“Impiegati pubblici privilegiati e imboscati durante il Covid”. Fedeli, docenti hanno lavorato duramente

Ospite ieri sera nella trasmissione “Quarta Repubblica”, condotta dal giornalista Nicola Porro su rete 4, la senatrice Fedeli ha espresso alcune valutazioni sulla situazione in cui imperversa la scuola ai tempi della Pandemia, con accenni anche sulla possibilità di stanziare, da parte del governo, più risorse per le scuole paritarie che rischiano la non apertura nei prossimi mesi.

La discussione sulle disparità di trattamento stipendiale tra i lavoratori pubblici e privati

Il dibattito comincia sulla questione spinosa delle disparità di trattamento salariale che vedono coinvolti i dipendenti del settore privato, rispetto al personale pubblico.

Così Pietro Ichino, giurista e giornalista: “ampie zone della pubblica amministrazione non hanno funzionato ma il costo fisso è rimasto invariato, con nessuna riduzione dello stipendio, per fortuna dei lavoratori pubblici. Non altrettanto si può dire riguardo al settore privato, il più coinvolto in maniera negativa dall’emergenza sanitaria”.

Prosegue ancora Ichino: “É evidente che ci sono state delle disparità di trattamento: nel settore privato, se il lavoratore rimane a casa, c’è un regime di integrazione salariale all’80% con un tetto massimo di 1200 euro al mese; perché nel pubblico non viene attivato tutto ciò? Pochi o nulli i controlli sul personale che ha lavorato meno di prima così come quasi assente la premialità per coloro che invece hanno faticato più durante il periodo COVID-19”.

La discussione continua, animandosi, sui possibili rischi che potrebbero concretizzarsi per i dipendenti del settore privato: licenziamenti, pochi soldi e in ritardo della cassa integrazione; per gli altri invece, nessun danno economico e stipendio regolarmente percepito tutte le mensilità.

A sostegno di quanto appena detto, anche il vicedirettore de “Il Giornale”, Francesco Maria del Vigo: “l’amministrazione pubblica non ha la pressione del mercato, non deve pagare bollette, fornitori, non ha i clienti fuori; tutto ciò le consente di fare quel che vuole; questo costituisce un insulto alle partite IVA, imprenditori etc. Lo Smart Working ha concesso in alcuni casi un “imboscamento” dal lavoro. Che tutti i dipendenti pubblici siano eroi è una fake news”.

Le riflessioni della senatrice Fedeli: “Italia in condizioni di arretratezza sul digitale; il Ministro Azzolina emani velocemente le Linee guida per la riapertura in sicurezza a settembre”

A questo punto, il conduttore lascia la parola all’ex Ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli, adesso una semplice senatrice del Partito Democratico:

“Partiamo da un dato di conoscenza: nei tre milioni e oltre dipendenti pubblici è compreso quasi un milione di docenti che ha lavorato duramente, garantito il diritto all’istruzione pur nelle difficili condizioni della Didattica a distanza. È certamente improprio mettere sullo stesso piano il settore pubblico e quello privato nel quale, ci piaccia o meno, il Mercato ha un’importanza centrale”.

“Dalla Pandemia e dal conseguente Lockdown è certamente venuto fuori che siamo un paese che presenta problemi di arretratezza, sia nel privato che pubblico, nell’utilizzo delle nuove tecnologie; ad esempio: non tutti avevano gli strumenti e le competenze per svolgere lo smart working o la DAD. Il gap digitale è emerso alla luce”.

La senatrice Fedeli è poi intervenuta sull’annosa questione della presenza dei cosiddetti fannulloni nella pubblica amministrazione e di conseguenza nel settore dell’insegnamento:

“C’erano prima e ci saranno dopo. Costituiscono una minoranza risicata; non è ammissibile sostenere che i sindacati coprano i fannulloni; tale affermazione è assurda. Ho un passato da sindacalista e posso dire con fermezza che non ho mai difeso un lavoratore assenteista, perché oltre ad essere moralmente ripugnante, costituisce un danno per tutti gli altri colleghi”.

“I dirigenti hanno il compito di organizzare il lavoro e le prestazioni annesse dei dipendenti; sono loro che hanno il compito di verificare e richiamare eventualmente chi non si applica a dovere”.

A questo punto la Fedeli si esprime con una certa decisione anche sull’attuale Ministro dell’Istruzione, Lucia Azzolina. Sostiene l’ex Ministro Fedeli:

“Riguardo le scuole, così come gli uffici pubblici, bisognava programmare una loro riapertura molto prima, sulla scia di paesi come la Francia e la Germania; inoltre è urgente la questione delle Linee guida per la riapertura in sicurezza di tutte le istituzioni scolastiche, le quali presentano una complessità organizzativa superiore rispetto agli altri uffici pubblici in generale. È però fondamentale che entro fine giugno, siamo già in ritardo, vengano emanate le direttive per la ripresa del nuovo anno scolastico”.

Disparità trattamento salariale tra scuole statali e scuole paritarie, Fedeli: Più risorse alle scuole con funzione pubblica a gestione privata”

“Sono 12500 le scuole paritarie in Italia con 150000 dipendenti”, cosi Padre Franco Ciccimarra (presidente AGIDAE, Associazione Gestori Istituti dipendenti dall’Autorità Ecclesiastica); “mentre i docenti delle scuole paritarie sono andati in cassa integrazione, i docenti statali no; questi ultimi vivono in una condizione di privilegio che il settore privato non ha”.

Le scuole paritarie vivono soprattutto con le rette delle famiglie che in alcuni casi – a causa dell’emergenza sanitaria con la susseguente perdita del lavoro per tante mamme e papà – sono venute a mancare, con evidenti disagi per le casse degli istituti.

L’ex Ministro Fedeli su tale vicenda: “Le scuole paritarie a gestione privata svolgono una funzione pubblica e quindi sono scuole pubbliche (legge Berlinguer n. 62/2000) non statali: non lo si dice mai, ribatte la senatrice; bisogna disporre più risorse affinché anche le scuole paritarie a settembre, soprattutto quelle frequentate dai bambini da 0 a 6 anni, possano aprire”.

Ed ancora: “Se non aprono le scuole paritarie a settembre, per intenderci quelle a gestione privata o degli enti locali, la situazione sarà drammatica per le famiglie e il paese; soprattutto perché il valore dell’educazione e dell’insegnamento da 0-6 anni è strategico; tutte le ricerche scientifiche affermano che i primi 1000 giorni di un bambino senza gli adeguati strumenti educativi possono provocare nel suo universo cognitivo gravi ripercussioni a livello sociale e formativo”.

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