Immissioni ruolo. E’ il Nord che teme l’emigrazione, in migliaia non presentano la domanda

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Miti da sfatare sul Sud ce ne sono tanti, uno tra questi è l'attaccamento alla propria terra, a tal punto da rinunciare al lavoro. Questo è l'ultimo di una lunga serie.

Miti da sfatare sul Sud ce ne sono tanti, uno tra questi è l'attaccamento alla propria terra, a tal punto da rinunciare al lavoro. Questo è l'ultimo di una lunga serie.

 

Sul Sud esistono tanti luoghi comuni che fanno comodo ad un sistema basato sulla concentrazione delle risorse economiche soltanto in un'area del paese, l'ultimo vuole che si rinunci al lavoro pur di non partire.

 

Questo è quanto viene fuori dalla stampa generalista che in questi giorni banchetta sulle immissioni in ruolo e sulla richiesta da parte dei docenti del Sud di ridurre il fenomeno del "docente-trolley."

 

Sulla questione è intervenuta anche la politica, con, ad esempio, Valentina Aprea (assessore all'istruzione in Lombardia) che ha attaccato le modalità di assunzione dei docenti che porterà molti docenti del Sud verso il Nord.

 

Un Sud che lamenta, però, una disparità di trattamento su molte questioni legate alla scuola. Basti ricordare che il Ministero è stato condannato e commissariato perché non è stato in grado di fornire i criteri di divisione dei numeri delle assunzioni tra le regioni. Concorso patrocinato da docenti precari del Sud che ritenevano le regioni del Nord avvantaggiato nelle immissioni in ruolo.

 

Resta un mistero anche l'atteggiamento dell'amministrazione sui posti di sostegno in deroga che di anno in anno vengono riconfermati al 30 giugno, nonostante sentenze dimostrino la loro necessità.

 

A tutto ciò si aggiunge il calo demografico causato da una politica economica che dalla crisi ad oggi ha accentuato il divario tra le aree del paese e un taglio dei precedenti governi al settore scuola che ha tranciato decine di migliaia di cattedre sopratutto nell'ex Regno delle due Sicilie.

 

Con un tale quadro non può sorprendere che si abbiano più docenti precari al Sud e che si risci un esodo di docenti con il trolley, pronti a partire pur di lavorare.

 

Ciò che, invece, sorprende sono i numeri di alcune regioni del Nord che dimostrano come a temere l'emigrazione non siano tanto i docenti del Sud (con il DNA ormai programmato all'emigrazione) quanto i docenti delle latitudini più alte.

 

Così, ci sono regioni come il Friuli Venezia Giulia, dove soltanto un terzo dei docenti aventi diritto ha fatto domanda di assunzione. Le domande presentate sono state 980 a fronte di 3mila iscritti nelle GaE. Nella stessa direzione vanno regioni come la Liguria o il Molise.

Il timore, per gli iscritti nelle GaE del Nord è di dover fare i bagagli e andare (in realtà non troppo lontano) nelle province limitrofe o male che vada nelle regioni limitrofe. Un viaggio decisamente meno impegnativo per quei 10mila docenti che probabilmente dovranno partire dalle sole Sicilia e Campania.

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