Impossibile trattenere i docenti in servizio dopo i 63 anni, i numeri sul burnout parlano chiaro: Anief chiede il riconoscimento gratuito degli anni di studio universitario e l’anticipo pensionistico senza decurtazioni

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“Sulle pensioni del personale scolastico è evidente che non possiamo accettare la previsione di trattenere i giovani insegnanti fino a 75 anni: non è possibile neanche trattenere gli insegnanti in maniera ragionevole sopra i 63 anni”. L’affermazione è del presidente Anief Marcello Pacifico.

La posizione del sindacato è chiara: “bisogna riconoscere – ha detto Pacifico all’agenzia Teleborsa – gli anni di formazione università, come contributi gratuiti da riscattare, e bisogna riconoscere anche una finestra sulle pensioni”, perché “il personale della scuola italiana è il più vecchio al mondo, quindi non possiamo più tollerarlo”. Vi sono anche aspetti didattici, riguardanti la qualità dell’insegnamento, che indicano quale strada seguire: “Dobbiamo ridurre il gap d’età fra insegnanti e alunni, oltre riconoscere l’alta percentuale di burnout tra gli insegnanti che, di fatto, gli studi medici riconoscono e che non viene riconosciuto dallo Stato”. Un dato di fatto che da solo basta per includere la professione del docente tra quelle più logoranti, dalla scuola dell’infanzia alle superiori, e che per ragioni oggettive devono comportare un anticipo pensionistico senza penalizzazioni a 62 anni di età.

LA PROPOSTA CISAL-ANIEF

È della scorsa settimana la proposta di Cisal, a cui aderisce Anief, sottoposta all’Osservatorio della spesa previdenziale istituito presso il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, per la revisione delle regole generali della Legge Fornero e i criteri di calcolo degli assegni pensionistici, in modo particolare il sistema delle soglie minime. Sulla flessibilità in uscita, la Confederazione ritiene necessario prevedere forme di flessibilità più generalizzate, anche attraverso un recupero dell’occupazione, nonché una revisione delle attuali norme, oggi molto restrittive, relative alla cosiddetta Opzione donna ed all’Ape sociale. E Cisal ha ribadito l’esigenza dell’allargamento della condizione di lavoro usurante a tutto il personale docente di ogni ordine e grado.

Se per gli attuali lavoratori di mezza età il problema è sentito, per i giovani rischia di diventare un dramma. In base alle ultime proiezioni di Eures, per gli attuali under 35 la pensione media potrebbe essere soltanto di 1.577 euro lordi mensili per i dipendenti e di 1.650 euro per coloro che operano con partita Iva. Inoltre, una recente ricerca prodotta dal Consiglio Nazionale dei Giovani con Eures sulle future pensioni degli attuali lavoratori under 35 ha previsto che il pensionamento delle nuove generazioni di lavoraotri potrebbe slittare spaventosamente in avanti, di altri 7 anni rispetto ai 67 attuali, con assegni mensili di quiescenza di poco superiori ai 1.000 euro.

Durante il confronto sulle pensioni tra Governo e parti sociali questa estate Cisal ha anche presentato al ministero del Lavoro un documento con misure specifiche per garantire la dignità degli assegni pensionistici in particolare modo per chi oggi è legato al sistema previdenziale “puro” contributivo: “La verità – conclude Pacifico – è che occorre garantire di andare in pensione con il massimo dei contributi che non possono essere inferiori all’80% dell’ultimo stipendio: qualsiasi riforma pensionistica deve partire da questo punto-base, oltre che incentivare l’anticipo pensionistico per tutte le professioni logoranti, come quelle che si svolgono a scuola, senza più penalizzazioni nell’assegno di pensione”.

“Tra il personale scolastico – ha aggiunto Pacifico – c’è un alto rischio di burnout e servono soluzioni concrete per evitare di lasciare il lavoro con patologie che gravano sulle persone e sullo stato sociale: iniziamo a riconoscere il riscatto gratuito degli anni di formazione universitaria, ad estendere il carattere gravoso del lavoro a tutto il personale, ad introdurre agevolazioni fiscali e investimenti appropriati per le pensioni complementari per rivalutare anche quello che ad oggi è soltanto un contributo figurativo da parte dello Stato”, ha concluso il leader Anief.

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