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Inclusione degli alunni con altri disturbi evolutivi specifici: cosa sono e un esempio di PDP

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Il protocollo “Inclusione degli alunni con altri disturbi evolutivi specifici” contiene informazioni sulle pratiche per l’inclusione degli alunni con altri disturbi evolutivi specifici non rientranti nei casi previsti dalla Legge 170/2010; definisce i ruoli ed i compiti di ciascuno; traccia le linee di tutte quelle attività volte a favorire un reale percorso di apprendimento e migliorare il processo di integrazione degli alunni con altri disturbi evolutivi specifici. Per quanto riguarda gli alunni con altri disturbi evolutivi specifici, la normativa di riferimento è costituita dalla Direttiva Ministeriale del 27 dicembre 2012 “Strumenti d’intervento per alunni con bisogni educativi speciali e organizzazione territoriale per l’inclusione scolastica” e dalle successive circolari del MIUR n. 8 del 6/03/ 2013 e n. 2563 del 22/11/2013.

I disturbi evolutivi specifici oltre i D.S.A

Oltre ai DSA, sono disturbi evolutivi specifici:

  • deficit dell’area del linguaggio
  • deficit nelle aree non verbali
  • deficit da disturbo dell’attenzione e dell’iperattività (ADHD)
  • funzionamento cognitivo limite (borderline)
  • altre problematiche severe.

Difficoltà e disturbi di apprendimento

La nota 2563 del 22/11/2013 chiarisce alcuni punti relativamente a “Difficoltà e disturbi di apprendimento”.

A tal riguardo – come è sottolineato brillantemente nel “Protocollo di accoglienza per alunni con Bisogni Educativi Speciali” redatto e in uso nel prestigioso Istituto Comprensivo Statale “Vincenzo Randi” di Ravenna, diretto dal dirigente scolastico prof. Mirco Banzola, eccellente dirigente dello Stato – occorre distinguere tra:

  • ordinarie difficoltà di apprendimento = difficoltà che possono essere osservate per periodi temporanei in ogni alunno;
  • gravi difficoltà di apprendimento = difficoltà che hanno un carattere più stabile o che presentano un maggior grado di complessità;
  • disturbi di apprendimento = hanno carattere permanente e base neurobiologica.

Non basta rilevare una difficoltà di apprendimento per sostenere di trovarsi di fronte a un alunno con BES. Si dovrebbe riconoscere un BES solo in caso di “disturbo” (con base neurobiologica e carattere permanente): “La rilevazione di una mera difficoltà di apprendimento non dovrebbe indurre all’attivazione di un percorso specifico con la conseguente compilazione di un Piano Didattico Personalizzato”.

Diagnosi e certificazione

Per “diagnosi” si intende un giudizio clinico, attestante la presenza di una patologia o di un disturbo, che può essere rilasciato da un medico, da uno psicologo o comunque da uno specialista iscritto negli albi delle professioni sanitarie. Per “certificazione” si intende un documento, con valore legale, che attesta il diritto dell’interessato ad avvalersi delle misure previste da precise disposizioni di legge, le cui procedure di rilascio ed i conseguenti diritti che ne derivano sono disciplinati dalle suddette leggi e dalla normativa di riferimento. Pertanto (come è sottolineato brillantemente nel “Protocollo di accoglienza per alunni con Bisogni Educativi Speciali” redatto e in uso nel prestigioso Istituto Comprensivo Statale “Vincenzo Randi” di Ravenna): 1) per i DSA le strutture pubbliche rilasciano “certificazioni” ai sensi della normativa vigente; 2) per tutti gli altri disturbi specifici è possibile ottenere solo una “diagnosi” clinica.

La decisione del Consiglio di Classe/Team docente

Se non c’è certificazione ai sensi della L. 104/92 o della L.170/10, decide il CdC/Team Docente, indipendentemente dalla richiesta dei genitori:

  • “Si ribadisce che, anche in presenza di richieste dei genitori accompagnate da diagnosi che però non hanno dato diritto alla certificazione di disabilità o di DSA, il Consiglio di Classe è autonomo nel decidere se formulare o non formulare un Piano Didattico Personalizzato”.
    Per un alunno con difficoltà non meglio specificate, occorre l’accordo del CdC/Team Docente per adottare il PDP.:
  • “In ultima analisi, (…), nel caso di difficoltà non meglio specificate, soltanto qualora nell’ambito del Consiglio di Classe (…) si concordi di valutare l’efficacia di strumenti specifici questo potrà comportare l’adozione e quindi la compilazione di un Piano Didattico Personalizzato, con eventuali strumenti compensativi e/o misure dispensative”.

