Immissioni in ruolo inversamente proporzionali alla dispersione scolastica

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di Patrizia Del Pidio – Le immissioni in ruolo non avvengono in tutte le Regioni allo stesso modo ma in modo inversamente proporzionale alla dispersione scolastica; sono maggiori al Nord rispetto al Sud del Paese.

di Patrizia Del Pidio – Le immissioni in ruolo non avvengono in tutte le Regioni allo stesso modo ma in modo inversamente proporzionale alla dispersione scolastica; sono maggiori al Nord rispetto al Sud del Paese.

Questo uno dei motivi che ha visto tanti precari del Sud emigrare al Nord in cerca di lavoro visto che il prossimo anno molti non avranno più possibilità di svolgere supplenze nelle regioni meridionali grazie alle perequazioni con il Nord.

I tagli hanno interessato Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia, da queste Regioni sono state tagliate dall’organico cattedre che sono andate a vantaggio di Regioni del Nord. In seguito ai tagli effettuati sul personale della scuola statale, soprattutto nel triennio 2008/2011, si è avuta una diminuzione dei docenti pari al 9% mentre la popolazione studentesca aumentava i docenti passavano da 843mila a 766mila.

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Con l’aumentare degli studenti veniva, quindi, ridotto il numero degli insegnanti ma non in modo equo in tutte le Regioni. In molte regioni del Sud Italia la percentuale dei tagli è arrivata a toccare percentuali record del 18% non dando un ricambio del turn over ai pensionamenti, riducendo in questo modo le immissioni in ruolo. Il fenomeno, si ricorda, era stato previsto come un effetto delle misure volute dai ministri Gelmini e Tremonti con la legge 133/2008.




Mentre al Nord le variazioni del corpo docente erano in percentuale positiva, con in testa la Toscana con la città di Prato che ha fatto registrare un incremento delle assunzioni pari al 6,7%, al Sud si registravano percentuali negative: il picco più alto di decremento si è registrato tra il 2007 e il 2013 a Matera in Molise dove la percentuale dei docenti è variata in negativo del 18%.

Dispersione scolastica: maggiore al Sud ma risorse al Nord

Anche se le Regioni maggiormente interessate dalla dispersione scolastica sono quelle del Sud del Paese gli stanziamenti per evitarla sono andati maggiormente al Nord. Marco Rossi Doria per spiegare lo strano fenomeno ha commentato "La dispersione non è più un problema esclusivo del Sud ma riguarda purtroppo le aree di esclusione economica e sociale di tutto il paese. I dati sono allarmanti anche al Nord: nel 2011 la Lombardia aveva quasi lo stesso numero di ragazzi dispersi della Campania. La percentuale può essere più bassa, ma su una popolazione scolastica più alta c’è una questione in termini di quantità, quindi bisogna vederla in questa complessità".

Ne frattempo però le Regioni maggiormente interessate dalla dispersione scolastica sono Campania, Calabria, Puglia e Sicilia, guarda caso quattro delle Regioni che hanno subito tagli agli organici di diritto in favore di Regioni del Nord. Se si prendono in esame i dati relativi all’anno 2012 la regione che conta la percentuale più bassa di dispersione scolastica è il Molise con il 10%, seguita dalla Provincia autonoma di Trento con il 12% e dall’Abruzzo con il 12,4%.

Le Regioni che hanno subito maggiormente il disagio dell’abbandono scolastico sono state la Sardegna con il 25,5%, la Sicilia con il 24,8% e la Campania con il 21,8%. Sull’abbandono scolastico aveva parlato a inizio anno Marco Rossi Doria, ex sottosegretario all’Istruzione, che illustrava in questo modo la situazione "La percentuale di abbandoni alla fine del primo biennio delle scuole superiori è passata, in Italia, dal 9,3% del 1995 al 7,3% del 2011 e, nel Mezzogiorno, dal 9,5% al 8,3%. Il dato si attesta su valori più elevati – ha osservato – al termine del primo anno (11,4% in Italia e 13% nel Mezzogiorno) e su valori significativamente più contenuti al termine del secondo (rispettivamente 2,5% e 2,8%). Anche in questo caso il livello di abbandono risulta particolarmente elevato in Sicilia, Sardegna e Campania".

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