Inclusione, buone pratiche alla DD “P. Novelli” di Monreale: viaggio studio a Malta per alunno autistico

di redazione
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Alla Direzione Didattica “P. Novelli” di Monreale, un’esperienza di inclusione, un progetto didattico che diventa un’ avventura. Un viaggio-studio a Malta di un bambino autistico, che rappresenta una sfida lunga cinque giorni contro tutte quelle barriere invisibili, di solito difficili da abbattere.

“Di fronte alle numerose critiche, spesso pretestuose, mosse alla scuola italiana e allo scarso impegno dei docenti, riguardo al tema dell’inclusione degli alunni con disabilità, emerge invece la testimonianza reale di coloro i quali dimostrano quotidianamente di lavorare con costanza, passione, responsabilità e riserbo, promuovendo e determinando il successo formativo dei propri alunni. Docenti di cui andare orgogliosi e per cui vale la pena spendersi ogni giorno incondizionatamente!”. Questa la riflessione della Dirigente Scolastica Chiara Di Prima, della Direzione Didattica “P. Novelli” di Monreale, scuola frequentata da Filippo, alunno autistico protagonista di un’esperienza straordinaria di inclusione, frutto di un lungo e fecondo percorso, qui raccontato dalla sua insegnante Maria Rosa Buono.

– Filippo sei contento? Ti piace viaggiare con me, con le altre maestre e con i compagni?

– Oh sì, mi piace moltissimo, sono felice.
– Sono felice anch’io perché sto viaggiando con te.
– Sì, viaggiare è bellissimo, Malta é bellissima, io voglio viaggiare sempre, voglio andare a…
– Dove, Filippo?
– Dopo Malta, voglio andare a New York!
Quella che sto per narrarvi è la storia di un viaggio abbastanza particolare: in realtà è la seconda e più complessa tappa di un percorso esistenziale unico nel suo genere, iniziato circa sei mesi fa con un altro, anche se brevissimo, viaggio alla volta di Sondrio, effettuato da Filippo, bambino “speciale”, un gruppo di maestre, tra cui la sottoscritta, sua insegnante di sostegno, la Dirigente Scolastica e una ristretta rappresentanza di alunni della D.D. “P. Novelli” di Monreale, per l’inaugurazione dell’Anno Scolastico 2016- 17: la prima significativa tappa che, unita a quest’ultima intensa esperienza, si spera possa arricchire il percorso personale di Filippo, a tal punto da poter diventare uno vero e proprio stile di vita per lui, oltre che un esempio innovativo per gli altri. Anche questa volta, come il viaggio in Valtellina, la “particolarità” si configura  non tanto nello spostamento in sé, ma nell’ inusualità dei protagonisti del viaggio stesso, un bambino affetto da deficit pervasivo dello sviluppo psicologico (autismo)  e la sua insegnante, all’interno di un’esperienza condivisa con altri venti alunni e altre tre docenti. Quest’ultima situazione  però, é risultata essere, sin da subito, uno step molto più lungo, impegnativo e articolato rispetto al precedente, un’opportunità molto bella, stimolante ma difficile, addirittura in un altro Stato, Malta, e in una circostanza decisamente più variegata: una Vacanza- Studio, per acquisire il livello A1 di conoscenza della lingua inglese, in un contesto ricco di stimoli, lezioni ed estenuanti escursioni, con insegnanti e guide madrelingua.
Prima di dettagliare ulteriormente la narrazione di tale percorso, decisamente particolare e che si può identificare come una vera e propria sfida, mi sembra corretto, data la delicata particolarità dell’esperienza vissuta, soffermarmi sul valore del viaggio come metafora della vita, e, di conseguenza, di ogni processo educativo e formativo.
Una famosa massima afferma che l’importante non è la meta, ma il viaggio, perché è quest’ultimo che possiede la capacità di cambiarci in qualche modo, di formarci veramente.
Il viaggio come luogo fisico si integra col viaggio come luogo mentale, ma entrambi i luoghi non sono statici, essi conducono alla meta più agognata: il cambiamento, il miglioramento di noi stessi, attraverso nuovi stimoli, esperienze profonde e diversificate. Il viaggio traccia il percorso per ritrovare noi stessi, per metterci in continua tensione emotiva, per misurare le nostre capacità, le nostre certezze e  le nostre abitudini, al fine di confrontarle con altre certezze e altre abitudini. Persino il Mondo Classico, attraverso imponenti opere, come ad esempio l’Odissea di Omero, ci ha dimostrato l’essenza autentica del viaggio, la caratteristica fondamentale di esso, costituita dal fatto che è possibile  tornare alla meta solo dopo averlo vissuto completamente, infatti Ulisse,  piuttosto che ritornare subito a Itaca, ha preferito visitare prima altri luoghi, fare nuove esperienze, vivendo intensamente forti emozioni, enfatizzate da ogni sorta di difficoltà e pericoli.

