In tema di Riforma della Costituzione i libri di scuola si tingono di giallo

di Vincenzo Brancatisano
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Ha davvero senso mantenere un Parlamento con due Camere che si assomigliano come due gocce d’acqua e che fanno due volte lo stesso lavoro?

E’ la domanda dell’anno, quella che anima uno dei quesiti del Referendum costituzionale del 4 dicembre prossimo. Con esso si chiede ai cittadini di confermare o meno l’abolizione del bicameralismo paritario apportata dalla riforma Boschi.

Tra i principali sostenitori del No c’è il professor Gustavo Zagrebelsky, costituzionalista e autore di libri di testo per l’Università e per le scuole superiori. Zagrebelsky sostiene da tempo, e lo ha ribadito nel confronto televisivo con il premier Matteo Renzi, che il bicameralismo paritario non sia il male assoluto che i sostenitori del Sì vorrebbero far credere e che non abbia senso l’affermazione secondo cui le due Camere svolgono due volte lo stesso compito, citando il ruolo delle Corti d’Appello che in caso di impugnazione rifanno i processi di primo grado senza che si possa dire che il processo d’appello sia una ripetizione inutile.

Nei giorni scorsi ha fatto discutere la vicenda di alcuni sussidiari adottati in quinta elementare che riporterebbero la Riforma Boschi come se fosse già approvata.

Si tratta di una segnalazione giunta dal vicepresidente del senato, il leghista Roberto Calderoli, partito che si è schierato per il No. Sarebbero stati già distribuiti in diversi istituti scolastici, secondo quanto riferisce Calderoli, dei sussidiari nei quali si affronta il funzionamento del sistema parlamentare con già le modifiche di riforma: con un Senato formato non da senatori eletti dai cittadini ma da componenti nominati dalle Regioni.

Una faccenda, secondo Calderoli, che può influenzare i genitori nella scelta referendaria e si chiede se il Governo ne sapesse qualcosa o è stata una semplice svista della casa editrice. Il fatto curioso è che anche il testo di Diritto ed Economia politica di Zagrebelsky (coautori Trucco e Baccelli, edizione Zanichelli) in uso da un paio d’anni nei bienni di migliaia di classi italiane, contiene per opportuna completezza di analisi un riferimento alla Riforma (in via di stesura al momento della pubblicazione) e un apprezzamento poco lusinghiero verso il bicameralismo paritario che Zagrebelsky oggi dice vada sostenuto.

Ci si riferisce al ruolo del Senato, che la riforma riconduce a un ambito regionale che peraltro era quello immaginato dall’Assemblea Costituente, anche se quasi nessuno lo ricorda in questo periodo. Lo ricorda invece ed esplicitamente Zagrebelsky: “E in effetti, nell’intenzione del Costituente – si legge a pag. 130 del volume A scuola di diritto e di economia – la Camera avrebbe dovuto essere l’organo rappresentativo di tutto il popolo, mentre il Senato avrebbe dovuto essere il luogo di rappresentanza delle Regioni”. Infatti l’art. 57 della Costituzione sancisce che il Senato è eletto a base regionale.

A questo punto il testo di Zagrebelsky addebita ai partiti e alla “propria struttura accentrata” l’attenuazione delle “caratteristiche regionali della vita politica in Italia”, tanto che “le due Camere si assomigliano come due gocce d’acqua dal punto di vista politico”. Da ciò nasce secondo Zagrebelsky, “l’interrogativo se abbia senso mantenerle così come sono. Per questo sono fiorite proposte di modifica costituzionale per adeguare compiti e composizione del Senato all’esperienza di altri paesi europei”.

Il testo di Zagrebelsky è meritorio perché, sebbene risalga a due anni orsono, è uno dei pochi in uso che dia conto agli studenti del processo di revisione in corso. Tuttavia, vi si leggono delle affermazioni che contrastano fortemente con la tesi del No, di cui è portavoce, e secondo cui il bicameralismo paritario è invece un bene per l’azione legislativa del nostro Parlamento.

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