Inclusione, Rapisarda: Anche il carcere “apre” le porte ai libri tattili

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In occasione della IV Edizione del Concorso Nazionale di editoria tattile “Tocca a te”, organizzato nei giorni scorsi dalla Federazione Pro Ciechi, all’interno dell’Istituto di pena di massima sicurezza “Badu e Carros” di Nuoro, è stato realizzato il progetto sperimentale-riabilitativo “Leggere con le mani”.

Commenta il Direttore dell’I.Ri.Fo.R. Gianluca Rapisarda: “Il progetto è stato coordinato dalle esperte di libri tattili e di produzione editoriale per l’infanzia, Daniela Pomata e Cristina Berardi ed è stato accolto con entusiasmo, interesse e disponibilità, dalla Direttrice dell’Istituto di pena nuorese, Dottoressa Luisa Pesante e dal suo staff di educatrici.

Le attività si sono svolte durante un incontro settimanale pomeridiano della durata di due ore ciascuno, coinvolgendo, a partire dal mese di febbraio 2017, i detenuti della locale struttura carceraria.”

Prosegue il Direttore Gianluca Rapisarda: “I tre libri che hanno partecipato al Concorso “Tocca a te” sono stati:

L’Italia e le sue 20 regioni
Gli animali della savana
La giornata di Mario.

In particolare, il primo lavoro, “L’Italia e le sue 20 regioni” è stato premiato ad Assisi con la menzione speciale “Libro del cuore”, in occasione della recente giornata conclusiva del Tocca a te! 2017.”
Conclude Gianluca Rapisarda: “Le mani ruvide che lavorano, quelle lisce che accarezzano, le mani grandi che stringono quelle piccole”: è questo il forte messaggio “inclusivo” e di libertà che, grazie al “Tocca a te!” 2017, hanno trasmesso a noi tutti i detenuti dell’Istituto di pena di massima sicurezza Badu e Carros di Nuoro. A tutti loro va il nostro più sentito e profondo ringraziamento per averci dimostrato, mediante alcuni semplici ma “preziosissimi” libri tattili, che la lettura è un diritto di tutti, capace di abbattere ogni barriera e di promuovere l’incontro tra persone con origini e abilità diverse.”

Di seguito le significative riflessioni delle responsabili del progetto Cristina Berardi e Daniela Pomata:
Entrare per la prima volta in una realtà carceraria ci ha fatto vedere un mondo escluso. Un mondo di sofferenza in cui le persone che abbiamo incontrato ci hanno mostrato grande rispetto, sensibilità umana e desiderio di fare. Fare delle cose, dedicarsi, essere motivati a fare per restituire qualcosa al mondo di fuori. Quest’esperienza, che speriamo di poter replicare in futuro, ci fa pensare che il carcere debba dare delle opportunità di riscatto ai suoi ospiti. In mezzo al freddo di tutto quel ferro cigolante e arrugginito.

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