In pandemia di acronimi, a scuola al tempo del Covid tra DDI e DAD. Lettera

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Inviata da Linda Ciano – Alunni e insegnanti sempre più disarmati di fronte alla disarmante bulimia di acronimi che la scuola, così generosamente, ci dona al tempo del COVID.

E, dopo un primo periodo di DAD, Didattica A Distanza, siamo passati alla DID, Didattica Integrata Digitale, la nuova frontiera di un insegnamento avanguardistico che strizza l’occhio – ma con moderazione – all’utilizzo degli strumenti informatici e del web, risorse “nuove”, che mirano a spodestare, o quanto meno a instaurare una diarchia, con la cara, vecchia Didattica tradizionale.

Ricordo che già ai tempi del mio corso di Specializzazione per diventare docente, la SICSI (Scuola Interuniversitaria Campana di Specializzazione all’Insegnamento), un altro acronimo (ma dai????), i miei professori, tra il commosso, l’entusiasta e lo sbigottito, ci prospettavano uno scenario meraviglioso, in cui i tradizionali manuali cartacei sarebbero stati progressivamente sostituiti, o integrati – è forse più corretto – con le smisurate potenzialità di internet che, in effetti, pullula di materiali e consente di effettuare ricerche pressoché infinite su un numero pressoché infinito di argomenti. Il rovescio della
medaglia? Nessuno, a patto e condizione che le fonti vengano vagliate attentamente dall’occhio vigile ed esperto del prof. Ed io, in quell’ideale, poi virtuale, poi reale oceano di possibilità, con l’entusiasmo dei miei ventisei anni, mi gettai a capofitto, sperimentando ed appassionandomi alla Didattica digitale in tempi non sospetti. Quando iniziai ad insegnare, nelle grigie sale prof delle scuole in cui, con la velocità della luce, entravo ed uscivo praticamente invisibile agli occhi delle mie ben più datate colleghe, cominciai a nutrire un odio smisurato per i libri di testo: riduttivi, semplicistici, sbrigativi ed approssimativi in un
macrocosmo di conoscenze che, nella mia acerba formazione, riuscivo a malapena a contenere con l’idea fissa che non si smette mai di imparare.

Così, iniziai a studiare ben oltre i labili e insoddisfacenti confini dei manuali scolastici, su testi specialistici, esercitandomi contemporaneamente con gli strumenti digitali, tra presentazioni in PowerPoint, mappe concettuali e accenni di videolezioni che nessuno – e sottolineo, nessuno! – avrà mai la licenza di vedere, perché sono davvero… imbarazzanti. La mia mente vorticava su un mondo in continuo divenire che si evolveva in maniera antitetica rispetto ad una scuola che si mostrava troppo statica e del tutto refrattaria a consentire l’introduzione, al di là dei suoi millenari ed austeri cancelli, della novità e del cambiamento.

Così, mentre alcuni dei miei colleghi mi guardavano con disapprovazione, scuotendo la testa dinanzi alla mia Didattica digitale – perché per loro invece di fare lezione li fa giocare con i telefonini – io mi esercitavo con software specifici e piattaforme di e-learning. Il tempo, e lo asserisco con un pizzico di soddisfazione, mi ha dato ragione, sebbene l’emergenza sanitaria abbia trasformato la Didattica innovativa nell’unico mezzo possibile di una scuola messa in ginocchio, come il resto della società, sotto l’ombra, ora dominante, del COVID. Cosa penso della DAD e della DID? Semplice. Amo i device e tutto ciò che ha a che fare con il mondo dell’hi-tech – sebbene mi ritenga ancora una neofita – ma, attraverso la continua sperimentazione, ho imparato una regola fondamentale: il mezzo tecnologico è solo uno strumento e non deve mai costituire la finalità, che rimane, sempre e comunque, l’apprendimento. In questi mesi di DID e DAD, ho osservato il progressivo e degenere invasamento di alcuni prof, che, posseduti dal demone di Classroom, si sono lanciati senza paracadute e senza ritegno, in quiz, video, ambienti di apprendimento virtuali, rinnegando secoli di Didattica tradizionale e abbandonando penne e carta nel dimenticatoio… Ora, tralasciando la mia vena ironica, ritengo sinceramente che la scuola italiana abbia bisogno di un “aggiornamento”, debba
evolversi per meglio comprendere il linguaggio di una società fluida, ossia in costante transitorietà. Sono convinta che la scuola debba però continuare ad andare un po’ controcorrente per la sua insita vocazione educativa, per preservare dei valori e degli ideali pericolosamente minacciati dal nichilismo che attraversa il mondo contemporaneo.

