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In-basket & Incident progress: metodi “dei casi” per sviluppare abilità di problem solving

Ci sono diverse metodologie che possono aiutare gli allievi ad apprendere, focalizzandosi su dei casi (reali o simulati). Tra queste, il metodo più comune è appunto quello dei casi, che serve a stimolare le capacità analitiche e di problem solving degli alunni, nonché, in alcuni frangenti, a mettere in atto le proprie doti investigative.

Si tratta di un esercizio, solitamente da svolgere in classe, che consiste nel far esaminare ai partecipanti dei casi didattici. Ai ragazzi viene chiesto di analizzare in maniera dettagliata un problema – solitamente di tipo aziendale (case-study o caso di studio) – e proporre una corretta diagnosi delle sue problematiche, con relative soluzioni.

I tipi di casi

I casi su cui si basa il succitato metodo possono essere di diverso tipo – a seconda dell’obiettivo formativo che voglia raggiungere il docente:

  • nei casi di “diagnosi”, ad esempio, lo scopo è di sbrogliare una matassa molto complessa cercando, appunto, una diagnosi il più possibile corretta e in linea con le informazioni in proprio possesso;
  • in quelli di “decisione”, invece, il focus è sul decision-making, anzichè sulla diagnosi: il gruppo di alunni deve prendere rapidamente una decisione, volta a migliorare le condizioni del soggetto protagonista del caso di studio fornito.
  • Infine, ci sono i casi di “analisi degli accadimenti”: qui il caso proposto è reale, non simulato, e gli alunni cercano soluzioni diverse rispetto a quelle prese a loro tempo dai manager aziendali – che non si sono rivelate fortunate.
    A quest’ultimo tipo di casi si lega anche un altro metodo: l’incident progress.

Incident progress

Per Canonici (“La formazione e lo sviluppo del personale”,1980): “nell’incident un problema importante è quello dei dati, delle informazioni che l’istruttore possiede e di cui il gruppo ha bisogno. Sul modo di dare le informazioni, si può dire che conviene farlo con stringatezza, cioè senza parole inutili e anche senza fornire valutazioni. Vanno comunicate con calma, man mano che vengono chieste, e solo nei limiti che la discussione domanda. È opportuno cioè che il gruppo non prenda l’abitudine di ricevere i dati gratuitamente, senza nessuno sforzo per individuarli e cercarli. Inoltre, i dati o informazioni devono corrispondere alle notizie che, nella realtà, il discente potrebbe ottenere facilmente e con precisione presso i vari uffici dell’azienda. Un ulteriore rischio da evitare è che il metodo finisca col diventare un gioco fine a sé stesso, una sorta di indovinello che premi l’acume dei partecipanti più furbi”.

L’incident progress (tecnica ideata da P. e F. Pigors del Massachussets Institute of Technology) rappresenta dunque una variante del metodo dei casi, e consiste nel fornire agli alunni una breve descrizione scritta del problema da risolvere, tratto da un caso reale.

Procedimento

In seguito alla descrizione fornita dal docente, il gruppo dovrà seguire un processo – fortemente improntato sull’analisi dei dati – per pervenire a delle ipotesi di soluzione:

  • analisi dell’incidente, in cui gli allievi analizzano la descrizione fornita dal docente.
  • Costruzione dei fatti, in cui gli alunni cercano di colmare le lacune del set di dati informativi (volutamente carente di diversi elementi).
  • Individuazione del problema, in cui un membro del gruppo riassume i problemi principali del caso e li riduce a una frase (o – ancor meglio – a una domanda).
  • Presa di decisione (decision-making), in cui ogni alunno propone una sua personale soluzione al problema per iscritto e poi perora la sua posizione con il gruppo, che in questo modo si dividerà in sottogruppi (a seconda della posizione e del leader seguito).
  • Apprendimento dal caso (lesson learned), in cui prende nuovamente la parola il docente e aiuta i ragazzi a fare un punto su ciò che si è imparato dal caso di studio, generalizzandolo.

In-basket

Infine, un terzo “metodo dei casi” che vale la pena citare – basato non su casi reale ma su simulazioni, è l’in-basket.

In inglese, tale locuzione significa “posta in arrivo”, e infatti il metodo prevede proprio che si assegni ad ogni alunno, in un raccoglitore (reale o virtuale), una serie di lettere e documenti che rappresentano i problemi operativi quotidiani di un lavoratore.

Sono, questi, tutti casi di problemi decisionali, e di tipo operativo: è per questo che il metodo in-basket è estremamente utile per far vivere agli studenti “un assaggio di ufficio” anzitempo.

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