Immissioni in ruolo. Gilda: i precari vogliono sapere dove sono i posti. Caos frutto di una legge sbagliata

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“Sul piano di assunzioni regna il caos e la responsabilità è tutta da imputare a una legge sbagliata voluta da un governo che, ignorando i meccanismi complessi della scuola, ha avuto la presunzione di scriverla senza dare ascolto a chi, invece, conosce bene questo mondo. E adesso a farne le spese sono i precari”. Ad affermarlo è la Gilda degli Insegnanti, che rispedisce al mittente le critiche lanciate ai sindacati dal ministro Giannini.

“Sul piano di assunzioni regna il caos e la responsabilità è tutta da imputare a una legge sbagliata voluta da un governo che, ignorando i meccanismi complessi della scuola, ha avuto la presunzione di scriverla senza dare ascolto a chi, invece, conosce bene questo mondo. E adesso a farne le spese sono i precari”. Ad affermarlo è la Gilda degli Insegnanti, che rispedisce al mittente le critiche lanciate ai sindacati dal ministro Giannini.

“Sono decine di migliaia i precari che in questi giorni stanno affollando le nostre sedi in tutta Italia per ottenere chiarimenti sulle immissioni in ruolo, soprattutto per quanto riguarda le fasi B e C. La maggior parte degli insegnanti – spiega la Gilda – non si rivolge ai nostri uffici per avanzare richiesta di assunzione, ma per sapere dove sono disponibili i posti e per capire cosa accade nel caso in cui si decida di non presentare domanda. Come avevamo previsto, incertezza e confusione la stanno facendo da padrone e per questo, subito dopo aver esaminato la riforma, avevamo cercato in tutti i modi di convincere Governo e Miur a trovare soluzioni diverse”.

“La stragrande maggioranza dei precari – prosegue la Gilda – è scontenta non perché il posto di lavoro proposto è lontano da casa, ma per l’iniquità delle assegnazioni che non avvengono in base al punteggio, ma alle fasi delle assunzioni previste dalla
riforma. Non dimentichiamo inoltre il problema, ancora da risolvere, dell’esonero dei vicepresidi che per i primi due mesi del prossimo anno scolastico potrebbero essere in classe a insegnare e poi, con l’introduzione dell’organico potenziato, lasciare la cattedra, in barba alla continuità didattica tanto invocata da Giannini e Renzi”.

Secondo la Gilda, dunque, il piano di assunzioni, cavallo di battaglia della cosiddetta “Buona Scuola”, rischia di rivelarsi un fallimento e di provocare gravi ripercussioni sull’avvio dell’anno scolastico

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