José Saramago, grande scrittore portoghese, afferma che viaggiare è una delle molteplici facce della felicità. Consideriamo, a titolo esemplificativo, il viaggio in senso strettamente fisico: cioè l’atto di spostarci da un luogo all’altro, esso diventa l’espressione massima del voler ricercare qualcosa di nuovo  che ci appaghi,  esattamente come, durante la nostra vita, ricerchiamo incessantemente la felicità, che realizzi i nostri desideri e ci renda migliori sui molteplici e diversi aspetti della nostra esistenza.

Ma quale valenza fondamentale potrà assumere questa esperienza nel complesso percorso educativo di Filippo?

Come potrà un bambino di quasi dieci anni, autistico, quindi che fatica, a volte, a scindere la sua personalissima realtà da quella circostante,  tendenzialmente percepita come disturbante e ostile, interagire con i molteplici stimoli tutti diversi fra di loro e, soprattutto, tutti insieme?

Come riuscirà ad affrontare quella che, analizzata con l’aridità delle statistiche, risulterebbe più uno stress che un’esperienza formativa?

Questi quesiti hanno macerato per mesi di pressanti dubbi, le nostre fluttuanti certezze, fino alla sofferta ma determinata decisione finale, quella  di accogliere la sfida, di viverla fino in fondo, a qualsiasi costo, immergendoci tutti,  consapevoli delle possibili difficoltà, in un sommerso misconosciuto, di cui non potevamo ipotizzare né  la profondità, né le possibili vie d’uscita.

 Il fatto è che sull’autismo si dice tutto e il contrario di tutto, forse perché sull’autismo quel “tutto” ancora non è chiaro, ancora non si comprende con millimetrica certezza scientifica. Allora, di fronte a svariati tentativi ed errori,  non resta che seguire l’istinto: fidarsi dei medici, degli studi, delle statistiche è fondamentale, si direbbe  è  una “condicio sine qua non”, ma fidarsi di sè stessi diventa, in alcune circostanze,  la leva in più  che ci permette di coltivare un sogno e di provare a realizzarlo concretamente, a discapito di chi ” ne sottinea l’incoscienza” o del disappunto di detrattori vari, che inevitabilmente si aggrappano agli stereotipi. Noi questo sogno, limitato a una porzione di tempo rubata alla quotidianità,  lo abbiamo realizzato, anche solo per seguire, in stretta sinergia con la famiglia,  l’excursus di un sorprendente adattamento ad ambienti diversi e ritmi sostenuti, solo per vivere un’esperienza che possa farci comprendere qualcosa in più di una “condizione sfuggente ma affascinante, oltre che complessa e sofferta”, o semplicemente solo per poter cogliere sul volto di un alunno, di un figlio, di un bambino, il risveglio di nuove motivazioni, emozioni e dimostrazioni tangibili di un coinvolgimento che diventa essenziale, anzi vitale.

I cinque giorni a Malta,  ci hanno sorprendentemente svelato, oltre ogni più rosea previsione, un Filippo inedito: decisamente più autonomo del previsto, capace di seguire le regole del gruppo, capace di adattarsi ad ogni nuova situazione, dal cibo diverso, alle lezioni in un ambiente completamente differente da quello scolastico a lui noto, frutto di un ormai lunghissimo e,  a tratti, tormentato periodo di sofferto rodaggio: un Filippo linguista che si sforza di comprendere e rispondere in inglese; un Filippo sportivo, capace di sostenere il ritmo di lunghe camminate alla scoperta di città e paesaggi sconosciuti; un Filippo entusiasta, che si anima di intraprendente voglia di trasmettere informazioni, dinnanzi alle splendide vasche dell’Acquario di Malta, spiegando ai compagni ogni particolare tipologia o provenienza dei pesci, con il piglio competente di un biologo marino; un Filippo turista, che sa scegliere e acquistare souvenir, personalizzandoli ai vari componenti della sua Famiglia. Un Filippo amichevole, che sa partecipare a un pigiama party improvvisato in albergo e riesce a ritagliarsi un ruolo attivo durante i giochi, che chiede informazioni e interagisce tranquillamente con tutte le insegnanti del nostro gruppo, anche quelle che non conosceva prima di questo viaggio.

Ciò che abbiamo osservato è un  Filippo “forse felice” o comunque sicuramente più appagato, che ha saputo raggiungere una meta davvero importante, che lascerà segni indelebili e traccerá la concreta speranza di poter raggiungere  mete sempre più ambiziose.
Il coronamento di questa vacanza- studio è stato suggellato da un documento ufficiale, l’acquisizione della competenza linguistica, certificata: livello A1 di conoscenza dell’ Inglese, esattamente come gli altri compagni. Questa certificazione sudata e meritata, compendia in sé  anche un signigicativo valore simbolico: l’emblema di un viaggio che ha sancito l’inizio di un altro percorso, un viaggio ancora più imponente e ambizioso, quello da effettuare con l’ausilio di un mezzo che si é  rivelato indispensabile, un mezzo conosciuto ancora di più durante questa prima importante tratta, sicuramente il piu efficace, solido e indistruttibile: la Volontà.
Parafrasando  una frase di Malala Yousafzai, mi sento di  poter affermare con maggiore determinazione e, forse, con un pizzico di incosciente follia che : “one teacher, one special child, one journey can change the world” (un’insegnante, un bambino speciale, un viaggio possono cambiare il mondo).
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