In tutta Europa c’è una crisi di vocazione della professione docente. L’allarme dell’UE: “Basta con la troppa burocrazia, rischio disaffezione”

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Carriera, sviluppo professionale e benessere. Si chiama così la pubblicazione redatta da Eurydice e resa nota lo scorso marzo.

Il rapporto si basa su interviste raccolte tra i vari attori dei sistemi scolastici europei (docenti e dirigenti scolastici) al fine di raccogliere percezioni personali ed esperienze concrete.

I risultati del rapporto sono noti, gli insegnanti dedicano alle attività d’aula meno della metà del proprio orario di lavoro. Il resto del tempo è distribuito tra attività funzionali all’insegnamento (come la preparazione delle lezioni o la correzione delle verifiche), poi sono costretti a concedere tempo ed energie ad attività burocratico-amministrative, necessarie per garantire il funzionamento della complessità di un’organizzazione come la scuola.

Il rischio è che la progressiva iper-burocratizzazione della professione generi disaffezione.

In generale i docenti sono insoddisfatti non solo dell’eccessivo carico burocratico, ma anche degli stipendi troppo bassi. Le aspettative troppo alte di genitori e studenti unite alla crescente incapacità di gestire le classi sono alla base del crescente malcontento.

Per Euyridice, in tutta Europa, i sistemi educativi stanno affrontando una crisi vocazionale della professione docente. La maggior parte dei paesi riscontra una carenza generale di insegnanti, a volte esacerbata da squilibri nella loro distribuzione tra materie ed aree geografiche, da un invecchiamento della popolazione docente, da abbandoni della professione e da bassi tassi di partecipazione alla formazione iniziale.

Molti sistemi educativi affrontano diverse sfide contemporaneamente e hanno bisogno di politiche che possano ridare attrattività alla professione dell’insegnamento come scelta di carriera. I governi di tutta Europa devono mettere in atto piani che mirano a contrastare il logoramento degli insegnanti, spesso tramite la riorganizzazione della formazione iniziale, il miglioramento delle condizioni di lavoro, la riforma dei percorsi di carriera e la modernizzazione dello sviluppo professionale continuo.

RAPPORTO EURYDICE [PDF]

Attività di insegnamento e attività funzionali all’insegnamento

Quali sono le attività dei docenti? Le attività di insegnamento sono quelle che i docenti trascorrono in classe tra spiegazioni, interrogazioni, gestione degli studenti etc. Le attività funzionali all’insegnamento, invece, sono di due tipologie:

Attività individuali funzionali all’insegnamento:

  • preparazione delle lezioni e delle esercitazioni;
  • correzione degli elaborati;
  • rapporti e collaborazione con le famiglie.

Attività collegiali funzionali all’insegnamento

Nell’immaginario collettivo dell’insegnante corrispondono ai famosi adempimenti burocratici. 

  • fino a n. 40 ore annue per la partecipazione alle riunioni del Collegio dei docenti/Dipartimenti, compresa l’attività di programmazione e verifica di inizio e fine anno/preparazione di lezioni ed esercitazioni, correzione elaborati e l’informazione alle famiglie sui risultati degli scrutini trimestrali, quadrimestrali e finali e sull’andamento delle attività educative nelle scuole materne e nelle istituzioni educative; in queste 40 ore rientrano anche le ore da destinare alle commissioni che lavorano per la elaborazione e realizzazione del PTOF
  • fino a n.40 ore annue per la partecipazione ai consigli di classe, di interclasse, di intersezione. Per la partecipazione a tali attività, il Contratto  puntualizza che gli obblighi relativi a queste attività sono programmati secondo criteri stabiliti dal collegio dei docenti; nell’ambito della programmazione occorrerà tener in considerazione gli impegni di servizio degli insegnanti con un numero di classi superiore a sei in modo da prevedere un impegno fino a 40 ore annue;
  • svolgimento scrutini ed esami compresa la compilazione degli atti relativi alla valutazione (al di fuori delle predette 40 ore)

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