Salvaguardia degli obiettivi di apprendimento

“È opportuno ribadire che, in ogni caso, tutte queste iniziative hanno lo scopo di offrire maggiori opportunità formative attraverso la flessibilità dei percorsi, non certo di abbassare i livelli di apprendimento”. “Il Piano Didattico Personalizzato va quindi inteso come uno strumento in più per curvare la metodologia alle esigenze dell’alunno, o meglio alla sua persona, rimettendo alla esclusiva discrezionalità dei docenti la decisione in ordine alle scelte didattiche, ai percorsi da seguire ed alle modalità di valutazione”.

In conclusione

  • Se c’è una certificazione (L. 104/92 o L.170/10), l’alunno gode di un DIRITTO ad una serie di agevolazioni che non si possono violare in alcun modo;
  • se c’è solo una diagnosi di disturbo o di patologia o una segnalazione di DISAGIO, allora è il CdC/Team docente che decide cosa fare e come farlo.

Quali bisogni educativi speciali abbia l’alunno e anche quali documentazioni eventualmente richiedere

È il CdC/Team Docente che valuta se e quali bisogni educativi speciali abbia l’alunno e anche quali documentazioni eventualmente richiedere per valutare la situazione (l’importante è che la decisione venga verbalizzata e motivata; copia della decisione dovrà essere trasmessa al docente Funzione Strumentale per l’Inclusione degli alunni con altri BES per gli adempimenti di rito). Nell’ambito del percorso di continuità didattica interno all’Istituto – come è sottolineato brillantemente nel “Protocollo di accoglienza per alunni con Bisogni Educativi Speciali” redatto e in uso nel prestigioso Istituto Comprensivo Statale “Vincenzo Randi” di Ravenna, diretto dal dirigente scolastico prof. Mirco Banzola – i consigli di classe del primo anno della scuola secondaria di primo grado non potranno prescindere dai Piani Didattici Personalizzati elaborati dai docenti della scuola primaria, che di norma, saranno confermati in via provvisoria anche per la scuola secondaria; qualora il consiglio di classe decida motivatamente di non confermarli, la decisione dovrà essere verbalizzata e motivata; copia della decisione dovrà essere trasmessa al docente Funzione Strumentale per l’inclusione degli alunni con altri BES per gli adempimenti di rito.

Ruoli e compiti delle figure coinvolte: la famiglia

La famiglia, uno specialista, i servizi sanitari nazionali, etc., possono chiedere la predisposizione di percorso personalizzato ma la decisione finale di attivarlo spetta esclusivamente al CdC/Team Docente.

Ruoli e compiti delle figure coinvolte: il Consiglio di Classe/Team Docente

La decisione di predisporre un PDP – come è sottolineato nel “Protocollo di accoglienza per alunni con Bisogni Educativi Speciali” redatto e in uso nel prestigioso Istituto Comprensivo Statale “Vincenzo Randi” di Ravenna – è solo del Consiglio di Classe/Team Docente. Ove non sia presente certificazione clinica o diagnosi, il Consiglio di Classe/Team Docente motiverà opportunamente, verbalizzandole e inviandone copia della relazione al docente Funzione Strumentale per l’inclusione degli alunni con altri BES, le decisioni assunte sulla base di considerazioni pedagogiche e didattiche e valuterà la possibilità di attivare un PDP previo confronto con la famiglia. Il percorso personalizzato avrà una durata non superiore all’anno scolastico e la sua adozione ha lo scopo di favorire il successo scolastico dell’alunno ma non di garantirlo. Le scuole possono avvalersi per tutti gli alunni con bisogni educativi speciali degli strumenti compensativi e delle misure dispensative previste dalle disposizioni attuative della Legge 170/2010 8DM 5699/2011) meglio descritte nelle allegate Linee Guida.

