Infanzia e bullismo, un’indagine Eurispes. Uno su tre è vittima

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Da un indagine svolta dall’Eurispes, "Rapporto Italia 2011" in collaborazione con il Telefono Azzurro, risulta che un bambino su 3 è vittima di bullismo

Da un indagine svolta dall’Eurispes, "Rapporto Italia 2011" in collaborazione con il Telefono Azzurro, risulta che un bambino su 3 è vittima di bullismo

A SCUOLA OLTRE 1 BAMBINO SU 3 VITTIMA DI BULLISMO. Il bullismo, com’è noto, è un fenomeno che si manifesta prevalentemente all’interno dell’ambito scolastico. È qui, infatti, che bambini e ragazzi più prepotenti possono facilmente individuare i soggetti sui quali riversare le proprie azioni. I dati testimoniano infatti che nelle scuole italiane una percentuale consistente di bambini ha assistito in prima persona a episodi di questo genere (39,1%).

LE MILLE FACCE DEL BULLISMO E LE DIFFERENZE DI GENERE Dai risultati dell’indagine svolta, risulta che la maggior parte dei bambini, nell’ultimo anno, è stata oggetto di offese immotivate da parte di uno o più compagni di scuola (27,8%) o, nel 27,4% dei casi, di provocazioni e prese in giro. Particolarmente elevata è, inoltre, la percentuale di quanti hanno dovuto sopportare la diffusione di informazioni false sul proprio conto (20,4%) e l’esclusione dal gruppo dei pari (15,2%). Nella lista di soprusi che spesso i bambini mettono in atto tra loro compaiono, con un valore pari al 16,8%, le azioni volte a provocare danni ad oggetti e le minacce (11,4%), oltre che le percosse (7,8%). Infine, tra i comportamenti prepotenti si dimostrano ancora in auge i furti di merendine (9%) e di denaro (4,9%). La ripartizione del dato in funzione del genere di appartenenza mette in evidenza che le bambine subiscono, più frequentemente dei compagni dell’altro sesso, offese immotivate (30,4% vs 25,1%). Sensibile è anche la differenza percentuale che esiste tra i due sessi per quanto riguarda la diffusione di notizie diffamanti o di cattiverie. Ad esserne maggiormente vittima sono le bambine (22% contro il 18,6% dei compagni), che vengono anche più frequentemente escluse dal gruppo di appartenenza (17,3% vs 13,1%). I bambini, invece, sembrano subire più spesso delle compagne il danneggiamento di oggetti (18,9% vs 14,8%) e le minacce da parte dei più prepotenti (12,2% vs 10,6%).

PIU’ DEL 10% SOSTIENE IL BULLO IN MANIERA DIRETTA O INDIRETTA. Di fronte alle sopraffazioni perpetrate da compagni più prepotenti ai danni dei più deboli, il 30,3% ha avvertito dentro di sé un forte senso di rabbia, dettato probabilmente dalla voglia quasi inconsapevole di voler difendere il compagno vittima dei soprusi. Per contro, in molti dichiarano di aver avuto paura (25,7%) Particolarmente alta è anche la percentuale di coloro che hanno manifestato un sentimento di pena per colui che era oggetto delle prepotenze (19,7%).

Da non sottovalutare il dato per cui più del 10% del campione, assistendo a situazioni di bullismo, prova emozioni che portano a sostenere il bullo in maniera più o meno diretta: dall’indifferenza (3,4%) al divertimento (3,1%), fino a sentimenti di ammirazione e invidia per colui che gioca la parte del più forte (rispettivamente l’1,7% e il 2,7%).

CHI NON SA DIFENDERSI E’ LA VITTIMA PRINCIPALE DEL BULLO. Ai bambini è stato chiesto, infine, di indicare in base alla loro esperienza e alle loro opinioni personali, verso quali soggetti i bulli indirizzano più frequentemente le prepotenze. È dunque emerso che è altamente probabile che a diventare vittima di episodi di bullismo siano quei bambini che non sono in grado di difendersi (30,4%). Inoltre, per il 13,4% del campione, andare bene a scuola è un motivo valido per attirare le attenzioni dei compagni più aggressivi. Talvolta, secondo l’opinione rilevata tra i piccoli, anche avere un difetto fisico, più o meno grave, può far diventare un bambino un soggetto “debole” (6,7%). Allo stesso modo, essere stranieri può influire sulle mire di arroganza e prevaricazione che muovono il comportamento del bullo (6,3%). Agli occhi di una parte più esigua del campione, seguire o meno la moda nel vestire può essere un altro dei motivi per cui uno o più compagni più forti decidono di infierire sulle vittime prescelte (4,6%), così come per il 3,2% degli intervistati i bulli se la prendono con chi ha delle ambiguità di comportamento legate all’identità sessuale.

