In difesa del pubblico concorso e della dignità del corpo docenti. Lettera

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Inviato da Alex Severgnini – Corre l’obbligo prendere le distanze dalle uscite stampa di alcuni insegnanti precari di terza fascia i quali, con i loro comunicati a nome di tutti i docenti a tempo determinato, perseverano a esprimere posizioni lesive per l’immagine dell’intera categoria e non condivise dall’intero corpo docente precario.

Al fine di tutelare la dignità del corpo docente e la nostra immagine, agli occhi dei nostri alunni e delle loro famiglie, occorre anzitutto precisare che la proposta di blocco dell’attività didattica, espressa a nome dei precari con tre annualità di servizio, non trova condivisione né tra i colleghi né tra le sigle sindacali.

Proporre lo stallo della didattica a distanza, degli scrutini e degli esami finali al solo fine di non voler sottoporsi ad alcuna procedura selettiva per l’accesso al ruolo, oltre ad esprimere una visione egoistica e miope sul significato dell’insegnamento, rischia in maniera irresponsabile di privare i nostri alunni di uno dei pochi punti di riferimento rimasti dopo lo scoppio della pandemia, in un periodo psicologicamente ed emotivamente provante per bambini e adolescenti. Chi manifesta simili intenzione contribuisce ad alimentare il clima di tensione, confusione e paura che caratterizza il quotidiano di molte famiglie, già abbastanza provate da difficoltà economiche, dolore e lutti.

Sono incomprensibili inoltre le ragioni di questa protesta: si vorrebbe incrociare le braccia contro una procedura richiesta a gran voce e concertata dagli stessi docenti e sindacati che, vedendosi il diniego da parte del ministero di fornire il compendio completo delle risposte alle domande delle prove concorsuali, rigettano solo dopo pochi mesi la modalità di selezione precedentemente concordata.

L’unico vero obiettivo di queste azioni è quello di ottenere un’immissione in ruolo basata unicamente sull’anzianità di servizio, spacciata per una “selezione” per titoli e servizio, calpestando i principi costituzionali che regolano l’assunzione del personale nella scuola.

Ricordiamo inoltre che è la stessa Costituzione a sancire che agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede per concorso. Una selezione per soli titoli senza una prova tesa a verificare requisiti culturali minimi e competenze base dei candidati, oltre ad essere passibile di migliaia di ricorsi dai docenti esclusi, sarebbe in aperto contrasto con questo principio costituzionale.

Tra le procedure selettive infatti, bisogna distinguere, come suggerito dalla legge stessa, quelle che hanno natura concorsuale e quelle che non la possiedono. Il sistema di reclutamento, fortemente voluto in questi mesi da una parte del precariato scolastico e dalle maggiori sigle sindacali, costituirebbe un mero scorrimento delle attuali graduatorie di istituto calpestando il principio del merito, dando accesso al ruolo solo in base agli anni di servizio. Il tutto e per tutto una vera e propria sanatoria premiante la sola anzianità di servizio.

Sconcertanti anche le numerose e continue cadute di stile via social di questi sedicenti rappresentanti del precariato scolastico che, ormai da mesi, danneggiano e sviliscono l’immagine di un’intera categoria con commenti e vignette offensive.

Navigando tra i vari gruppi social ci si imbatte in vergognose invettive di vario genere da parte dei soliti noti: chi definisce il Coronavirus come il migliore alleato per non sottoporsi ai concorsi, chi posta fotomontaggi di parlamentari e ministri della Repubblica Italiana in vesti naziste, chi commenta con frasi offensive e sessiste, chi con i suoi insulti e promesse di vendetta cerca di intimorire esponenti di partito per raggiungere i propri scopi, chi con metafore poco azzeccate augura la morte altrui.

L’attività di propaganda social, abilmente guidata da dietro le quinte da alcuni politici e da alcuni amministratori di gruppi Facebook, si svolge incessantemente a tutte le ore della mattina e del giorno, in orario scolastico e non, e sempre dagli stesse poche centinaia di utenti, gli stessi che perseverano nell’affermare di non avere tempo per lo studio essendo impegnati h24 con le attività di Didattica a distanza.
A confermare le posizioni minoritarie di questa parte del precariato storico, la scarsa adesione agli scioperi e alle manifestazioni passate indette su questi temi, che hanno visto sfilare in piazza solo poche decine di docenti.

Cari colleghi, siete liberi di esprimere le vostre opinioni ma nel rispetto delle diverse opinioni, del comune senso del pudore e dell’altrui onorabilità! Gran parte dei precari, pur non palesandosi sui social, lavora e studia in modo silente e serio, rispettando i differenti punti di vista e condividendo i valori di libertà ed equità della nostra Repubblica Italiana.
Questo vostro modo di agire disonora gran parte degli insegnanti oltre a minare le fondamenta della scuola pubblica, facendo perdere credibilità a questo importante Presidio Costituzionale.

Voler ottenere un’immissione in ruolo sulla sola base dell’anzianità di servizio minacciando chiunque ostacoli questo disegno con vignette e commenti morbosi, virali e lesivi della dignità di un’intera categoria e di chi ne è vittima, è un modo di fare che si addice a regimi di altri tempi e non certo ad aspiranti docenti che dovrebbero entrare nelle nostre aule a trasmettere competenze di cittadinanza alle future generazioni di domani, protagonisti nella ricostruzione dell’Italia di domani.

Cari docenti proseguite pure nella vostra azione, ma non in nome di tutta una categoria dal momento che in molti, oltre a non sentirsi rappresentati dalle vostre richieste, non ne condividono i modi ed i contenuti che alimentano gli storici pregiudizi che colpiscono la nostra categoria.
Perché invece non impegnarci tutti fianco a fianco in battaglie edificanti volte a ribadire la centralità della scuola pubblica, ormai invisa ad alcuni partiti che, attraverso la manipolazione di centinaia di docenti inconsci, punta alla suo smantellamento e alla sua privatizzazione?

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