Immissioni in ruolo, quest’anno in totale sono stati 45.286 i contratti stipulati. Uil Scuola: “Un fallimento annunciato”

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Un fallimento annunciato: sono le parole del sindacato Uil Scuola, a commento dei numeri definitivi delle immissioni in ruolo per il personale docente. Numeri che l’amministrazione ha fornito alle organizzazioni sindacali proprio il 9 novembre.

Il fallimento è ora certificato: sono attualmente 67.597 i posti rimasti senza un docente con contratto a tempo indeterminato considerando che gli 11.997 sono al momento considerati a tutti gli effetti contratti di supplenza fino al 31/8/2021. Pertanto, sono 45.286 i contratti a tempo indeterminato registrati al Tesoro, si legge sul comunicato del sindacato Uil Scuola.

Per l’a.s. 2021/22 risultavano, dal tabulato fornito dal Ministero, 112.883 (di cui 82.590 comuni e 30.293 sostegno) i posti vacanti e disponibili autorizzati dal MEF e su cui era quindi possibile assumere in ruolo:

    • 45.286 (di cui 42.843 su posto comune e 2.443 su posto di sostegno) è il totale dei contratti a tempo indeterminato per i docenti assunti dai concorsi e dalle Graduatorie ad esaurimento.
    • 11.997 (di cui 721 su posto comune e 11.276 su posto di sostegno) è il totale dei contratti a tempo determinato al 31/8 finalizzati al ruolo per i docenti della I fascia delle GPS secondo quanto stabilito dalla procedura straordinaria del decreto sostegni bis.
      Considerando che ad oggi non è dato sapere quanti degli 11.997 contratti di supplenza saranno poi realmente trasformati in a tempo indeterminato, resta il dato che, ad oggi, su 112.883 posti autorizzati solo 45.286 sono stati effettivamente coperti con un contratto di ruolo. 

 

 

Per la UIL Scuola i dati confermano quanto già avevamo annunciato in tempi non sospetti: non c’erano (e tuttora non ci sono) le condizioni per coprire tutti i posti vacanti. Pertanto, il precariato cresce e crea falle nel sistema: da un lato, infatti, sembra esserci una rincorsa a chi riconosce per primo che c’è un vuoto enorme di docenti, dall’altro non si sono messe in campo reali soluzioni per consentire l’immissione in ruolo di tutte le persone. E si continua nell’errore perseverando in scelte sbagliate.

A ciò va aggiunto quanto sta accadendo per le GPS con i contratti di supplenza: per il secondo anno consecutivo ci troviamo di fronte ad una vera catastrofe: migliaia di precari a causa di un algoritmo non hanno ricevuto un contratto di supplenza pur avendone diritto. Il sistema è ormai in corto circuito. Non è possibile sostituire totalmente le convocazioni in presenza. Su questo tema faremo un’ulteriore valutazione quando conosceremo i numeri ufficiali delle supplenze.

Inoltre, Non sono bastate le GPS di I fascia compresi gli elenchi aggiuntivi. Meccanismo che oltretutto ha creato una forte discriminazione tra i lavoratori, che a parità di anni di servizio prestati sono stati esclusi dalla partecipazione. Poi c’è la questione più strettamente relativa alla procedura di assunzione: il contratto ha natura giuridica di tempo determinato e la valutazione per la conferma in ruolo e la trasformazione del contratto a tempo indeterminato, è demandata ad una commissione esterna. Sono due elementi critici di palese contraddizione: il primo non adempie alle direttive della Commissione europea sui contratti reiterati a tempo determinato; il secondo è un elemento inutilmente vessatorio verso una categoria di lavoratori della scuola per cui una commissione esterna dovrebbe valutare un percorso annuale di formazione del docente senza aver mai visto il docente e dopo che è stato valutato della commissione di valutazione interna alla scuola che delibera il superamento dell’anno di prova. Cosa succede se i due giudizi non collimino, non è dato sapere. 

Lo avevamo detto: era necessario aprire alla II fascia delle GPS considerando quindi anche i docenti non abilitati ma con almeno tre anni di servizio. I dati anche su questo parlano chiaro: su quasi 12.000 docenti della I fascia quasi il 95% sono docenti specializzati sul sostegno. Aprire anche ai docenti non abilitati, ma con esperienza lavorativa, avrebbe permesso di immettere in ruolo molte più persone anche su posto comune. 

