Inclusione scolastica a.s. 2021/2022: un esempio di Piano per la Secondaria di II grado

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Il Piano per l’inclusione scolastica non deve essere “interpretato come un piano formativo per gli alunni con bisogni educativi speciali” ma come uno “strumento di progettazione” dell’offerta formativa delle scuole “in senso inclusivo, esso è lo sfondo ed il fondamento sul quale sviluppare una didattica attenta ai bisogni di ciascuno nel realizzare gli obiettivi comuni”.

Una scuola inclusiva progetta se stessa e tutte le sue variabili e articolazioni per essere, in partenza, aperta a tutti; ne consegue che l’inclusività non è uno status ma un processo in continuo divenire; un processo “di cambiamento”. I valori di riferimento condivisi dai docenti sono:

  • Considerare la diversità degli alunni come una risorsa e una ricchezza
  • Saper valorizzare le potenzialità di ciascun alunno come punto di partenza per il raggiungimento del successo scolastico da parte di tutti;
  • Lavorare con gli altri: la collaborazione e il lavoro di gruppo sono approcci essenziali per tutti i docenti
  • Aggiornamento professionale continuo.

Riferimenti normativi

Questa la normativa di riferimento:

  • D.lgs. 66/2017, Art. 8 – “Piano per l’inclusione: Ciascuna istituzione scolastica, nell’ambito della definizione del Piano triennale dell’offerta formativa, predispone il Piano per l’inclusione che definisce le modalità per l’utilizzo coordinato delle risorse, compresi il superamento delle barriere e l’individuazione dei facilitatori del contesto di riferimento nonché per progettare e programmare gli interventi di miglioramento della qualità dell’inclusione scolastica. Il Piano per l’inclusione è attuato nei limiti delle risorse finanziarie, umane e strumentali disponibili”
  • Direttiva Ministeriale 27 dicembre 2012
  • Circolare Ministeriale n. 8 – 6 marzo 2013
  • Nota MIUR 1551 – 27 giugno 2013
  • Nota MIUR 2563 – 22 novembre 2013
  • D. lgs 66/2017 d successive integrazioni del D.lgs 96/2019
  • Decreto 182 e allegati 12 gennaio 2021.

Modificare i loro stili di insegnamento per incontrare lo stile

Nelle scuole inclusive – si legge nel P.I. dell’ITES Luigi Einaudi di Verona, scuola d’eccellenza, diretta brillantemente dal dirigente scolastico professoressa Carla Vertuani – gli insegnanti sono tenuti a modificare i loro stili di insegnamento per incontrare lo stile di apprendimento di ciascuno:

  • “Lo scopo della scuola e degli insegnanti è quello di trasformare gli specchi in finestre.” (Sydney J. Harris);
  • La scuola secondo la Costituzione Italiana deve “accogliere e promuovere”;
  • Gli “insegnanti significativi” sanno operare secondo questo criterio e stile per costruire l’autostima degli alunni, conquistare la loro fiducia e motivarli ad apprendere.

In un’ottica della “comunicazione efficace” ci si dovrebbe impegnare a comprendere, tramite l’analisi dei fatti e dei vissuti delle persone, i profondi mutamenti del nostro tempo, per rispondere tangibilmente e attivamente ai bisogni e alle aspettative della società contemporanea. L’affidabilità professionale è fondamentale nell’ambiente scolastico, nei confronti sia dei colleghi, – perché c’è bisogno di poter contare l’uno sull’altro, – sia degli alunni – perché serve a conquistare il loro rispetto, la loro fiducia e la loro confidenza.

La formalizzazione dei BES

“È inclusiva una scuola che permette a tutti gli alunni, tenendo conto delle loro diverse caratteristiche sociali, biologiche e culturali, non solo di sentirsi parte attiva del gruppo di appartenenza, ma anche di raggiungere il massimo livello possibile in fatto di apprendimento”. (Adattamento da Booth e Ainscow, 2008).

Percorsi di inclusione

Identificazione precoce di possibili difficoltà che se ignorate – si legge nel P.I. dell’ITES Luigi Einaudi di Verona – possono trasformarsi in vere e proprie problematicità. Si procede tenendo conto della pluralità dei soggetti e non dell’unicità del docente costruire progettualità e percorsi individualizzati e/o personalizzati con l’utilizzo delle misure compensative e dispensative in condivisione con la famiglia, con il Supporto degli Specialisti e dei Riferimenti Educativi sul Territorio (Creare la Rete).

Attenzione al progetto di vita, al conseguimento da parte degli alunni delle competenze routinarie.

Ruolo dell’imitazione nei processi di apprendimento (apprendimento cooperativo e metodologie innovative).

Impiego funzionale delle risorse umane, finanziarie, strumentali.

Finalità

La redazione del Piano per l’inclusione e l’assunzione collegiale di responsabilità in relazione alla sua stesura, realizzazione e valutazione – si legge nel P.I. dell’ITES Luigi Einaudi di Verona – hanno lo scopo di:

  • Garantire l’unitarietà dell’approccio educativo e didattico dell’istituzione scolastica; –
  • Garantire la continuità dell’azione educativa e didattica anche in caso di variazione dei docenti e del Dirigente Scolastico (continuità orizzontale e verticale);
  • Consentire una riflessione collegiale sulle modalità educative e sui metodi di insegnamento adottati nella scuola, arrivando a scelte basate sull’efficacia dei risultati in termini di comportamento e di apprendimento di tutti gli alunni;
  • Individuare le modalità di personalizzazione risultate più efficaci in modo da assicurarne la diffusione tra gli insegnanti della scuola;
  • Raccogliere i PDP e PEI in un unico contenitore digitale che ne conservi la memoria nel tempo come elemento essenziale della documentazione del lavoro scolastico, non più soggetta alle complessità di conservazione dei documenti cartacei;
  • Fornire criteri educativi condivisi con tutte le famiglie.

