In tempo di pandemia la musica a scuola accorcia le distanze. Lettera

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inviata da Luisa Bruno –  Pandemia, paura, senso di smarrimento, classi in quarantena, la lista quotidiana dei malati, dei guariti, lʼelenco delle vittime ai TG, la mappa delle zone gialle, arancioni, rosse, tanta fatica per tutti. Sono una Prof di Musica al tempo del Covid, ho chiuso la mia aula-laboratorio a Marzo per riaprirla a Settembre.

Sul pianoforte ho ritrovato lo spartito di quel brano studiato a metà, quello che ho continuato ad insegnare da casa seduta davanti ad un computer o attraverso alcuni tutorial.

Dopo tanti mesi di quei volti degli alunni che apparivano solo in video , in modalità “remota”, di registrazioni ricevute dai ragazzi con frammenti di brani musicali, a volte suonati alla perfezione, a volte irriconoscibili, eccomi davanti ad una prima media, una prima media al tempo del Covid, la Prima A. Questʼanno, per i tanti problemi di banchi, distanziamento, disinfettanti per le mani, mascherine, non ho potuto far acquistare la chitarra ad ogni ragazzo: troppo voluminosa per i pochi spazi e la poca possibilità di muoversi. Ho scelto uno strumento alternativo, più facile da accordare e più maneggevole: lʼukulele.

Eʼ un anno molto particolare per tutti.

Guardare quegli occhi vivi dei ragazzi che escono da quel viso mascherato, non vedere lʼespressione della bocca, del sorriso, lʼimpossibilità di vederli vicini l ʼuno allʼaltro, magari messi in semicerchio a cantare e a preparare un bel saggio di Natale, mi rattrista.

Nonostante tutto questo disagio, questa prima media, formata da una ventina di ragazzi entusiasti, sta imparando a suonare bene.

Ieri, per la prima volta siamo ritornati, dopo tanto tempo, nella bellissima aula di musica.

Venticinque chitarre appese alla parete, quelle che utilizzavamo prima della pandemia, un bel pianoforte e tanti strumenti a percussione, purtroppo “intoccabili”.

Ho letto negli occhi dei ragazzi una felicità indescrivibile. In questʼaula oggi, alla sesta ora di un venerdì qualsiasi, finalmente tutti hanno respirato lʼaria di una “normalità” perduta.

Proprio qui, questi ragazzi, lo scorso anno, ero venuti in visita nellʼoccasione dellʼOpen Day, per ascoltare i loro compagni più grandi, “quelli delle medie”.

Loro erano ancora alla scuola primaria e temevano tanto quel salto, il dover salutare le maestre e spezzare una consuetudine durata cinque lunghi anni.

Le sedie sono distanziate, qui nellʼaula di Musica al tempo del Covid, davanti ad ogni posizione ho messo un leggio.

Finestre aperte, aria tiepida anche se è Novembre; si può incominciare.

Prima, per scaldare le dita, suoniamo una bella scala di Do Maggiore. Sembrano dei piccoli professionisti, dei maestri dʼorchestra e , soprattutto, stanno suonando benissimo!

Vedo quella quarantina di mani che lavorano coordinate tra di loro, mi sembra di trovarmi di fronte ad un piccolo ensemble di archi, di violini suonati senza arco, pizzicati.

In questi mesi, cʼè chi è dovuto rimanere a casa per una quarantena ed è rientrato a scuola senza rimanere indietro. Ha potuto seguire da casa con le video lezioni.

Oggi tutti suonano , miracolosamente, allo stesso livello.

Lʼora sta volando troppo in fretta. I ragazzi hanno eseguito di fila alcuni brani semplici che ho scritto per loro, piccole melodie per imparare a muoversi con padronanza sullo strumento.

Suonano insieme, suonano a tempo. Li accompagno con la mia chitarra e sembrano affascinati soprattutto di avermi li “dal vivo”.

Queste poche note mi stanno trasportando in unʼaltra dimensione, mi stanno facendo vivere unʼemozione immensa che non provavo da tanti mesi.

In un istante tutte le ansie e le preoccupazioni che stavo vivendo sono svanite lasciando il posto a bellissime sensazioni.

In queste quattro pareti , oggi , dalle 13.00 alle 14.00, da questi ragazzi distanziati almeno un metro fra di loro, con il viso coperto da un sipario azzurro, sta uscendo un solo suono, potente e dolcissimo allo stesso tempo.

Le note di ogni strumento si amalgamano e si abbracciano, senza preoccuparsi di mantenere la distanza di sicurezza.

Eh già: il suono può unirsi anche in tempo di pandemia, la musica, per fortuna, continua!

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