Senza poi considerare gli altri fattori negativi: l’esclusione di tantissimi docenti abilitati, come il caso denunciato dalla UIL Scuola con lettera formale al Ministero, di quelli di Scienze della Formazione Primaria a cui è stato negato l’accesso agli elenchi aggiuntivi della I fascia (entro il 31 luglio) e tantissimi docenti che hanno superato il concorso STEM quest’estate e che hanno avuto più o meno la stessa sorte. Emblematico in tal senso il caso di Napoli: ci sono tantissimi docenti, con almeno tre anni di servizio, che hanno superato le prove concorsuali per le classi di concorso STEM e avevano provveduto per tempo ad iscriversi con riserva negli elenchi aggiuntivi per poi richiedere di scioglierla secondo i tempi e le modalità prescritte. Ad oggi questi docenti risultano destinatari di un contratto annuale che non fa nessun riferimento alla norma che consente loro di aspirare, al termine della supplenza, alla nomina in ruolo, mentre nell’immediato pregiudica anche la loro iscrizione alla piattaforma dedicata ai neo immessi in ruolo che si è aperta in queste ore e si chiuderà nel giro di pochi giorni. Appare quindi chiaro che se ci avessero ascoltato, anche le nomine in ruolo dalle GPS avrebbero potuto essere molte di più. 

E su questo aspetto c’è anche da considerare quanto fatto valere dalla UIL Scuola: dopo il nostro impegno e la nostra determinazione, è stata riconosciuta l’abilitazione a tutti i docenti che hanno superano il concorso straordinario 2020 con almeno il punteggio minimo richiesto (56/80). Riconoscimento non scontato, almeno in un primo momento, ma attuato successivamente su nostra rivendicazione. 

I concorsi: un sistema ormai fallito, insieme alla credibilità organizzativa 

Il sistema dei concorsi ha fallito gli obiettivi di un reclutamento organico e funzionale. Visti i numeri certificati dell’immissione in ruolo è ormai un “fatto”. Ci sono concorsi banditi e mai partiti, ricorsi per prove suppletive, graduatorie bloccate dal Tar, posti sospesi con improbabili concorsi futuri. Una maionese impazzita che non ha portato nessun risultato, senza volere considerare le code polemiche finite a giusta ragione all’attenzione dei magistrati come il concorso dei D.S. che si è rivelato un vero e proprio scandalo a cui andrebbe posto un rimedio. 

Come UIL scuola non abbiamo compreso la scelta di fare un concorso veloce (STEM) soltanto per alcune classi di concorso, comunque con prova sia scritta che orale e che in poco tempo ha messo in moto una macchina burocratica, tra USR e commissioni, che già da tempo aveva dimostrato tutte le criticità, soprattutto in un momento in cui si doveva fare di tutto per snellire procedure e far ripartire la scuola il 1° settembre. Così non è stato. Noi diciamo basta narrazione e basta avventure. 

È infatti caduto uno dei pilastri del decreto sostegni bis, che aveva previsto 6.129 posti da occupare già per l’a.s. 2021/22, e che si è poi dimostrato un disastro annunciato e ha confermato, se ce ne fosse ancora bisogno, il fallimento dell’attuale sistema dei concorsi: prove difficili, modalità d’esame discutibili, mancanza di tempo per rispondere ai quesiti, grosse difficoltà organizzative e soprattutto tante rinunce. 

Ma evidentemente questo non è bastato, per cui si annuncia un nuovo concorso STEM (riparatore del primo?), con riapertura dei termini per la presentazione delle domande, per cui l’Amministrazione vuole destinare tutti i posti vacanti e disponibili a tali specifiche discipline precludendo una riserva dei posti ai tanti docenti con 36 mesi di servizio e con relativa esperienza che andrebbero solo stabilizzati. 

Attivazione del tavolo sul reclutamento: serve una seria riforma 

È dunque urgente un momento di approfondimento e verifica con il ministero a cui chiederemo formalmente l’attivazione del confronto e successivamente del tavolo sul reclutamento peraltro previsto e mai attivato dal patto per la scuola e in cui rilanceremo le nostre proposte per la soluzione al problema del precariato: un nuovo sistema di reclutamento che preveda la stabilizzazione, con concorsi per titoli e servizio, per tutti coloro che vantano un’esperienza lavorativa di almeno trentasei mesi con assunzioni a tempo indeterminato e programmate sulla base di organici triennali e contratto a tempo determinato di analoga durata 

Solo in questo modo si garantirebbe continuità didattica e il superamento dello squilibrio territoriale tra domanda ed offerta di lavoro e un sistema di reclutamento finalmente in grado di rispettare i tempi della scuola. 

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