Inclusione, Adida: uno specchietto per le allodole

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ADIDA – Il Governo Gentiloni, illegittimo quanto il precedente, ha velocemente messo mano alle deleghe in bianco, che la Legge 107 di riforma della scuola, ha lasciato nelle mani dell’esecutivo.

Tra le materie su cui sono state in questi giorni redatte le bozze, vi è quella della riformulazione del profilo degli insegnanti per le attività di sostegno, figura cardine per garantire agli alunni con disabilità il diritto all’istruzione e, soprattutto, all’inclusione sociale ancor prima che scolastica.
Nella delega, che implicitamente ammette la grave situazione relativa alla mancata stabilizzazione di docenti specializzati nel sostegno didattico, si definisce e si “garantisce” la formazione di nuovi insegnanti, attraverso la messa al bando di corsi di specializzazione a numero chiuso.

Proposito lodevole quello di restringere l’accesso alla specializzazione ad accesso contingentato e delegare la spesa del corso agli aspiranti! Bel modo davvero per garantire la formazione dei docenti, stabilita per altro dalla legge 104/92, per sostenere l’inclusione dell’alunno con disabilità.

La figura del docente specializzato, lo ricordiamo, non è l’unica figura dedicata all’inclusione. Con lui i docenti curricolari sono tenuti a partecipare sia all’elaborazione del Piano Educativo Individualizzato, sia alla redazione del Profilo Dinamico di Funzionamento. Come docenti di classe, entrambi progettano attività di apprendimento che devono tener conto di tutti i bisogni educativi speciali in classe: sia che essi riguardino disturbi specifici di apprendimento, sia disturbi da deficit di attenzione o iperattività…
Un’adeguata formazione, dunque, dovrebbe essere oggi alla base di una buona scuola, perché le strategie didattiche e le buone pratiche devono diventare patrimonio di tutti, personale ATA compreso.

Come garantire l’inclusione reale, perciò, senza prevedere una adeguata preparazione degli insegnanti, di fatto preclusa dal numero chiuso dei corsi di specializzazione?

Come si pensa di modificare la figura del docente specializzato, senza una diffusa conoscenza di strumenti adeguati affinché questi diventino bene comune, e non la specialità nelle nostre classi?
Come portare la cultura inclusiva nelle nostre scuole, anche tra docenti, quando la figura specializzata, nella quotidianità, non è adeguatamente valorizzata, anzi spesso emarginata, motivo per cui molti dei docenti scelgono di ritornare ad insegnare la disciplina, o su posto comune, soprattutto nella scuola primaria e dell’infanzia?

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