QUASI LA META’ DEI BAMBINI “COSTRETTI” ALLA DIETA. Un dato allarmante, relativamente alle abitudini alimentari dei bambini italiani, è quello che rileva che quasi la metà segue, perché costretto da motivi di salute, o per auto-imposizione, un particolare regime alimentare. Se il 53,9% dei bambini intervistati afferma, infatti, di non seguire una particolare dieta alimentare, il 15,3% degli stessi dichiara, al contrario, di dover seguire un particolare regime alimentare, su parere del medico, a causa di motivi di sovrappeso. La medesima cosa avviene per il 7,3% dei bambini intervistati, ma per opposti motivi, legati all’eccessiva magrezza. Il 7,9% dichiara di seguire una dieta particolare per motivi legati all’auto-percezione, in quanto si considera troppo grasso, mentre il 7,6% segue ugualmente un regime dietetico particolare, ma perché, al contrario, crede di essere troppo magro. Il problema delle allergie o delle intolleranze alimentari obbliga, invece, a diete particolari quattro bambini su cento tra quelli intervistati.

L’ECCESSIVO CONSUMO DI DOLCI, SNACK E MERENDINE. Accanto ad un regime alimentare che prevede tutti i cibi tipici della dieta mediterranea, quali pasta, verdure, formaggio, carne e frutta, i bambini di oggi consumano con frequenza elevata cibi poco sani quali snack, merendine o dolciumi.I dolci sono un alimento presente una o due volte la settimana nella dieta alimentare dei bambini intervistati nel 33,3% dei casi, “spesso” nelle abitudini del 32,9% del campione considerato, tutti i giorni nell’alimentazione del 15,6% dei bambini e “mai” nel 10% dei casi. Gli snack e le merendine rappresentano un alimento pienamente integrato nelle abitudini alimentari dei bambini italiani: il 28,7% dei bambini li mangia infatti una o due volte a settimana, il 27,5% spesso, il 21% tutti i giorni, mentre il 15,4% non ne consuma mai.

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IDENTIKIT DELL’ADOLESCENTE (12-19 anni)

CLASSI SEMPRE PIU’ MULTIETNICHE, SOPRATTUTTO NEL NORD-OVEST. La crescente presenza di immigrati ha come naturale conseguenza la multietnicità della scuola. Il 46% degli adolescenti, infatti, dichiara di dividere le mura scolastiche con compagni stranieri: il 31,1% con un numero compreso tra 1 e 3, l’11,9% tra 4 e 7, l’1,9% tra 8 e 10, e, infine, una piccola percentuale (1,1%) con più di 10 alunni di origine non italiana. L’analisi per area geografica pone in evidenza una disparità territoriale nella presenza di alunni di origine straniera nelle scuole. Gli adolescenti residenti nel Nord-Ovest, infatti, dichiarano che ci sono studenti non italiani nella loro classe nell’81,8% dei casi, seguiti dagli abitanti del Nord-Est (50,1%) e delle Isole (38,4%). Al Centro e al Sud, le percentuali sono inferiori, rispettivamente il 31,8% e il 25,1%.

CURIOSITA’ E SIMPATIA I SENTIMENTI PREVALENTI VERSO LO STRANIERO IN CLASSE. MA IL 2,3% PROVA ODIO E DISPREZZO. Che cosa provano gli adolescenti nei confronti dei loro compagni di classe di origine straniera? Quanto sono influenzati dalle cronache quotidiane e dagli allarmi sociali? Il 30,7% dichiara di provare curiosità, un sentimento indice di apertura verso mondi sconosciuti, fatti di tradizioni, pratiche e culture differenti da quelle note. Altro impulso positivo lo sente il 19,9% che è mosso da simpatia e il 12,4% da interesse a conoscere persone estranee alla cultura maggioritaria e dominante. Il 23,2%, invece, si dice indifferente, mentre il 2,3% arriva a esprimere odio e disprezzo. Una percentuale simile a chi, al contrario, prova incondizionata fiducia (2,4%).

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