In questo tempo sospeso, particolare responsabilità per insegnanti. Lettera

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inviata da Teodora Cordone – In questo tempo sospeso, certamente doloroso, per tutti noi inaspettato ed inedito,
credo che ci sia una particolare responsabilità per tutti gli insegnanti, aiutare i nostri studenti ad elaborare un periodo difficile, a cui loro erano preparati ancor meno di noi.

La didattica a distanza presenta molti problemi, che tutti conosciamo, ma può essere uno strumento utile per essere vicini ai nostri alunni. E per aiutarli a elaborare. Soprattutto per coloro che non hanno strumenti adeguati, sono sforniti di PC, non hanno internet, qualcuno, pochi, non ha nemmeno uno smartphone. Ma in qualche modo, per telefono, vanno raggiunti e coinvolti, specialmente loro.

Perché sappiamo bene che alla povertà economica si accompagna troppo spesso una povertà culturale, così costoro sono quelli che in casa trovano pochi strumenti culturali per poter elaborare l’eccezionalità del momento, per capire. Inoltre probabilmente i loro genitori sono quelli che accusano di più la crisi economica, spesso lavoratori a giornata, in nero, a casa senza alcuna garanzia. Non si tratta di riempirli di compiti, di mimare un’attività in presenza, ma di capire che la didattica solo a distanza non è, come potrebbe essere in tempi normali uno strumento della normale didattica, ma è un’altra cosa. E come tale va gestita. È una necessità, e alle
necessità ci si adatta. O si soccombe. Solo che a soccombere sarebbero gli studenti, specie i più fragili socialmente e culturalmente, lasciati soli ad affrontare una situazione incomprensibile. Parliamogli, e facciamoli parlare, della situazione attuale, di quanto avviene sotto i loro occhi attoniti.

È il momento per riflettere sulla globalizzazione e sui suoi effetti, mai come adesso possono capire di cosa parliamo. Parliamo di salute e prevenzione, di norme igieniche e sistema immunitario, di contagio. Leggiamo la peste in Boccaccio e Manzoni, Lucrezio e Tucidide, ai più grandi anche Camus, potrebbero finalmente comprendere a che serve la letteratura, o meglio una delle sue finalità, ma è già qualcosa. È il momento privilegiato per
parlare di amicizia, sentiranno di certo la mancanza degli amici; di solidarietà, che è concreta in queste ore. Non ci può essere momento più adatto per parlare di regole, che non sono paletti alla nostra libertà, ma indicazioni per la nostra e l’altrui sicurezza. E di senso civico. Ai più grandi parliamo anche di economia. È il momento di riflettere sul presente, e di scrivere sul presente. Lo scritto li aiuterà, a poco a poco, a tirar fuori i loro fantasmi. Sì, perché è anche il momento di parlare della fragilità umana. E della morte. Lo scritto resterà loro, per il futuro. Ogni insegnante troverà le riflessioni più urgenti, ma di certo l’emergenza va vissuta come tale, non
come uno scimmiottare le attività in classe. Può andar bene l’esercizio di
grammatica, il problema di matematica, la lezione di arte, ma per dare loro la certezza che la normalità ritornerà e dovranno essere pronti. Ciò che conta è altro, elaborare il presente, ma anche non perdere l’occasione, il Kairòs, avrebbero detto gli antichi Greci, il momento opportuno.

Opportuno per colmare il vuoto di niente che si è creato: possiamo aiutarli, ora come mai, a comprendere che certi modelli sono niente, non danno senso alla vita. I vari “influencer”, dove sono adesso che trucco e parrucco sono in standby, che la vita non è più “il vestito, i capelli, le feste…”? Tutte cose che vanno benissimo, fino a quando non vi cerchiamo il senso dell’esistere. Non è con le “influencer” che si attraversano le difficoltà, ma con i Classici, con la cultura. Non è la moda che ci permetterà di uscire da questo incubo, ma la Scienza, non saranno i vip a salvarci, ma i medici, gli infermieri, gli scienziati, i volontari e tutti coloro che sono in prima linea.

 

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