Inflazione fino al 2024 in leggero calo, ma per il Fondo monetario internazionale la battaglia non è vinta. Anief rivendica ad alta voce il potere di acquisto degli stipendi: deve essere la priorità

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L’emergenza inflazione nel prossimo biennio è destinata leggermente a sgonfiarsi, ma il caro prezzi rimane un problema enorme: a sostenerlo è il Fondo monetario internazionale illustrando l’aggiornamento del World Economic Outlook.

Secondo il Fmi, le strette delle banche mondiali iniziano a raffreddare la domanda e la corsa dei prezzi ma la “battaglia” contro l’inflazione “è lungi dall’essere vinta”, perché “il rialzo del tassi di interesse da parte delle banche centrali e la guerra in Ucraina continuano a pesare sull’attività economica”. Secondo le stime degli analisti di Washington l’inflazione a livello mondiale è attesa calare dall’8,8% del 2022 al 6,6% del 2023 e al 4,3% del 2024: tra i rischi che tengono le economie nazionali e internazionali sotto scacco “c’è un possibile stallo della Cina ma anche una escalation della guerra in Ucraina e un’inflazione ostinatamente alta per un periodo prolungato. Uno dei pericoli maggiori – ribadisce il Fmi che da mesi si dice preoccupato al riguardo – è la frammentazione geopolitica”.

In questa situazione di difficoltà economica complessiva, che ripercussioni dirette su tutti i Paesi, il sindacato ribadisce con forza la propria posizione: “La priorità deve essere quella di recuperare il potere di acquisto degli stipendi – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – così da interrompere l’emorragia che sta creando nuovi milioni di poveri e ci allontana da obiettivo Horizon 2030: l’obiettivo deve essere quello di riuscire a creare occupazione e garantire una formazione continua dei cittadini coprendo lavorativamente almeno il 60% della popolazione”.

A questo proposito, il giovane sindacato ritiene indispensabile l’adeguamento dell’indennità di vacanza contrattuale fino alla stipula del rinnovo contrattuale 2022-2024: “Se l’ultimo aggiornamento del Governo Draghi è stato dell’1,5%, significa che servono aumenti del 6% per pagare la metà del tasso di inflazione programmata cresciuto tra il 2022 e il 2023: sono soldi indispensabili per allineare gli stipendi di tutti i lavoratori pubblici, in particolare quelli della scuola, particolarmente modesti, al costo della vita, cresciuto di 8,4 punti solo l’anno scorso e con un altro -6% atteso a fine 2023. Inoltre, devono essere trovate altre risorse per ristorare tutti coloro che lavorano lontano dal proprio domicilio, come avviene con i metalmeccanici, assegnando anche a docenti e Ata indennità specifiche per la trasferta di lavoro”.

Il problema economico è chiaramente internazionale. Nessun Paese è escluso e può farcela da solo. Basterebbe ricordare cosa sta accadendo in Gran Bretagna, a tre anni dalla Brexit: il 57% della popolazione vorrebbe rientrare in Europa dopo il crollo dell’economia britannica, la carenza della manodopera e l’aumento esponenziale degli immigrati, pure clandestino. “C’è sempre tempo per rientrare e per armonizzare finalmente le economie: bisogna arrivare a moneta unica e a un sistema però pienamente integrato per avere una Europa più forte”, commenta ancora Pacifico.

“È indicativo – continua il sindacalista Anief – anche quanto detto in queste ore da Papa Francesco, che ha fatto un discorso forte e di denuncia in italiano davanti alle autorità del Paese del Congo rivolto a tutto il mondo: i veri diamanti sono le persone rese schiave dalla dittatura mondiale economica, le vere vittime sono i migranti, quei migranti che tutti in Europa rifiutano. Dopo avere detto ‘giù le mani dall’Africa, il Papa ha ricordato che la vera sfida per la costruzione di una società più giusta, equa e solidale è la multiculturalità, la vera fortuna per la crescita è l’integrazione e il principale volano è l’istruzione”.

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