Ma, prima ancora di qualsiasi altra considerazione, sostengo che l’essere insegnanti non possa prescindere dalla relazione con gli studenti. Voglio essere completamente sincera oggi: ho sempre ritenuto la Didattica digitale un’allettante scoperta ma, abbinata alla Didattica a Distanza, per me ha perso parte del suo ascendente. Ho capito, ora più che mai, che un’aula senza ragazzi è come un corpo senz’anima, è un edificio grigio, che nasconde accuratamente i suoi colori per lasciare spazio al silenzio e a qualche lamentela di corridoio. Avverto nei ragazzi lo scoraggiamento, la stanchezza, la demoralizzazione e,
talvolta – ora più frequentemente – sento anch’io tutto il peso dei loro silenzi e dei loro sguardi un po’ velati dal paradosso di una situazione per noi senza precedenti. Sì, a conti fatti e, a quanto pare, ancora da fare, la grande penalizzata di questo momento è proprio lei, la relazione: si parla meno, ci si apre meno, si racconta meno, come se la nostra condivisione sia diventata una vagabonda che erra nella terra di mezzo, nell’invisibile intercapedine tra noi e lo schermo. Ma, forse, a voler ulteriormente analizzare la questione, non è tutta colpa della Didattica a Distanza. Se si considera vero l’assunto secondo il quale siamo indubbiamente artefici del nostro destino, siamo noi che possiamo decidere come gestire il tempo in questo nuovo modo di “fare scuola”.

La disponibilità praticamente illimitata di informazioni del World Wide Web è un’opportunità di straordinaria bellezza. A voi ragazzi, chiedo di essere curiosi ed insaziabili; di farvi irretire dal fascino senza veli della cultura; di non scendere a compromessi mortificatori ma di decidere di essere fautori della vostra crescita, al di là di ogni pandemia possibile. A voi ragazzi, domando di guardare oltre la ferrea linea di demarcazione di questo tempo, di scegliere ciò che volete essere e come diventarlo, cogliendo il positivo di una Didattica, quella lontana, che può diventare incredibilmente vicina se improntata sullo scambio e sulla proposta reciproca. A voi mi rivolgo con forza oggi, nella dimensione dell’hic et nunc, del qui ed ora, per confidarvi che insieme possiamo costruire qualcosa di veramente interessante, ma senza pregiudizi e con la volontà autentica di imparare e di crescere insieme. Non siate passivi ascoltatori, ma attivi protagonisti del vostro apprendimento! Non
continuate a minare la vostra stessa volontà con ridondanti espressioni dal sapore ormai scontato: “Io non capisco niente con questa Didattica a Distanza… Voglio tornare a scuola… Non sto imparando niente… Non riesco a concentrarmi…” Siete voi a deciderlo!

Perché ogni singolo giorno siamo chiamati a fare una scelta: dare il massimo anche in una condizione inequivocabilmente difficoltosa oppure accasciarsi sulla lamentela e, nei casi degeneri, sulla polemica. La Didattica in presenza racchiude nella sua stessa natura innegabili vantaggi: la presenza fisica, appunto; la vicinanza; la maggiore empatia; le minori distrazioni; il rapporto più vivo con i propri compagni; la maggiore predisposizione, da parte vostra, a porre delle domande al prof… Tuttavia, anche la Didattica a distanza, con la sua ventata di freschezza, può diventare un valore aggiunto; può implementare le nostre competenze trasversali, come quelle informatiche; può diventare un’occasione per proporre all’insegnante lavori nuovi e strategie diverse, perché la vostra intuizione ed il vostro entusiasmo, la vostra forza sono doni di incontenibile potenza. Proponete, parlate, raccontate e raccontatevi… La pandemia passerà e questo non è in discussione e noi, se
lo vorremo, ne usciremo più maturi, più responsabili e più riflessivi, ma solo se lo vorremo…
Dunque, arrivando alla tanto agognata conclusione di questo articolo – che ha assunto imprevedibilmente i contorni sempre più marcati di una lettera – a voi le argomentazioni: Didattica a distanza o Didattica in presenza? Io spero di aver acceso il dubbio. Ora spetta a voi mostrarmi i sentieri della persuasione.

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