Immissioni in ruolo. Regole che cambiano in corsa! Lettera

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Gentili redattori,
ho letto qualche mese fa la lettera di una mia collega, insegnante madrelingua di francese, che a causa dell’assegnazione ad un ambito territoriale molto lontano da casa e essendo madre di una bimba di due anni è stata costretta a rinunciare al ruolo.

Anche io mi sono trovata nella stessa situazione, solo che anziché avere una bimba piccola ho una situazione familiare con persone anziane ed invalide da accudire ed ero stata assegnata ad un ambito territoriale ad oltre 100 km da casa. Ho dovuto rinunciare al ruolo, anche perché non mi è stata data un’assegnazione provvisoria più vicina, dovevo ancora fare l’anno di prova con relativi corsi e avevo come prospettiva 3 anni in una scuola lontana! Cosa fare ora? Nonostante laurea, dottorato di ricerca, abilitazione presa mediante SISS (corso biennale e tirocinio obbligatorio) e alcuni anni di insegnamento dovrei ricominciare tutto dall’inizio all’età di 50 anni? Io sono fortunata perché attualmente lavoro in un’altro ambito anche se la scuola mi è rimasta nel cuore e vorrei avere la possibilità di rientrarvi. Una delle cose peggiori di tutta questa riforma è che siamo stati costretti “a scegliere” in un contesto in divenire, senza regole certe, ed anzi con regole che cambiano in corsa. So che molti colleghi hanno fatto enormi sacrifici per raggiungere i luoghi di lavoro e che altri invece hanno preferito non presentare domanda di assunzione per timore di essere spediti chissà dove. Tutti, come me hanno dovuto fare scelte difficili, ma spero che anziché contrapporci gli uni agli altri sia possibile fare fronte comune perché le regole cambino nell’interesse degli alunni e dei docenti, che sono una risorsa importante per la crescita delle nuove generazioni. Mi auguro che tra le varie “categorie” di insegnanti, non vi dimentichiate di noi, costrette alla rinuncia!
Debora Giorgi

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