Inclusione scolastica, Anief: no ai docenti di sostegno utilizzati come infermieri a domicilio

Anief – Dopo l’introduzione della didattica di sostegno domiciliare, prevista dal Decreto Scuola, anche il documento del comitato Colao ipotizza l’accompagnamento didattico a domicilio per gli studenti disabili

Marcello Pacifico (ANIEF): “Sull’inclusione bisogna evitare soluzioni sbrigative e che rischiano di snaturare la figura del docente di sostegno. La vera inclusione si fa in classe”

Tra le misure previste dal Decreto Scuola, convertito dalla legge 6 giugno 2020 n. 41, i docenti hanno trovato anche l’introduzione della possibilità che l’attività didattica possa “essere programmata in riferimento a quanto previsto dal piano educativo individualizzato, presso il domicilio dell’alunno” (art. 1, comma 7-quater).

La norma prevede che tali interventi debbano avvenire su richiesta della famiglia, utilizzando personale già in servizio presso l’istituzione scolastica e nel rispetto delle norme sulla sicurezza sui luoghi di lavoro, con particolare riferimento alle disposizioni in materia di contrasto della pandemia da Covid-19.

Sulla stessa linea si muove anche il documento stilato dal comitato di esperti nominato dal Governo e presieduto dal manager Vittorio Colao. La scheda di lavoro n. 82, dedicata all’inclusione degli studenti con disabilità, tra gli interventi da assumere in vista della riapertura del prossimo anno scolastico inserisce anche l’accompagnamento educativo a domicilio.

ANIEF mette in guardia dal rischio di un ricorso sbrigativo ed eccessivo a tale possibilità. Ricordiamo, infatti, che il tema dell’inclusione passa attraverso le gestione di attività che contemplino l’inserimento dell’alunno disabile nel gruppo dei pari; pertanto l’unica e reale inclusione è quella che si svolge in presenza e in classe, seppur con le necessarie cautele imposte dall’attuale situazione sanitaria.

“Non vorremo – dichiara Marcello Pacifico, presidente nazionale ANIEF – che qualcuno si lasci tentare da soluzioni sbrigative su un tema così complesso e delicato come quello dell’inclusione. Ricordiamo che i docenti di sostegno non sono infermieri né medici e che il loro lavoro va ben oltre il ruolo di facilitatori didattici cui queste norme rischiano di relegarli. Stiamo parlando, infatti, di figure chiamate al fondamentale compito di regia nella realizzazione dell’inclusione che, per definizione, deve avvenire in primo luogo tra compagni di classe. Un’inclusione che si preoccupi di mettere insieme solo un docente e uno studente perché porti avanti solo la studio disciplinare previsto dal PEI è un fallimento annunciato”.

ANIEF, pertanto, pone l’accento sul fatto che la norma contenuta nel decreto scuola sia rivolta a tutto il corpo docente e non solo ai docenti di sostegno. Inoltre deve essere ben chiaro che si tratti solo di un’ipotesi residuale, cui fare ricorso solo in situazioni non altrimenti risolvibili, e che debba comunque sempre essere accompagnata da una valutazione approfondita di rispetto delle norma per la sicurezza dei lavoratori. Valutazione invero molto complicata, se consideriamo che stiamo parlando di attività da svolgere presso il domicilio dell’alunno.

“Ma soprattutto il vero obiettivo entro settembre – conclude Pacifico – deve rimanere quello di consentire lo svolgimento delle attività in sicurezza dentro le nostre scuole per tutti gli studenti, compresi quelli disabili. Questo obiettivo si potrà conseguire solo se ridurremo in modo significativo il numero di studenti per classe (il Politecnico di Torino ha indicato in tra 16 e 7, a seconda delle dimensioni delle aule, il numero massimo di alunni per classi), se adegueremo gli organici del personale docente e Ata (per Anief servono almeno duecentomila unità in più) e se recupereremo spazi didattici e aule vere rimediando ai disastri di anni di dimensionamento scellerato, che sono costati alla scuola italiana la chiusura di migliaia di plessi che oggi servirebbero eccome. Altro che tensostrutture e lezioni nei cinema o nei teatri”.

Per questo, ANIEF ribadisce la necessità di utilizzare almeno 12 dei 172 miliardi del Recovery Fund nel settore della conoscenza. Serve un investimento importante per spazzare via la stagione dei tagli all’istruzione e ripartire a settembre con un nuovo patto per la Scuola.

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