Quale iter?

Quando il Consiglio di Classe/Team Docente ha deciso di attivare una didattica personalizzata – come è sottolineato nel “Protocollo di accoglienza per alunni con Bisogni Educativi Speciali” redatto e in uso nel prestigioso Istituto Comprensivo Statale “Vincenzo Randi” di Ravenna – può farlo:

  • indicando all’interno del verbale della riunione del Consiglio di Classe o Team Docente la descrizione della situazione e le strategie individuate per supportare il percorso scolastico dell’alunno;
  • predisponendo un PDP con le modalità e tempistiche sotto indicate: entro fine settembre/primi di ottobre, il coordinatore effettuerà un colloquio con la famiglia al fine di raccogliere le informazioni necessarie per documentare al Consiglio di Classe/Team docente la situazione; ad ottobre: i docenti, dopo un periodo di osservazione, prenderanno accordi per la predisposizione del PDP e li condivideranno con l’alunno e la famiglia coinvolti; a novembre o i docenti effettueranno la stesura finale e la sottoscrizione del PDP da parte di docenti, genitori, studente e dirigente scolastico; entro la fine del primo periodo valutativo i PDP verranno depositati in segreteria nelle cartelline personali degli alunni; durante tutto l’anno scolastico il Consiglio di Classe/Team docente lavorerà con lo studente per comprendere il livello di conoscenza e accettazione delle proprie difficoltà; durante tutto l’anno scolastico il Consiglio di Classe terrà monitorato il PDP mediante verifiche in itinere; a seguito dello scrutinio finale il Coordinatore avrà cura di verificare insieme al Consiglio di Classe/Team docente l’adeguatezza del PDP, valutando la necessità di eventuali modifiche migliorative rispetto a strumenti, misure e metodologie adottate.

Le richieste effettuate ad anno inoltrato

Se la richiesta da parte della famiglia, da parte dei servizi sociali o di uno specialista viene prodotta oltre il 31 marzo non c’è più il tempo per predisporre un PDP che segua il format previsto, pertanto si privilegerà l’indicazione della descrizione all’interno del verbale di come si intende procedere e si depositerà in segreteria un estratto del verbale. Copia della decisione dovrà essere trasmessa al docente Funzione Strumentale per l’Inclusione degli alunni con altri BES per gli adempimenti di rito.

Le fasi del progetto di inclusione e le modalità dell’intervento didattico

Per quanto riguarda le fasi del progetto di integrazione e le modalità dell’intervento didattico, si precisa – come è sottolineato nel “Protocollo di accoglienza per alunni con Bisogni Educativi Speciali” redatto e in uso nel prestigioso Istituto Comprensivo Statale “Vincenzo Randi” di Ravenna – che per gli alunni che fanno parte di questa categoria di BES la scuola:

  • avrà cura di monitorare l’efficacia degli interventi affinché siano messi in atto per il tempo strettamente necessario;
  • applicherà in forma transitoria strumenti compensativi e misure dispensative (a differenza delle situazioni di disturbo documentate da certificazione), in modo attinente gli aspetti didattici ritenuti necessari, privilegiando in forma maggiormente continuativa strategie educative e didattiche personalizzate;
  • terrà conto delle norme relative allo svolgimento degli esami di Stato o delle rilevazioni annuali degli apprendimenti che verranno eventualmente fornite dal Ministero: si segnala che, ad oggi, per lo svolgimento dell’esame di stato non è previsto l’uso di misure compensative e dispensative per alunni con BES senza certificazione.

A chi chiedere chiarimenti

Nel caso in cui emergessero particolari necessità, i genitori potranno contattare:

  • il docente coordinatore di classe
  • il docente Funzione Strumentale per l’inclusione degli alunni con altri BES.

Un esempio di PDP per alunni con disturbi evolutivi specifici

In allegato un esempio di PDP per la Scuola Primaria/Secondaria di Primo Grado per alunni con disturbi evolutivi specifici realizzato dall’Istituto Comprensivo Statale “Rita Levi Montalcini” di Suisio (BG), diretto con particolare competenza dal Dirigente scolastico Roberta Dott.ssa Villa.

PDP disturbi evolutivi specifici

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