Impronte biometriche ai docenti per accertare gli straordinari

di redazione
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Diventa sempre più concreta l’ipotesi che anche per i docenti si possa introdurre la rilevazione delle impronte biometriche per accertare l’orario di presenza a scuola. Italia Oggi lancia una sfida: la misura potrebbe essere vantaggiosa per gli insegnanti.

Il ricorso a questa misura è previsto nel disegno di leggeInterventi per la concretezza delle azioni delle pubbliche amministrazioni e la prevenzione dell’assenteismo“, in discussione alla Camera, presso le Commissioni Affari Costituzionali e Lavoro pubblico e privato. Il Senato, come scrive anche Marco Nobilio su Italia Oggi, ha già approvato tale misura.

La notizia dell’introduzione delle telecamere e della rilevazione delle impronte biometriche per i docenti ha suscitato immediatamente la reazione delle parti sociali, niente affatto contenti di questo disegno di legge. Dai sindacati di Base, Aespi, Psi, all’associazione nazionale dei dirigenti scolastici (Anp) è stato un coro di no. Comun denominatore dell’avversione al disegno di legge è il fatto che il personale scolastico non possa essere soggetto a tali controlli.

L’articolo di Italia Oggi, invece, mette in risalto il fatto che la rilevazione delle impronte biometriche consente una attestazione di un eventuale svolgimento dello straordinario.

Secondo il quotidiano, lo sforamento dell’orario di lavoro svolto durante le attività funzionali all’insegnamento potrebbe non essere certificato; i docenti infatti non sono soggetti alla timbratura del cartellino.

Il ragionamento di Marco Nobilio si basa su alcune sentenze e su quanto previsto nel contratto di lavoro. In pratica, Nobilio parte dal presupposto che, come previsto nella sentenza di Cassazione, n.11025 del 12 maggio 2006, l’orario di lavoro viene rilevato in maniera automatica solo per il personale non docente e che tale obbligo può essere applicato al personale docente solo in base a una legge o una norma contrattuale. Questa vacatio ha consentito l’instaurarsi in alcuni casi della pratica di non riconoscere il pagamento dello straordinario ai docenti che si fermano oltre l’orario di lavoro il cui monte ore è stabilito da contratto in maniera inderogabile e tassativa.

In buona sostanza, se le necessità richiedono un prosieguo dell’attività di insegnamento o dell’attività collegiale dei docenti, il lavoro extra non viene riconosciuto (e dunque non è retribuito adeguatamente) in virtù dell’orario tassativo e inderogabile stabilito nella contratto nazionale di lavoro.

Per questo motivo, la rilevazione biometrica potrebbe essere letta e accolta dal personale docente in maniera positiva: il prolungamento dell’attività sarebbe testimoniato da uno strumento, con tanto di rivendicazione della retribuzione straordinaria.

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