In futuro con il costo di una cattedra si pagheranno due docenti: “una cattedra per due”. Lettera

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Parafrasando il titolo di un celebre film natalizio evergreen, vorrei segnalare ai non addetti ai lavori l’esilarante futuro che attende i nuovi insegnanti della Scuola della Repubblica Italiana: “Una cattedra per due”. I vincitori del Concorso a cattedra del 2018 dovranno superare un “periodo di prova” lungo un triennio (FIT) lautamente retribuito.

Nel primo anno si ricevono 600 euro lordi al mese; in caso di “promozione” al secondo anno, sempre 600 euro lordi mensili più eventuali supplenze fino ad un massimo di quindici giorni; per i “sopravvissuti”, il terzo anno offrirà eventuali supplenze annuali, retribuite 1.200 euro mensili.

In altre parole, il Governo, con il costo di una cattedra, “pagherebbe” due docenti; “Una cattedra per due”, appunto. È lecito chiedere ai nostri ministri, deputati e senatori se uno Stato degno di questo nome può trattare gli educatori-formatori delle nuove generazioni con tanto disprezzo, senza affrontare i problemi reali della Scuola. L’ultima cifra diffusa sui finanziamenti statali concessi a imprenditori privati pare ammonti a 30 miliardi di euro all’anno; stiamo parlando di quei “nuovi corsari” che arraffano il “bottino” e poi delocalizzano nei Paesi dell’Est, licenziando migliaia di madri e padri di famiglia?

Non sarebbe più produttivo che la Repubblica Italiana investisse quei fondi per assumere presidi, professori, bidelli, segretari,assistenti amministrativi e tutte le altre figure professionali che mancano alla Pubblica Amministrazione?

Il Catone di turno mi dirà che proprio noi della Scuola dovremmo stare zitti, dato che sono stati spesi ben 3 miliardi di euro a nostro favore, con 100.000 nuove assunzioni. Peccato che, con la sedicente Riforma Gelmini, i tagli al “Buon funzionamento” della “Povera Scuola” abbiano superato la rispettabile cifra di 16 miliardi del nuovo conio, mentre nello stendardo dei centomila sono stati inseriti nuovi assunti per effetto del turnover, ex precari di “Potenziamento”, maestri e professori di Sostegno.

In poche parole, per effetto della condanna inflitta all’Italia dall’Europa per lo “sfruttamento” più che decennale di 280.000 precari, il nostro Governo ha tentato di cavarsela con poco più di 90.000 immissioni in ruolo. “Capolavoro! – esclamerebbe un personaggio imitato dal Crozza nazionale – Ricordi il film Una cattedra per tre?”

Antonio Deiara

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