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Imu, come si calcola e come si paga la seconda rata in scadenza domani 16 dicembre

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Rottamazione IMU

Ecco come si calcola e come si paga la seconda rata dell’IMU in scadenza domani 16 dicembre 2020.

Domani 16 dicembre è in scadenza la rata a saldo dell’Imu 2020. Esenzioni ed esoneri di cui tanto si parla adesso non riguardano le famiglie che devono andare alla cassa per la seconda rata dell’Imposta Municipale Unica. La novità di quest’anno è che l’altro balzello sulle proprietà immobiliari, la Tasi, è stata cancellata e che adesso è stata inglobata dall’Imu.

Un passaggio fondamentale questo perché di fatto si consente ai Comuni di ritoccare le aliquote per rimpinguare la perdita di gettito derivante dalla cancellazione della Tasi. Alla luce di queste novità, occorre capire come calcolare l’Imu, soprattutto il saldo 2020 che tra l’altro rischia di non chiudere definitivamente la stagione dei pagamenti, con un conguaglio che per molte famiglie potrebbe sopraggiungere entro la fine di febbraio.

Imu, il saldo 2020 e le novità

Come anticipato, i Comuni potrebbero aver deciso di ritoccare in aumento le aliquote Imu 2020 per rientrare delle perdite derivanti dalla cancellazione della Tasi. Per questo, soprattutto per chi si calcola l’Imu in maniera autonoma, occorre verificare se il Comune in cui ha sede l’immobile per cui l’Imu è dovuta ha deliberato di già. Il governo per l’emergenza Covid ha dato più tempo ai Comuni per comunicare le decisioni sulle aliquote Imu applicate per il 2020. Il rischio è che dopo l’acconto di giugno, pagato come prassi, con le aliquote provvisorie ed identiche a quelle dell’anno precedente, anche per il saldo accada la stessa cosa. Per questo già si paventa un nuovo appuntamento alla cassa per le famiglie, con un conguaglio entro il 28 febbraio 2021 per via di delibere degli Enti locali che arriverebbero a rata a saldo già scaduta.

Saldo Imu 2021, ecco come calcolarlo

Il versamento della seconda rata IMU dovrà essere effettuato entro il 16 dicembre 2020, perché già dal giorno dopo l’imposta andrebbe ricalcolata con il ravvedimento. Sono numerosi i programmi on line che permettono di calcolare l’imposta e molti di questi permettono pure di calcolare il surplus per i pagamenti tardivi.

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze, per consentire ai contribuenti di pagare regolarmente ha prodotto alcune note chiarificatrici, comprese quelle che nel dettaglio spiegano come provvedere al calcolo dell’Imu.

In primo luogo il Mef ha sottolineato che se la delibera di giunta comunale non è stata pubblicata prima del 16 novembre scorso, le aliquote di riferimento sono proprio quelle precedenti tale data. Un chiarimento figlio proprio del maggior tempo concesso ai Comuni per dotarsi dei nuovi regolamenti Imu con le aliquote definitive.

Per l’acconto di giugno, dopo il varo della nuova Imu in sostituzione della Tasi, sopraggiunto con la legge di Bilancio delo scorso anno, fu stabilito che l’acconto era da versare in misura pari al 50% di quanto versato nel 2019 per Imu e Tasi insieme, sia per l’acconto 2019 che per il saldo 2019. L’operazione facilitata può essere riprodotta anche per il saldo, ma solo se il proprio comune ha approfittato della proroga sulle delibere concesse dal governo, che ne ha posticipato la scadenza dal mese di ottobre al 31 dicembre. Se invece il Comune ha già deliberato entro il 16 novembre, vanno utilizzate le aliquote previste. In questo caso il saldo sarà davvero a chiusura della stagione Imu 2020, perché usare le nuove aliquote mette al riparo dal conguaglio di febbraio 2021 a cui potrebbero essere chiamati i contribuenti dei Comuni non solleciti nel regolamentare l’Imu.

Per calcolare l’Imu occorre sapere in primo luogo la rendita catastale dell’immobile assoggettato all’imposta. La rendita catastale la si trova sulle visure catastali. Oltre alla rendita serve conoscere il relativo coefficiente in base alla categoria catastale dell’immobile e poi come detto, l’aliquota applicabile in base alle deliberazioni dei Comuni. In base alla categoria catastale dell’immobile si applica un coefficiente differente. Anche la categoria è facilmente rilevabile dalle visure catastali.

Per immobili di categoria A (tutte, da A1 ad A11 escludendo A/10) il coefficiente è 160. Per quelli di categoria A10 (case di lusso), il coefficiente è 80. Per immobili in categoria da B1 a B8 il coefficiente è 140.

Coefficiente 55 per immobili di categoria C/1 e 160 per quelli di categoria C/2, C/6, C7. Il coefficiente per gli immobili censiti C/3, C/4, C/5 invece è 140. Da D/1 a D/10 (escluso D/5), il coefficiente è 65.

Una volta definito il coefficiente e trovato l’aliquota prevista dal proprio Comune, occorre calcolare l’imposta. La rendita catastale che si evince dalla visura va rivalutata del 5%. Il risultato va moltiplicato per il coefficiente di riferimento. Una volta fatti questi passaggi, occorre moltiplicare il risultato per l’aliquota Imu.

Un esempio chiarirà meglio il tutto. Immobile di categoria A/1, rendita catastale 300 euro e aliquota del Comune 8 per mille. La rendita catastale va rivalutata del 5% e quindi passa da 300 a 315. Il coefficiente è 160 e quindi 315 va moltiplicato per 160 e si arriva a 50.400. Per conoscere l’Imu da pagare occorre moltiplicare 50.400 per l’aliquota prevista che nel nostro esempio è l’8 per mille. In pratica, l’Imu dovuta è pari a 403,20 euro. Questa è l’Imu totale per il 2020, perché per il saldo occorre dividere in due se la metà è stata pagata a giungo. Nel caso in cui l’aliquota fosse stata differente per l’acconto di giugno, occorre versare la differenza tra l’Imu fuoriuscita dal calcolo prima spiegato e l’importo pagato in acconto.

Naturalmente occorre prestare attenzione alle delibere dei Comuni anche dal punto di vista delle esenzioni o delle detrazioni che spesso vengono inserite negli atti per specifiche tipologie di contribuenti o di immobili.

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