In caso di conflitto tra docente e dirigente, si rischia trasferimento per incompatibilità ambientale

di Avv. Marco Barone

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I casi conflittuali all’interno della scuola sono plurimi, e spesso possono sfociare in provvedimenti sanzionatori che vengono attuati nei confronti dei lavoratori. Tra questi, vi può figurare il provvedimento dell’incompatibilità ambientale. Che non ha natura disciplinare, come riconosce la giurisprudenza a livello maggioritario, ma ha il fine di allontanare il lavoratore che mina il prestigio dell’ufficio.

In Fatto

Con ricorso il lavoratore impugnava il trasferimento che gli veniva comminato per incompatibilità ambientale per una pluralità di ragioni: a) perché si contestava l’abrogazione della norma che prevedeva il trasferimento per incompatibilità ambientale; b) perché il trasferimento si realizzava senza il nulla osta dell’organizzazione sindacale, posto che il ricorrente era un dirigente sindacale. Proponeva ricorso tramite i propri legali. E il ricorso, come sentenziato dal Tribunale di Bari Sez. lavoro, Sent., 16-01-2020, non ha trovato accoglimento. Si richiamano ora alcuni passaggi emersi nella sentenza che a prescindere dal caso in questione, possono essere di interesse generale per la fattispecie di cui trattasi.

L’istituto dell’incompatibilità ambientale

Appare opportuno preliminarmente delineare nei caratteri generali l’istituto del trasferimento per incompatibilità ambientale. Tale istituto è nato nell’ambito del pubblico impiego, regolato dal quarto comma dell’art. 32 del T.U. n. 3/1957, che ammetteva il trasferimento d’ufficio qualora la permanenza dell’impiegato in una sede potesse nuocere al prestigio dell’ufficio. “Con l’abrogazione di tale norma la giurisprudenza di merito e di legittimità non ha dubitato della possibilità da parte delle amministrazioni di procedere al trasferimento per incompatibilità ambientale: “il trasferimento per incompatibilità ambientale è ammissibile anche dopo la privatizzazione del pubblico impiego, ma ai fini della sua legittimità non è più sufficiente la prova che la condotta del dipendente sia astrattamente idonea a ledere il prestigio della P.A., essendo invece necessaria la prova che in concreto la lamentata incompatibilità ambientale sia effettivamente fonte di disorganizzazione all’interno dell’unità produttiva e così integri i profili tecnici, produttivi ed organizzativi di cui all’art. 2103 c.c.” Tribunale di Roma, 29 luglio 2003. Il contrasto sorto in dottrina e giurisprudenza circa l’ammissibilità di detta fattispecie alla luce dei limiti prescritti dall’art. 2103 c.c. per il rapporto di lavoro privato assume rilievo anche nel pubblico impiego privatizzato, essendo allo stesso applicabili gli istituti privatistici in tema di trasferimento. In virtù di un orientamento giurisprudenziale ormai prevalente, pertanto, le ragioni tecniche, organizzative e produttive di cui all’art. 2103 c.c. possono essere integrate anche da circostanze soggettive, ove la condotta del lavoratore abbia prodotto conseguenze valutabili alla stregua di un criterio oggettivo, quale è quello dell’incompatibilità creatasi tra un dipendente e i suoi colleghi, che si rifletta sul normale svolgimento dell’attività d’impresa.

Il provvedimento dell’incompatibilità ambientale ha natura definitiva

“Sulla base di tutte le caratteristiche descritte appare evidente come il trasferimento per incompatibilità ambientale non possa essere inteso come un trasferimento provvisorio (stante anche la sua natura non disciplinare), suscettibile di venir meno a seguito della rimozione della ragione di incompatibilità, ma si caratterizza come un provvedimento definitivo, suscettibile d’essere rimosso o a seguito di impugnativa giudiziale con la quale si contesti il provvedimento o per effetto di un successivo atto d’organizzazione ad opera del datore di lavoro”.

Nel caso di conflitto con il dirigente si rischia il provvedimento di trasferimento

“Applicando i parametri suddetti deve evidenziarsi come nel caso di specie, dall’impianto probatorio precostituito di parte resistente emerge: a) il perenne conflitto tra il ricorrente ed il dirigente scolastico b) la necessità di allontanare uno dei due; c) la scelta ricade sul ricorrente il che, oltre a rientrare in una sfera di scelta riservata al datore, appare ampiamente motivato dalle denunce degli insegnati.

Sulla base di tali elementi senza dover attendere l’accertarsi di elementi effettivamente criminosi, la parte datoriale ha ritenuto che quanto accertato si palesasse tale da suggerire l’adozione di un provvedimento organizzativo che evitasse i suddetti contatti presuntivamente pregiudizievoli, con incidenza negativa sul corretto funzionamento dell’ufficio, provvedimento concretizzatosi con il trasferimento del ricorrente”.

In caso di incarico sindacale non è necessario il nulla osta del sindacato per il trasferimento

“Nell’incertezza normativa ritiene il giudicante che nel caso di trasferimento del dirigente sindacale per incompatibilità ambientale non sia necessario il nulla osta dell’organizzazione di appartenenza posto che il principio costituzionale del buon andamento e della efficienza dei pubblici uffici deve ispirare ogni atto adottato dalla pubblica amministrazione, esigenze che non possono ritenersi recessive rispetto all’interesse dell’organizzazione sindacale a mantenere il proprio dirigente in sede”.

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