Impreparazione docenti: no alla gogna mediatica, si tratta di una minoranza

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Gli errori ortografici nei quali sono inciampati gli aspiranti maestri veneti, per chi conosce bene i problemi della scuola, non sono una  novità. Tuttavia, ripropongono in maniera decisiva una seria riflessione sul nostro sistema educativo, sulla didattica in genere e sulla didattica  della lingua italiana in particolare.

La democratizzazione dell’istruzione, non adeguatamente supportata da idonee politiche scolastiche in grado di affrontare e  gestire problematiche e bisogni educativi nuovi e sempre più complessi, concretamente,  ha aiutato poco ogni singolo alunno ad operare consapevolmente nelle diverse situazioni, ad avvalersi delle proprie capacità intellettive e ad  arricchire la mente di conoscenze.

Di fronte al mancato raggiungimento delle competenze di base (italiano e matematica) di un numero sempre più elevato di studenti, il nostro sistema scolastico è il primo ad essere chiamato in causa  e, di conseguenza, gli insegnanti che, spesso e volentieri, vengono sottoposti ad una sorta di gogna mediatica ed accusati pubblicamente di non saper educare perchè impreparati.

Spesso  e volentieri ci  si abbandona a gratuite valutazioni di merito  senza tenere nel giusto  conto che i casi di docenti poco preparati esistono,  ma costituiscono una percentuale statisticamente irrilevante. Inoltre, non  bisogna  dimenticare che  in tutti i settori  vi sono persone professionalmente  qualificate, altre meno qualificate e, non per questo, si affonda e si discrimina tutta la categoria.

In ogni caso, va ricordato che l’educazione è costituita, soprattutto, da un processo razionale di formazione che si attua mediante l’impegno intenzionale dell’educando.

In pratica, davanti al fenomeno dell’insuccesso, non possiamo non riflettere su alcuni  interrogativi fondamentali: tutti i ragazzi sono ugualmente in grado e interiormente  motivati ad  apprendere?  I casi difficili e i casi particolari come vengono gestiti? La scuola è in grado di operare efficacemente in situazioni problematiche? Per una risposta basta riflettere su una semplice considerazione: l’attuale scuola dell’obbligo, democratica e di massa, nonostante i numerosi tentativi, non è stata mai messa realmente nelle condizioni  di raggiungere il massimo di efficienza perché non è stata mai dotata di tutti i mezzi e gli strumenti  necessari per una concreta
personalizzazione e individualizzazione delle opportunità di apprendimento.

Tutto quanto è stato detto e promesso alla scuola italiana è sempre stato  pura e semplice teoria che non ha mai fatto i conti con la realtà. Se poi si considera che,  oggi, alla scuola, senza adeguati  strumenti di intervento,  valutazione e diagnosi,  si domandano le soluzioni dei  problemi più disparati,  che vanno  dalla  fragilità  adolescenziale alla crisi della famiglia, della cultura e della stessa società, si comprendono le oggettive difficoltà ad
intervenire  con mezzi alternativi  per consentire a tutti di raggiungere determinati traguardi di abilità.

Così, senza una chiara, corretta e  ben orientata attività di ricerca che permetta di  utilizzare metodi educativi e didattici ben radicati nelle esperienze dei ragazzi e  congruenti dal punto di vista psicologico, c’è il rischio di interventi  astratti e lontani, complicati e oscuri, lunghi e noiosi,  in pratica, fallimentari, che non fanno   altro che riprodurre o continuare ciò che in natura esisteva, cioè, le stratificazioni provenienti dal background socio-culturale.

Una scuola che non miri alla corretta gestione  delle difficoltà attraverso una buona organizzazione degli strumenti, delle persone, dei comportamenti ecc.,  condizioni  che, decisamente, facilitano e agevolano  il percorso educativo, è una scuola  fallita in partenza. Essa, pertanto, per essere efficace, decisiva, credibile e competitiva, non può prescindere da  una impostazione metodologica e didattica pluridimensionale e da un lavoro d’equipe per formulare un chiaro quadro di sintesi di tutte le problematiche educative.

Ovviamente, l’utilizzo  di questo metodo è molto complesso; infatti, una metodologia che studi i segni dell’insuccesso, ne ricerchi le cause e ne analizzi i principi su cui si fonda, richiede approfondite conoscenze psicologiche,  materiali e  mezzi tecnici che la maggior parte delle scuole non hanno.

Il concetto di scuola nella sua complessità, presuppone una struttura unitaria (gruppi di persone, tecniche, strumenti, azioni ecc.) che serve ad attivare quei processi con cui la persona,  sotto l’influsso di precipue sollecitazioni culturali, modificando, trasformando e sfruttando le proprie potenzialità, si realizza come personalità. Si tratta di realizzare  e promuovere, nei fatti, una concezione critica e innovativa delle diverse  procedure didattiche e fornire adeguati mezzi per controllare, intervenire, modificare, migliorare e correggere  carenze, difficoltà, errori.

Se alcuni alunni commettono errori ortografici o sono eccessivamente irrequieti perché dare sbrigativamente la colpa ai docenti?  Non è corretto limitarsi ad accuse generiche sapendo che l’azione educativa raramente viene supportata da una scienza preventivamente scelta come la più adeguata all’ esplicazione del problema posto. Si può dire che i difetti di istruzione permangono, perché  a tutti i livelli nel nostro Paese vi è ancora una scarsa attenzione alla cultura, si investe poco o non si investe affatto in conoscenza.

Innovazione, ricerca, tecnologie, risorse economiche e capitale umano sono gli elementi indispensabili per  rendere più efficace e apprezzabile il lavoro di tanti docenti, arginare l’insuccesso e il cattivo rendimento che espongono  gli alunni meno fortunati  al pericolo dell’abbandono, rischiando  di compromettere, come già sta accadendo,  l’ avvenire e il futuro di tanti giovani:  i ragazzi diventano vittime  del loro  insuccesso.

Se l’Italia tra tutti i Paesi europei dal punto di vista economico e culturale è fanalino di coda, forse questo non dipende da qualche docente scarsamente preparato o dagli errori di un certo numero di studenti, ma,  soprattutto,  dalla diffusa ignoranza di chi, anche tra i governanti, procede sempre secondo stereotipi, si ostina e  non riesce ad   andare oltre il proprio orizzonte personale.

È ingiusta e ingenerosa la gogna mediatica dei docenti.

Fernando Mazzeo

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