In risposta a Concita De Gregorio. Lettera

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Inviato da Antonio Macchione – Non conosco la situazione delle scuole superiori, anche se ho carissimi amici che insegnano/hanno insegnato ai tecnici e ai professionali.

Conosco abbastanza bene, invece, i pregiudizi sulle scuole primarie di certi quartieri e posso dire, per la mia esperienza, che gli insegnanti migliori li ho conosciuti nelle scuole dei quartieri più difficili, dove, se non sai insegnare, cambi mestiere. Ricordo ancora con quanto affetto e dedizione una collega di Baggio ricopriva i quaderni degli alunni, ritagliando le copertine da un rotolo di plastica. “Se non lo faccio io – mi diceva – chi lo fa? I quaderni devono essere tutti uguali, non uno con la copertina bella e l’altro malconcio”. Gli insegnanti delle scuole difficili, se non hanno la motivazione, rinunciano, non possono permettersi di andare a scuola a far passare il tempo. Se non insegnano loro a leggere e scrivere, non lo fa nessuno. Non ci sono i genitori a casa, le ripetizioni al pomeriggio… I bambini su quei banchi di scuola imparano la vita e gli insegnanti, spesso, sono gli unici punti fermi su cui possono contare. Ma questo non tutti lo sanno. Neanche fra i colleghi.

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