In tre anni hanno lasciato i banchi 34mila studenti delle medie, con il Covid sono aumentati. Anief: colpa anche delle classi da 28-30 ragazzi, cambiamo i “tetti”

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La situazione sugli abbandoni scolastici continua a essere preoccupante: scorrendo il Focus sulla dispersione scolastica nella scuola secondaria, pubblicato in questi giorni dal Ministero dell’Istruzione e predisposto dal DGSIS – Ufficio Gestione Patrimonio informativo e Statistica – si scopre che tra gli alunni più a rischio vi sono quelli frequentanti la scuola media.

Tre, in particolare, sono i momenti a rischio: abbandono dei banchi in corso d’anno, nel passaggio da una classe all’altra oppure nel passaggio di ciclo, dal terzo anno della secondaria di primo grado al primo anno della secondaria di secondo grado.

Nel periodo che va dal 2017 al 2010, oltre 34mila alunni, rientranti in una di questi casi, hanno lasciato la scuola. Poi, ci sono gli studenti che hanno difficoltà nel corso delle superiori, che fanno innalzare i numeri. Considerando che con il Covid, come emerso durante il G20 dei ministri dell’Istruzione svolto in questi giorni a Catania, il disagio è aumentato, c’è da aspettarsi che nell’ultimo periodo la situazione sia pure peggiorata.

Anief ritiene che sia giunto il momento di attuare delle disposizioni normative che contrastino pesantemente questa tendenza: “approfittando del tasso di denatalità – sostiene Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – si devono assolutamente mantenere e, laddove necessario, aumentare gli organici dei docenti e del personale Ata. In questo modo si potrebbe andare a incidere sul numero di alunni per classe, portandoli a massi 18-20 anziché 28-30, come avviene attualmente proprio in quelle classi dove sono collocati gli studenti più a rischio. Perché, paradossalmente, i parametri imposti dal dimensionamento scolastico attuato negli ultimi dodici anni prevedono esattamente al primo e secondo anno delle scuole secondarie la maggiore concentrazioni di ragazzi nella stessa aula”.

Complessivamente – sintetizza Tuttoscuola – nelle tre tipologie di abbandono (e nel passaggio di ciclo) la scuola secondaria di I grado ha registrato 18.566 abbandoni nel biennio 2017-18/2018-19 e 15.767 nel biennio 2018-19/2019-20 per un totale superiore a 34,3mila abbandoni, con percentuali rispettivamente dell’1,1% e dello 0,9%. Da un punto di vista meramente statistico percentuali intorno all’1% hanno forse poca rilevanza, ma da un punto di vista sociale e umano 34 mila ragazzi che lasciano la scuola dell’obbligo suonano quasi come una sconfitta, per loro e per le istituzioni pubbliche (scuola compresa)”.

Il problema è che questi dati “smentiscono una convinzione diffusa secondo cui nelle scuole dell’obbligo (secondaria di I grado in particolare) non dovrebbe esserci dispersione e abbandono”, ma soprattutto essendo questi dati riferiti al biennio che ha preceduto la pandemia, si crea più di un “interrogativo sulle incidenze che il Covid 19 potrebbe avere indotto sugli abbandoni degli anni successivi”.

Secondo Marcello Pacifico, leader dell’Anief, molto dipende dalla concentrazione di alunni in una sola classe, che proprio nella secondaria tocca l’apice: “è una condizione – dice il sindacalista autonomo – che confligge, inevitabilmente, sul grado di attenzione massima che il corpo docente può attuare per prevenire e rispondere alle difficoltà dello studente, il quale non “sentendo” la scuola come luogo a lui congeniale arriva a lasciare e ad ampliare la categoria dei neet. Ridurre le classi, però, non basta: serve anche più tempo scuola, come indicato nel Patto per la Scuola, dello scorso mese di maggio, oltre a un migliore orientamento”.

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