In Campania oltre 120 scuole senza preside, l’emergenza si tampona con i reggenti. I sindacati protestano

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La Campania si appresta a vivere un settembre turbolento sul fronte scolastico. L’Ufficio Scolastico Regionale ha annunciato che 124 istituti inizieranno l’anno senza un preside stabile, ma con una reggenza.

Questo perché, per gli istituti con meno di 500 studenti, non sarà assegnato un dirigente scolastico a tempo indeterminato. Questa situazione porterà un numero crescente di dirigenti a dover gestire più di un istituto, spesso situati in comuni o province differenti, compromettendo la qualità dei servizi offerti.

La situazione si profila particolarmente critica in alcune province: Napoli avrà 40 scuole con un preside da condividere, Salerno 38, Irpinia 24, Sannio 13 e Caserta 9. Questi numeri rappresentano un incremento drammatico rispetto agli anni passati.

Al Corriere della Sera, Roberta Vannini, segretaria regionale della Uil scuola, esprime preoccupazione per la situazione: “Questo significa avere scuole precarie, destinate a indebolire la propria identità”. Aggiunge che la scuola “non può funzionare con dirigenti a mezzo servizio”, sottolineando la necessità di soluzioni che garantiscano stabilità agli istituti.

La polemica si infiamma anche riguardo al piano di razionalizzazione delle istituzioni scolastiche del governo Meloni. Sempre al Corriere della Sera, Ottavio De Luca, segretario generale della Flc Cgil Campania, critica aspramente le decisioni: “Nella nostra regione verrà soppresso il 16% delle istituzioni scolastiche, con gravi conseguenze per l’occupazione e la gestione dell’offerta formativa”.

La Campania, purtroppo, non brilla nemmeno dal punto di vista infrastrutturale e inclusivo. La regione è tra le ultime per scuole con servizi di refezione, e solo il 33% delle scuole offre un sistema di trasporto per studenti disabili. Rispetto all’inclusività, la Campania presenta un assistente specializzato ogni 12 studenti disabili, ben al di sotto della media nazionale. Questo panorama, che va dalla mancanza di presidi alle carenze infrastrutturali e di inclusività, dipinge un quadro desolante.

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