propria di un collaboratore scolastico presso una scuola materna quella speciale pericolosità che è richiesta dall’art. 1, comma 563, I. n. 266/2005, affinché le infermità riportate in conseguenza di eventi verificatisi durante il suo svolgimento possano guadagnare a chi ne è stato colpito la condizione di vittima del dovere, trattandosi – come peraltro ammesso da parte ricorrente – di personale addetto a compiti di accoglienza e sorveglianza degli alunni al di fuori dell’orario delle attività didattiche e durante la ricreazione, di pulizia dei locali e di custodia e sorveglianza generica sui locali della scuola, la censura si rivela affatto infondata.

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Pubblicato in ATA

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