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Informatica nella scuola secondaria: i dati analizzati dal report della rete Eurydice

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La maggior parte delle ricerche sull’educazione digitale sono state condotte nell’area della formazione universitaria. Il report della rete Eurydice “Informatics education at school in Europe” propone un’analisi dello sviluppo dei processi educativi attraverso i percorsi didattici dei diversi ordini e gradi di istruzione, valutando la rilevanza e l’appropriatezza dei diversi approcci pedagogici nei Paesi europei.

La ricerca scientifica in materia educativa è concorde nell’affermare che i processi di apprendimento degli studenti attraversano diversi stadi di sviluppo:

  • un approccio esplorativo (discovery-oriented) tipico della scuola primaria (per approfondire leggi qui);
  • l’acquisizione autonoma delle conoscenze e delle competenze, durante il quale gli studenti possono sviluppare abilità di design dei prodotti digitali e sperimentare l’interdisciplinareità dell’informatica attraverso lo studio dell’organizzazione dei dati, degli algoritmi e della programmazione;
  • la padronanza dei concetti, durante il quale gli studenti potranno essere in grado di applicare il pensiero computazionale, l’approccio problem-solving e le competenze di pensiero critico al fine di comprendere l’impatto culturale dell’informatica nella società.

Progressivamente, dalla scuola primaria alla secondaria, gli studenti potranno sviluppare le loro abilità informatiche nella manipolazione, prima, e nella creazione di prodotti digitali. L’obiettivo principale non è formare programmatori, ma fornire agli studenti gli strumenti di comprensione adeguati per il mondo digitale in cui abitano.

La maggior parte dei sistemi educativi europei analizzati dal report di Eurydice hanno previsto, a partire dalla scuola secondaria di primo grado, l’insegnamento del coding, del funzionamento degli algoritmi, della sicurezza informatica, dei network, della tecnologia delle informazioni.

L’insegnamento di queste discipline è accompagnato da percorsi di formazione iniziale dei docenti omogenei in quasi tutti i Paesi europei (a eccezione dell’area germanofona del Belgio e del Liechtenstein). Sono altresì molto diffusi (14 Stati europei) i programmi di riqualificazione professionale degli insegnanti. Alcuni Paesi hanno persino organizzato diverse misure per supportare la formazione dei docenti al fine di introdurre o integrare l’informatica nei curricula scolastici.

Ad esempio, in Repubblica Ceca, Estonia, Irlanda e Croazia le riforme della didattica sono state accompagnate da un intervento puntuale su tali misure, prevedendo l’implementazione di programmi statali rivolti ai docenti (corsi e workshop) e alle scuole (consulenze individuali). Peculiare l’esempio dell’Estonia, dove i futuri insegnanti di informatica, qualora non abbiano conseguito una laurea abilitante all’insegnamento, hanno la possibilità di seguire un corso di pedagogia; allo stesso tempo, coloro i quali abbiano una laurea abilitante, ma non anche una formazione specifica in materia informatica, possono seguire corsi extracurriculari per acquisire le conoscenze specifiche per insegnare informatica nelle scuole secondarie di secondo grado.
In Italia, gli insegnanti di informatica devono, invece, aver seguito una formazione professionale iniziale.

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