In classe a settembre, ecco le soluzioni per l’attività sportiva. Lettera

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Inviato da Luca Agliardi – In questi preoccupanti mesi di piena crisi Coronavirus, in tutti i sensi, i molti docenti di Scienze motorie e sportive della Scuola secondaria si sono prodigati a dispensare materiali ai propri alunni in modi diversi per continuare le attività motorie a casa.

Alcuni hanno selezionato e inviato video con programmi fisici trovati su internet, altri hanno creato uno spazio virtuale personale con esercizi e attività varie, altri ancora hanno preferito far prendere alla materia un orientamento teorico con video lezioni correlate al programma svolto.Insomma, come tutti, si sono messi in gioco e hanno anche imparato dalla rete.

Le Scienze motorie hanno degli obiettivi che per il 95% sono pratici, se si considera il numero di lezioni svolte in palestra durante l’anno rispetto a quelle in classe; servono soprattutto per far muovere gli allievi che in questa delicata fascia d’età si muovono sempre di meno. Gli altri obiettivi vanno dal coordinativo alla conoscenza del proprio corpo a fini salutistici, ai limiti condizionali fino allo sviluppo delle capacità di relazione interpersonale.

Il rischio, con l’eventuale ripresa della scuola al prossimo settembre, è che la parte pratica della materia sia sacrificata. In questo periodo i protocolli dell’Istituto superiore della sanità spingono allo svolgimento regolare di attività motoria da praticare individualmente e in condizioni sicure a casa, per stimolare il sistema immunitario ad alzare le difese insieme al microbioma dell’intestino.

Uno studio recente dell’Università del Minnesota (CIDRAP, Center for infectious Disease Risearch and Police) sostiene che la pandemia durerà per un arco temporale di 18-24 mesi e quando ne usciremo sarà stato contagiato il 60-70% della popolazione mondiale. Neppure il vaccino ci aiuterà da subito, ci vorrà tempo.

Esiste anche il grosso problema degli asintomatici o portatori sani, che sarebbero moltissimi tra i giovani. Secondo l’Oms potrebbero trasmettere il contagio solo se presentano sintomi (febbre, raffeddore, tosse), in altri casi risulta più raro. Controllare queste variabili a scuola diventa veramente difficile, si pensi alla sola misurazione della temperatura corporea all’entrata.

Entrando nel merito della materia pratica che cosa possiamo fare? Innanzitutto siamo legati alle decisioni dall’alto e faremo attività pratica solo se le condizioni lo permetteranno, ma in questi mesi diversi studi hanno rivelato quello che sarebbe possibile proporre ipoteticamente per ricominciare l’attività motoria a scuola, magari lasciando il tempo per organizzarsi.

Innanzitutto l’igienizzazione degli ambienti utilizzati e dei materiali comuni. Quello che riporto è il risultato di studi, sono un’insegnante di Scienze motorie che cerca di capire cosa ci aspetta nel futuro e come e se è possibile muoversi. Recentemente ho letto una considerazione di un personaggio politico che sosteneva che le lezioni di Scienze motorie sono più a rischio rispetto ad altre lezioni in classe. In realtà c’è lo stesso rischio di contagio, anzi se le lezioni pratiche sono svolte all’aria aperta con certe precauzioni è ancora minore.

All’inizio del nuovo anno scolastico, quello che dovrebbe cambiare è il modo di far lezione, adottando degli accorgimenti come la giusta distanza, l’utilizzo di dispositivi contenenti disinfettante per le mani all’entrata e uscita dalla palestra, utilizzo di guanti monouso in lattice in alcune situazioni, evitare attività di contatto (esercitazioni e alcune discipline sportive).

L’uso delle mascherine durante l’attività non sarebbe benefico per la persona secondo giudizio medico perché respirando la propria anidride carbonica si rischia l’alcalosi. Anche il livello d’impegno dell’attività dovrebbe essere da moderato a medio, ma a scuola già è questo il livello delle proposte didattiche nelle lezioni poichè non è un ambiente sportivo prettamente competitivo.

Esiste uno studio recente dell’Istituto superiore della sanità (3 scienziati italiani: Dal Negro, Nisini, Matricardi) che ritiene l’attività fisica pericolosa se eseguita ad alta intensità nelle prime fasi della malattia, provocherebbe complicazioni fino a creare enormi problemi respiratori. Questo potrebbe essere un grosso problema, non tanto a livello scolastico, ma per gli sportivi agonisti, sembra essere questo uno dei motivi sul perché non ripartono i campionati sportivi ad alto livello.

Un altro fattore da considerare è lo studio sui germi nell’aria, chiamati “Droplet” che significa gocciolina. Lo studio eseguito durante l’emergenza Coronavirus inerente alla dinamica di contagio Sars-Cov-2 è pubblicato sul sito www.urbanphysics.covid19.net e sostiene che gli sportivi durante un allenamento di corsa devono stare a 5-10 mt in scia, distanza variabile in base all’andatura dell’atleta.

Gli sport di contatto (pallacanestro, pallamano, calcio, pallavolo, judo, karate, ecc.) aumenterebbero la possibilità di contagio. Anche la pallavolo, molto utilizzata nelle lezioni scolastiche, creerebbe situazioni di contatto, anche se vi è una rete che divide le squadre, avvengono situazioni ravvicinate di difesa o a muro. Gli sport con la racchetta potrebbero andar bene ma senza l’avvicinamento a rete, con utilizzando di occhiali per impedire di toccarsi gli occhi con le mani e guanti in lattice per toccare l’impugnatura e la pallina. Inoltre, i materiali andrebbero usati individualmente (qui si potrebbe aprire una discussione sui materiali usati in comune dagli alunni a scuola che non potrebbero essere igienizzati ogni volta).

Considerando tutto quello scritto finora si arriva alla conclusione che le lezioni di Scienze motorie potrebbero essere svolte ma in gruppi limitati (massimo 10-12 unità) per ridurre i contatti e scegliendo attività che permettono il mantenimento delle distanze.

I tempi dovrebbero essere più dilatati, ad esempio negli spogliatoi dovrebbero entrare 5/6 alunni alla volta sacrificando tempo alla lezione. La classica lezione come la conosciamo oggi per il momento va accantonata, di essa possono essere mantenute solo le fasi generali come l’avviamento motorio, la fase centrale e la fase di defaticamento.

Andrebbero bene le lezioni in palestra o meglio all’aria aperta su campetti con i classici esercizi ginnici o fitness, tenendo gli alunni a distanza e magari con tappetini personali o forniti per il periodo dalla scuola.

Sarebbero ottime anche le camminate aerobiche a bassa-media intensità, anche lunghe ma in pianura e le discipline sportive senza contatto fisico. Ci si deve insomma ingegnare prestando la massima attenzione alle attività e ai movimenti degli alunni. Comunque parlare delle problematiche è importante per capire come muoversi in questo periodo, per rimanere uniti come categoria e valorizzare la nostra materia, mai come adesso serve l’impegno collettivo per uscirne. E’ importante fare, si dice “chi fa sbaglia e chi non fa critica”, naturalmente se ci sono tutte le condizioni di sicurezza per fare.

Docente scuola superiore di secondo grado

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