Infanzia e primaria. Bruschi: il concorso unica via, non guardiamo al “caso umano” o a soluzioni tampone

di redazione
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L’ispettore Bruschi, nell’ambito della vicenda che coinvolge i diplomati magistrale e i laureati in Scienze della formazione primaria, per i quali il Parlamento dovrà trovare un sistema di reclutamento, invita a ripensare a quanto accaduto con il concorso 2016.

In Italia – scrive Bruschi – vi è una compulsione pressoché atavica all’accomodamento, all’aggiustatina, alla pezza, al “caso umano”… e poco contano gli effetti devastanti che i tamponi vanno a creare nel corso del tempo. Una volta che il danno emerge, ecco sgorgare le conseguenti lacrime di coccodrillo, che durano giusto lo spazio di un istante, il tempo di riporre il fazzoletto in tasca e via con un nuovo rattoppo. Si guarda al “brevissimo”… e amen, promettendo che “è l’ultima volta, poi più più più”.

E’ passato neppure un mese – prosegue Bruschi – da quando sulle cronache dei giornali rimbalzava la notizia delle motivazioni dell’elevatissimo numero di respinti al concorso 2016 per la scuola dell’infanzia del Friuli. Poco di più, da quando i giornali e telegiornali riportavano le testimonianza di presidenti e commissari concorsuali e raccontavano di strafalcioni sintattici, grammaticali, concettuali: “Sono stato invitato a un’evento”, “Ho aquistato un trolley nuovo”, “questa è una melodia disciendente” e “mi è capitato di rattopare dei calzini”. Lascio la parola a un testimone oculare: “Stiamo parlando di errori che molto spesso vengono corretti anche ai bambini delle scuole elementari, le stesse in cui queste maestre sarebbero dovute andare ad insegnare… Ogni volta che ci trovavamo davanti a una mostruosità di questo tipo ci guardavamo tra noi sconvolti – e di fronte ad alcuni abbiamo allargato le braccia. Le elementari sono il momento in cui i bambini iniziano a imparare i fondamentali, in cui mettono le basi per la conoscenza successiva. La grammatica che servirà loro per tutta la vita si impara in quegli anni. Una maestra elementare come fa a insegnare se fa errori così? Alla selezione scritta ovviamente i nomi nei compiti non c’erano, ma quando siamo arrivati all’orale, cui accedevano solo i candidati sufficienti allo scritto, ci siamo trovati davanti quasi solo a dei giovani neolaureati”. Quanto ai contenuti, “la definizione di ‘compito autentico’ è normale per un candidato a insegnare alla scuola primaria… ci siamo trovati invece compiti in cui c’era scritto che un compito autentico è ‘un compito fatto a regola d’arte’ oppure un compito ‘timbrato e vidimato dall’insegnante’. È evidente che in casi di questo tipo, il candidato non ha capito niente. Qualcuno ha detto che abbiamo bocciato molto: è vero. Ma come avremmo potuto fare diversamente di fronte a simili errori? Se le maestre sono le prime a non sapere la grammatica come faranno i bambini ad impararla?”.

La soluzione, per Bruschi, è unicamente il concorso. “Un concorso si può sempre sbagliare. Per questo invidio i ritmi serrati della Francia, che vanta concorsi annuali banditi a prescindere dal governo di turno. E per questo insisto su concorsi regolari nel tempo, perché ognuno ha il diritto di mettersi o rimettersi in gioco, qualsiasi sia (diploma magistrale o laurea in SFP) il titolo di accesso”

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