Incontro Bianchi-Sindacati, Anief: i vaccini non bastano se rimangono le classi pollaio

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Nessuna vaccinazione, nemmeno totale, ci affrancherà dai contagi, se prima non provvediamo a distanziare gli alunni mettendoli in spazi maggiorati e riducendone il numero. A ribadirlo è stato oggi il presidente Anief durante il suo intervento alla presenza del ministro dell’Istruzione: “Un anno fa – ha detto il sindacalista autonomo – fu approvato il protocollo sulla sicurezza, perché si veniva da un’emergenza per cui si dovevano aprire le scuole a settembre: tutti quanti cercammo e andammo in pochissime ore a firmare quel protocollo”. Oggi ci si rivede per rinnovarlo, ma l’assenza questa mattina “di un membro del comitato tecnico scientifico non ha aiutato, così come la non presenza del generale Francesco Figliuolo, nonostante il suo impegno. Insomma ministro, organizziamoci”.

“In tutto il mondo si dice che la prima regola” per combattere il Covid19 “è il distanziamento sociale: se si mette in dubbio questo assioma – ha detto ancora Pacifico – allora non è più un assioma. Non c’è più scienza. Chiediamo i soldi nel Piano nazionale di ripresa e resilienza, ministro scriviamo una lettera al Governo insieme”. Bisogna assolutamente, ha continuato il leader dell’Anief, indicare regole e indicazioni certe e precise da parte del Cts per ripartire in presenza e in sicurezza. Questo si fa, ha specificato, evitando la creazione di classi pollaio, ma anche rivedendo reclutamento e formazione del personale.

Marcello Pacifico ha quindi chiesto un testo sulla ripresa a scuola “con delle regole certe, per poter ragionare e rinnovare il protocollo di sicurezza, prima ancora delle linee guida da aggiornare. Il tema del dimensionamento scolastico va legato alla riforma e alla riapertura delle scuole a settembre, prima ancora dell’obbligo vaccinale: è bene che se il ministero dell’Istruzione ha un’idea la manifesti a priori, visto che nel dicembre 2022 deve essere formulata una riforma su formazione e reclutamento. In questo modo, si arriverebbe a propositi il più possibile condivisi. E non come è accaduto con il decreto Sostegni bis, che è stato modificato solo con piccoli emendamenti approvati all’ultimo momento, tra l’altro né condivisi con il ministro dell’Istruzione, né concertati con le organizzazioni sindacali. Un risultato che ha portato, di fatto, oggi a non risolvere il problema del precariato”.

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