Impronte digitali presidi, UDIR: dubbi del Garante per la privacy

di redazione
ipsef

item-thumbnail

Comunicato UDIR – I sistemi di rilevazione automatica delle presenze del personale che attraverso il decreto Concretezza il Governo vorrebbe approvare nella PA, compresa la scuola, con il beneplacito del Parlamento, contengono delle disposizioni eccessive, ridondanti e anti-europee.

A sostenerlo è il Servizio Studi dei due rami parlamentari, che nella stesura del Dossier specifico sugli “Interventi per la concretezza delle azioni delle pubbliche amministrazioni e la prevenzione dell’assenteismo”, il decreto n. 920-B in questo momento all’esame del Senato dopo il via libera della Camera, ha ricordato la posizione espressa sul tema dal ‘Garante per la protezione dei dati personali’, secondo il quale non è “conforme al canone di proporzionalità, come declinato dalla giurisprudenza europea, l’introduzione sistematica, generalizzata e indifferenziata per le pubbliche amministrazioni di sistemi di rilevazione delle presenze tramite identificazione biometrica”.

Marcello Pacifico (Udir): Prima di produrre un notevole inutile aggravio all’erario e rischiare di bloccare l’utilizzo dei più moderni sistemi di rilevazione automatica per via dell’intervento dei giudici, il Governo farebbe bene a compiere subito un passo indietro.

 

Anche le istituzioni hanno dubbi sull’introduzione delle impronte digitali e dei sistemi biometrici che il Governo vorrebbe introdurre per legge in tutti i comparti pubblici. Dopo avere ricordato che l’articolo 2 del decreto “prevede l’introduzione di sistemi di verifica biometrica dell’identità e di videosorveglianza degli accessi per i dipendenti delle amministrazioni pubbliche (di cui all’articolo 1, comma 2, del D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni), ai fini della verifica dell’osservanza dell’orario di lavoro”, il Dossier di Senato e Camera si sofferma sull’impiego “contestuale e non alternativo dei relativi sistemi, il trattamento sia di dati personali quali l’immagine della persona (attraverso l’utilizzo di strumenti di videosorveglianza), sia di dati biometrici”.

Il pensiero del Garante per la protezione dei dati personali

“Occorre ricordare – continua il Servizio Studi – che il Garante per la protezione dei dati personali, nel corso dell’Audizione sul provvedimento in esame presso l’11a Commissione del Senato del 27 novembre 2018, ha espresso una serie di rilievi critici in merito ad alcuni profili della disposizione in commento. In particolare, il Garante ha sottolineato come la previsione dell’obbligatorio impiego contestuale di due sistemi di verifica del rispetto dell’orario di lavoro (raccolta di dati biometrici e videosorveglianza) ecceda i limiti imposti dalla stretta necessità del trattamento rispetto al fine perseguito”.

Sul punto il Garante ha evidenziato che se “il presupposto per l’introduzione di un sistema di attestazione della presenza in servizio così invasivo quale quello biometrico è la sua ritenuta efficacia e affidabilità, ne consegue necessariamente l’ultroneità del ricorso contestuale alla videosorveglianza, che nulla potrebbe aggiungere in termini di contrasto di fenomeni elusivi”.

Per il Servizio Studi di Senato e Camera, “inoltre, sotto un diverso profilo il Garante ha giudicato non conforme al canone di proporzionalità, come declinato dalla giurisprudenza europea, l’introduzione sistematica, generalizzata e indifferenziata per le pubbliche amministrazioni di sistemi di rilevazione delle presenze tramite identificazione biometrica, in relazione ai vincoli posti dall’ordinamento europeo sul punto a fronte dell’invasività di tali forme di verifica e delle implicazioni derivanti dalla particolare natura del dato. Il Garante ha dunque sottolineato come “per realizzare il condivisibile fine del contrasto dell’assenteismo e della falsa attestazione della presenza in servizio dovrebbe, pertanto, farsi previo ricorso a misure meno limitative del diritto alla protezione dei dati, utilizzando i sistemi di rilevazione biometrica, in presenza di fattori di rischio specifici, qualora soluzioni meno invasive debbano ragionevolmente ritenersi inidonee allo scopo”.

Un falso problema

Alla luce di questi rilievi, si ridimensiona non poco la posizione sui controlli biometrici della ministra della Pubblica amministrazione, Giulia Bongiorno, per la quale il sistema rappresentata solo “una questione di trasparenza per verificare la presenza e non per misurare l’orario di lavoro, che non è previsto per i dirigenti”.

Udir ricorda di essersi schierata da tempo insieme ad Anief e con le Confederazioni Confedir e Cisal contro queste ipotesi di novità legislative: prima al Senato, chiedendo un apposito emendamento al disegno di legge S. 920; poi alla Camera chiedendo modifiche al testo del ddl, l’Atto 1433. A questo scopo, abbiamo rammentato più volte, sulla base dei numeri ufficiali diramati dalla Funzione Pubblica, che quello delle rilevazione delle presenze del personale è un falso problema: i dipendenti pubblici licenziati nel 2018 sono stati appena 384, a fronte di oltre 3 milioni di lavoratori statali. Ed in questa percentuale sono compresi tutti i motivi di licenziamento, non solo quelli per falsa attestazione della presenza in servizio o assenza priva di giustificazione. Pertanto, i 35 milioni di euro per installare nei palazzi e negli uffici pubblici i lettori di impronte e dell’iride per controllarne la presenza in servizio possono tranquillamente essere considerati uno spreco di soldi pubblici.

Il commento del presidente Udir

Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale, “sul tema della rilevazione del personale della scuola, farebbe bene il Governo a compiere un passo indietro il prima possibile. Oltre ad evitare che decine di milioni di euro vadano a perdersi nell’inutilità dei sistemi biometrici e della rilevazione delle impronte digitali, oltre che per le telecamere di videosorveglianza, peraltro non compatibili con la presenza di alunni e personale in servizio; alla luce di quanto sottolineato dal Dossier di Camera e Senato, si andrebbe a stroncare sul nascere l’alta possibilità di avvio di un mega-contenzioso, che sarebbe possibile dirimere solo nelle aule dei tribunali”.

“Una eventualità, quest’ultima, davvero probabile, anche in seguito alle considerazioni del Servizio Studi dei due rami del Parlamento italiano. Senza dimenticare – ha concluso Pacifico – l’offesa ai dirigenti della scuola il cui ruolo è preso in giro dal legislatore”.

Versione stampabile
Argomenti:
anief banner
soloformazione