In Italia l’insegnamento è sempre più donna, Anief: non commettiamo l’errore di associare il fenomeno con gli stipendi bassi

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L’Italia è tra i Paesi in Europa dove è maggiore la percentuale di donne dietro la cattedra: secondo l’ultima rilevazione Eurostat, rilanciata oggi dalla stampa, ben l’83,2% del corpo docente è composto da donne.

I numeri sono in forte crescita: all’infanzia e alla primaria si sfiora la totalità maestre, rispettivamente con il 99% nelle scuole dell’infanzia e il 96% nel primo ciclo. L’aumento è sostanzioso anche nella secondaria di I grado: nel 2020/21 si contano circa 8 professoresse su 10, il 79%, mentre 20 anni fa erano il 74% e nell’anno scolastico 1965/66 appena il 61%. In pratica, in poco più di mezzo secolo abbiamo assistito a un aumento del 18%. Alle superiori l’incremento è stato ancora più alto: nella secondaria di II grado si è passati dal 48% al 67%. Secondo l’Ocse ci sono diverse ragioni per spiegare questo fenomeno: “Gli stereotipi di genere persistenti”, ma anche “le modalità di lavoro flessibili per gli insegnanti” più “attraenti per le madri lavoratrici”, come pure il basso salario, quindi “migliorare il riconoscimento dell’importanza dell’insegnamento per la società, anche retribuendo adeguatamente gli insegnanti, potrebbe attrarre e trattenere buoni insegnanti indipendentemente dal sesso”.

Il sindacato Anief ritiene indispensabile adeguare in fretta gli stipendi degli insegnanti all’importanza del ruolo svolto, prescindendo dal sesso di chi lo porta a compimento: “Certamente – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – la modestia dei compensi che l’Italia riserva ai propri insegnanti può incidere sulla prevalenza delle donne, ma riteniamo che si tratti di un elemento secondario rispetto al problema centrale degli stipendi degli insegnanti sempre più sotto l’inflazione. Non vorremmo che passasse il concetto che nella scuola ci si può accontentare di buste paga ridicole perché in fondo a svolgere il lavoro sono in prevalenza le donne”.

“Prima di tutto – prosegue Pacifico – perché è offensivo nei confronti del genere femminile, al quale non può e non deve essere associato alcun limite stipendiale. In secondo luogo, la modestia degli stipendi è tale che sia una donna sia un uomo hanno la medesima difficoltà ad arrivare a fine mese a causa della crescita esponenziale del costo della vita e dei loro compensi fermi di fatto al 1992. Mentre i colleghi tedeschi per lo stesso lavoro da insegnante a fine carriera prendono il doppio di euro. Un motivo per trovare all’Aran il prima possibile un’intesa sull’Atto di indirizzo e per firmare quel contratto ponte proposto da Anief che porterebbe ai docenti un ‘ristoro’ medio di oltre 100 euro al mese, in vista di un autunno che con la crisi energetica si prospetta poco roseo”, conclude il sindacalista autonomo.

In Italia più di 8 insegnanti su 10 sono donne: questione di stereotipi o stipendio poco attraente per gli uomini?

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