Immissioni in ruolo, Anief: 42% posti non assegnati e “supplentite” cresce. Attese 100 mila supplenze

di redazione
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comunicato Anief – Sulla supplentite il Governo ha sbagliato tutto e continua a sbagliare. È notizia di oggi che delle 52mila assunzioni da attuare nell’estate 2017, ben 22mila sono andate o andranno a vuoto, ovvero il 42% dei posti messi a bando, per mancanza di docenti nelle GaE e nelle graduatorie di Merito: rispetto alle immissioni in ruolo previste dal Miur, nelle GaE provinciali mancano 10mila docenti di sostegno, più altri 12mila su cattedra comune, di cui circa 1.500 candidati abilitati per la sola matematica.

Scarseggiano poi i docenti di lingue straniere della secondaria di secondo grado, soprattutto di spagnolo e al Nord. Sempre nella parte alta della Penisola mancano tanti docenti di lettere alle superiori. Questo significa che tali posti andranno tutti a supplenze annuali, per le quali erano previsti già 85mila contratti, che a questo punto supereranno abbondantemente anche quest’anno quota 100mila.

Ora, anziché prendere atto della politica scolastica fallimentare condotta prima dal Governo Renzi e ora da quello Gentiloni, ci saremmo aspettati almeno un passo indietro: aprire finalmente le GaE agli abilitati nelle graduatorie d’Istituto, a partire delle tante liste esaurite sparse per l’Italia. Invece, a sentire oggi la Ministra dell’Istruzione, chi governa la scuola italiana preferisce tenere la testa nella sabbia e affrontare la questione in tribunale: “Se quest’anno ci saranno cattedre vuote in alcune discipline – dice la Ministra – è perché non ci sono più docenti nelle graduatorie, soprattutto al Nord. Anche per questo abbiamo disegnato, con i decreti attuativi della riforma, un nuovo modello di reclutamento per la scuola secondaria”. Nessun riferimento viene fatto a chi è abile e pronto per prendere quei posti.

Orizzonte Scuola ricorda che questa soluzione non porterà risultati, quindi docenti in cattedra a tempo indeterminato, prima di un lungo periodo che va dai 3 ai 5 anni: il nuovo reclutamento, approvato con la Legge 107/2015, prevede infatti il concorso per docenti abilitati; quello per non abilitati con 3 anni di servizio; quello rivolto ai non abilitati. Inoltre nel 2018 partirà la “fase transitoria per ruolo ad abilitati e non abilitati con 3 anni servizio. Chi non partecipa a queste procedure, può partecipare al concorso per non abilitati. Oltre al titolo di accesso idoneo per l’insegnamento, è necessario il possesso di 24 CFU nelle discipline”.

“È un dato inequivocabile – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal – che per l’assunzione a titolo definitivo di questi insegnanti precari, anche di chi è oggi abilitato all’insegnamento, l’attesa per sottoscrivere un vero contratto a tempo indeterminato è di diversi anni. E nel frattempo? Continueranno a ingrossarsi i numeri delle supplenze annuali. Con chi si è già formato chiamato a iscriversi all’ennesimo corso e con l’aggravante che dovranno pure lavorare per un certo periodo con lo stipendio più che ridotto”.

“Altro che precariato messo alle spalle. Chi governa la scuola italiana ha agito all’opposto di quello che si doveva fare: assumere gli abilitati e pagarli da professionisti. Ora, tra l’altro, si cerca anche di volere scaricare le responsabilità sui troppi docenti, impreparati e per questo mal pagati. non su amministratori, politici e Parlamento, ma sui giudici che applicano la legge e difendono i principi della Costituzione. È accaduto in questi giorni attraverso le più che discutibili tesi espresse da editorialisti accademici, poco addentrati nei meandri della scuola. I quali se la sono presa con i togati refrattari ai cambiamenti, come nel caso del numero chiuso bocciato all’Università di Milano. E il rimedio al problema non può essere nemmeno quello di attuare un concorso a cattedra ogni anno, visto che sarebbe motivo di creazione di ulteriori graduatorie. Prima di tutto, lo ribadiamo, c’è da fare solo una cosa: assumere subito chi è abilitato a questa professione, dovunque sia posizionato in graduatoria e ancora di più laddove vi sono posti vacanti che andranno a supplenza”, conclude il sindacalista Anief-Cisal.

Per questi motivi, Anief conferma i ricorsi gratuiti per la mancata stabilizzazione: si può decidere di ricorrere in tribunale per ottenere scatti di anzianità, il pagamento dei mesi estivi e adeguati risarcimenti. Ai ricorsi sono interessati pure i lavoratori di ruolo.

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