Impossibile tenere lezioni sia in presenza che a distanza. Lettera

Stampa
ex

Inviata da Michela Giangualano – Come tanti altri insegnanti, anche io sono rimasta allibita dall’ipotesi di un ritorno in classe, facendo lezione in contemporanea, sia in presenza che a distanza.

Non è possibile! E’ pericoloso. Noi abbiamo il dovere di vigilanza e delle precise responsabilità penali nel caso in cui gli alunni arrechino danno a sé o ad altri.

La modalità di lavoro a distanza non ha nulla a che vedere con quella in presenza. Non si può dare un occhio al video e uno alla classe… Le strategie didattiche che si utilizzano per la didattica a distanza sono in buona parte differenti da quelle della didattica in presenza. Si tratterebbe di un lavoro di equilibrismo troppo gravoso.

E poi non c’è la tecnologia nelle aule per supportare la didattica a distanza in sincrono.

Tutti sanno che in molte aule scolastiche non c’è nemmeno una connessione continua alla rete, neanche per garantire un normale collegamento sincrono al registro elettronico.

Inoltre molte aule dispongono di un misero arredo tradizionale: niente LIM, niente computer, niente tablet, niente di niente.

Anche se il MI ha fatto di recente degli investimenti per l’emergenza in atto, le aule scolastiche per adesso sono rimaste quello che erano: aule adatte solo alla didattica di tipo più tradizionale.

Leggo anche di ipotesi fantascientifiche di utilizzo di spazi esterni alle scuole. E chi dovrebbe portare gli studenti in giro per paesi e città per poter raggiungere i luoghi deputati alla nuova didattica?

Per non parlare del decantato utilizzo di cortili e spazi all’aperto degli istituti scolastici.

Anche in questo caso bisognerebbe fare un distinguo tra le varie realtà e capire che tipo di investimenti occorrerebbero per attrezzare le aree esterne ai fini dello svolgimento delle lezioni, tenendo poi anche presente che già da ottobre sarebbero di difficile utilizzo, a causa della diminuzione delle temperature.

Il mio suggerimento è di fare un’attenta ricognizione delle aule scolastiche disponibili per ogni scuola.

E’ probabile che ve ne siano in eccesso nelle scuole primarie, a causa della diminuzione delle nascite degli ultimi anni, per esempio. Andrebbero rimesse in sesto, igienizzate e allestite, per un loro eventuale utilizzo come classi.

Si dovrebbero creare reti territoriali di scuole viciniori che si supportino per mettere a disposizione spazi che eventualmente avanzino alle une per sopperire a quelli non disponibili in altre.

Dopo aver contato le disponibilità effettive sul territorio e rimesse in sesto le vecchie aule inutilizzate, andrebbe fatto un calcolo della fattibilità della suddivisione degli alunni in classi a numero ridotto.

Fino a che questo lavoro non venga fatto, mi sembra che non si possa ipotizzare un rientro a scuola a gruppi dimezzati, senza dover ricorrere alle turnazioni tra mattino e pomeriggio.

Un’altra questione è quella relativa alla disponibilità di personale scolastico ATA per la vigilanza nei corridoi, nei bagni e durante l’ingresso e l’uscita dalle scuole.

Fino a ieri gli istituti scolastici facevano i salti mortali per organizzare l’orario ai collaboratori scolastici addetti a questi servizi, e si doveva scegliere se avere le aule pulite a fine lezione o garantire la presenza degli ATA durante la giornata.

Quindi andrebbe potenziato il numero dei collaboratori ATA di ogni scuola.

Infine c’è la questione degli insegnanti: ce n’è a sufficienza per garantire in contemporanea l’erogazione di lezioni sdoppiate da tenersi in contemporanea? No, anche se il rapporto tra numero di alunni e di insegnanti il prossimo anno sarà più favorevole.

Inoltre, viste le attuali carenze di organico di ruolo, è probabile che a settembre le scuole partiranno sotto organico, fino all’arrivo dei supplenti annuali.

Andrebbero assunti quindi senza indugio gli insegnanti laddove necessitano, già dal primo di settembre (sono personalmente favorevole all’assunzione alla secondaria di idonei con titoli con almeno tre anni di servizio).

Di fatto l’unica soluzione attualmente possibile per far tornare tutti gli alunni in classe è quella della turnazione in giornata, che richiede meno investimenti in denaro.

Per far questo è necessario che venga provvisoriamente ridotto il monte orario delle varie discipline (secondo me andrebbe tendenzialmente dimezzato) e che venga comunque erogata parte dell’attività didattica a distanza, quantomeno nella scuola secondaria, laddove gli studenti sono più autonomi nella gestione dello studio e nell’utilizzo dell’ICT.

Un’altra possibilità più strutturale è quella di far partire almeno le prime classi con un numero di studenti ridotto, che non superi i 15 alunni a classe, in tutti gli ordini di scuola.

Infatti la formazione e accoglienza degli alunni nelle prime classi richiede un’attenzione particolare, sia che si tratti di scuola primaria che secondaria.

Per i bambini della scuola dell’infanzia la situazione è ancora più problematica, perché non credo che sia possibile a quell’età garantire il distanziamento sociale. Potrebbero gli educatori passare il loro tempo a suggerire ai bambini di non avvicinarsi ai compagni? Credo che sarebbe psicologicamente ancora più deleterio che rimanere a casa.

Per sintetizzare: sì a una ricognizione degli spazi scolastici, sì a nuovi investimenti strutturali, sì all’assunzione di personale scolastico, sì a una diminuzione del numero di alunni per classe, sì alla turnazione mattino/pomeriggio. No alle lezioni a distanza e in presenza in contemporanea.

Stampa

Con i 24 CFU proposti da Mnemosine puoi partecipare al Concorso. Esami in un solo giorno in tutta Italia