Il riconoscimento formale (con verbalizzazione motivata) da parte del consiglio di sezione, classe/team

Il riconoscimento formale (con verbalizzazione motivata) da parte del consiglio di sezione, classe/team è il primo momento della “storia inclusiva” dell’alunno con BES diverso dalla disabilità o da un DSA (104/1992 e 170/2010 come integrata ai punti 1.2 e 1.3 della Direttiva Ministeriale del 27/12/2012).

Viene inoltre confermato che la redazione del Piano per l’Inclusione non deve fornire l’occasione per categorizzare le persone ma per individuare le situazioni problematiche e le strategie per farvi fronte, qualificando le modalità di insegnamento.

Che cosa sono i bisogni educativi speciali?

L’espressione “Bisogni Educativi Speciali” (BES) – si legge nel P.I. dell’ITES Luigi Einaudi di Verona, diretto con grande capacità manageriale dal dirigente scolastico professoressa Carla Vertuani – si è diffusa in Italia dopo l’emanazione della Direttiva ministeriale del 27 dicembre 2012, “Strumenti di intervento per alunni con Bisogni Educativi Speciali e organizzazione territoriale per l’inclusione scolastica”. La Direttiva stessa ne precisa succintamente il significato: “L’area dello svantaggio scolastico è molto più ampia di quella riferibile esplicitamente alla presenza di deficit. In ogni classe ci sono alunni che presentano una richiesta di speciale attenzione per una varietà di ragioni: svantaggio sociale e culturale, disturbi specifici di apprendimento e/o disturbi evolutivi specifici, difficoltà derivanti dalla non conoscenza della cultura e della lingua italiana perché appartenenti a culture diverse”. L’utilizzo dell’acronimo BES sta, quindi, ad indicare una vasta area di alunni per i quali il principio della personalizzazione dell’insegnamento, sancito dalla Legge 53/2003, va applicato con particolari accentuazioni in quanto a peculiarità, intensività e durata delle modificazioni. Fermo restando l’obbligo di presentazione delle certificazioni per l’esercizio dei diritti conseguenti alle situazioni di disabilità e di DSA, diventa compito dei docenti indicare in quali altri casi sia opportuna e necessaria l’adozione di una personalizzazione della didattica ed eventualmente di misure compensative o dispensative, nella prospettiva di una presa in carico globale ed inclusiva di tutti gli alunni. (da www2.istruzioneer.it/bes).

Modalità operative

Le modalità operative saranno necessariamente diverse nei casi di:

  • disabilità certificate (legge 104/92);
  • Disturbi Specifici di Apprendimento (legge 170/2010);
  • alunni con svantaggio socioeconomico, linguistico e culturale o con disturbi evolutivi specifici;
    alunni che necessitano di assumere farmaci in orario scolastico;
  • alunni neoarrivati comunitari ed extra-comunitari;
  • alunni con handicap temporaneo;
  • istruzione ospedaliera;
  • istruzione domiciliare.

La scelta della modalità dipenderà dai documenti e/o dalle situazioni rilevate. Tutti i certificati, le relazioni cliniche o altre segnalazioni di problemi che le Famiglie intendono presentare alla scuola dovranno essere conformi alla nota USR-ER prot.9741 del 12/8/2014.

Accertamento della disabilità

La domanda per l’accertamento della disabilità in età evolutiva è presentata all’Istituto Nazionale della previdenza sociale (INPS). Le commissioni mediche – si legge nel P.I. dell’ITES Luigi Einaudi di Verona – sono composte da un medico legale, che assume le funzioni di presidente, e da due medici specialisti, scelti fra quelli in pediatria, in neuropsichiatria infantile o nella specializzazione inerente la condizione di salute del soggetto. Tali commissioni sono integrate da un assistente specialistico o dall’operatore sociale, individuati dall’ente locale, nonché dal medico INPS.

Valutazione diagnostico-funzionale

Si tratta del certificato medico diagnostico-funzionale contenente la diagnosi clinica e gli elementi attinenti alla valutazione del funzionamento.

Profilo di Funzionamento (PF)

Il Profilo di funzionamento, che ricomprende la diagnosi funzionale e il profilo dinamico-funzionale, è redatto dall’unità di valutazione multidisciplinare di cui al decreto del Presidente della Repubblica 24 febbraio 1994, composta da:

  • un medico specialista o un esperto della condizione di salute della persona;
  • uno specialista in neuropsichiatria infantile;
  • un terapista della riabilitazione;
  • un assistente sociale o un rappresentante dell’Ente locale di competenza che ha in carico il soggetto.

Il Profilo di funzionamento è il documento propedeutico e necessario alla predisposizione del Progetto Individuale e del PEI ed è redatto con la collaborazione dei genitori dell’alunno con disabilità, nonché con la partecipazione di un rappresentante dell’amministrazione scolastica, individuato preferibilmente tra i docenti della scuola frequentata.

PIANO PER INCLUSIONE

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