In favore della momentanea chiusura delle scuole e ripresa lezioni ai primi di settembre. Lettera

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Inviata da Michela Giangualano – Le notizie sulla diffusione del Coronavirus non sono confortanti e le prospettive per l’immediato futuro non sono buone.

In alcune regioni del Nord Italia i numeri dei ricoverati sono alti e i bollettini poco rassicuranti. Anche i diversi Paesi europei si stanno ora rendendo conto che le misure per fermare l’epidemia in corso devono essere ferree. Ma dato che siamo in democrazia ogni passo per il contenimento pare che debba essere graduale.

In questo contesto la scuola finora è apparsa un presidio di quasi-normalità.

Dirigenti scolastici, personale amministrativo e docenti hanno cercato di portare avanti il loro lavoro al meglio delle loro capacità e possibilità, in maniera dignitosa, in collaborazione con le famiglie.

Non credo che ci sia scuola in cui non si sia almeno tentato di mettere in campo la didattica a distanza, di formare anche indirettamente il proprio personale e/o di mantenere un contatto con gli studenti e le famiglie.

Credo però che il divario nelle azioni messe in campo dai vari istituti scolastici sia davvero alto.

Molte scuole secondarie di secondo grado stanno certamente sfruttando al meglio le nuove tecnologie ma, via via che si scende a scuole di grado e ordine inferiore, fare didattica a distanza è più difficile e non si può che comprendere che proprio la lontananza stessa porta a uno snaturamento del fare scuola.

Mi sono chiesta cosa pensino i bambini e ragazzi che, per disparati motivi, non riescono a seguire e/o rendere proficue le lezioni a distanza. Ma mi sono anche chiesta con che animo molte famiglie, che purtroppo si trovano in difficoltà col lavoro e/o per eventuali problemi di salute o di cura dei propri familiari, si stiano oggi arrabattando per sostenere il lavoro didattico dei propri figli.

Spesso si intuisce come molti genitori abbiano difficoltà a seguire gli alunni nello studio a casa, anche in situazioni di normalità… Improvvisamente il carico di lavoro che oggi devono affrontare risulta, sicuramente, moltiplicato.

Ma chi non riuscirà a tener dietro allo studio a distanza? Chi già in precedenza si trovava in situazioni di bisogno! Purtroppo è così e la forbice nelle differenze di possibilità e di apprendimento di questi tempi non può che aumentare.

Sì! Vedo e sento tanto impegno, tanta voglia di fare e sperimentare, un senso di responsabilità diffuso nella classe insegnante – anche voglia di collaborare delle famiglie – però davvero credo che occorra una tregua, un momento di riflessione consapevole sugli obiettivi che il sistema scolastico sta cercando di raggiungere.

Le singole scuole, di fatto, non si stanno ora ponendo tutte gli stessi obiettivi: c’è chi sta andando avanti con il programma con lezioni frontali a distanza ed esercitazioni, e sta pure valutando gli studenti; chi sta cercando di fare esercitare gli studenti su parti di programma già trattate, per consolidare ciò che è già stato fatto; chi propone attività al solo fine di mantenere il contatto…

Sarebbe giunto il momento di avere dal Ministero dell’Istruzione indicazioni precise sulla valenza effettiva delle attività a distanza.

Infatti da un canto le attività didattiche risultano sospese e dall’altro il mondo scolastico (fatto di personale scolastico e famiglie) non è attrezzato ovunque a dovere per utilizzare metodologie di didattica a distanza.

Qualcuno sta monitorando seriamente la resa delle azioni messe in campo? A me non sembra…

Si dice che la scuola non sarà più la stessa, quando tutto sarà passato. Forse è proprio così.

Sicuramente si sarà obbligati a pensare maggiormente a cosa vada fatto nei momenti di emergenza, si sarà più propensi a pensare e progettare il fatidico “piano B”.

E come sta cambiando il rapporto con le famiglie? Perché nel momento attuale -, non dimentichiamolo – studenti e genitori, in alcuni casi, hanno la possibilità di varcare la soglia di casa dei docenti e noi stessi possiamo aver varcato in più occasioni quella di casa loro. Sicuramente la formazione a distanza fatta da casa, che entra direttamente in casa, pone problemi di privacy rilevanti: non ultimo del chi vede che cosa, con chi e per quanto tempo…

La verità è che la diffusione della pandemia è molto veloce e che la priorità per tutti dovrebbe essere di fermarla. Non viviamo condizioni di normalità.

Ecco perché sono convinta che le scuole andrebbero momentaneamente chiuse (almeno per un mese o per quanto serve), rispettando anche il periodo di “convalescenza socio-umanitaria” che ci attende. Infatti non va messa a rischio la vita di nessuno, si deve rispettare il principio di precauzione e si deve semplificare la vita delle persone, perché non si può prevedere che cosa ci accadrà individualmente e collettivamente.

Credo poi che le scuole debbano venire infine riaperte con delle direttive più chiare e stringenti, magari dopo aver stanziato dei fondi aggiuntivi per supportare le attività di recupero da mettere in campo.

Sono anche favorevole a un posticipo della chiusura delle lezioni a giugno, laddove necessario – come nel caso degli studenti che devono sostenere gli esami di Stato -, a contestuali posticipi degli scrutini, nonché a una ripresa anticipata delle lezioni già dai primi giorni di settembre venturo.

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