Immissioni in ruolo, Gissi (Cisl): per primaria zero posti a centro-sud, Lazio e Roma comprese

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“Concorso o fabbrica delle illusioni?”. E’ quanto si chiede il Maddalena Gissi, segretaria generale Cisl Scuola in merito all’ultima selezione per docenti, segnalando che sono tante le regioni, specie al Sud che non
hanno posti in organico per i vincitori.

“Non bastavano i ritardi nello svolgimento delle procedure concorsuali, che si concluderanno nella grande maggioranza dei casi ben oltre l’avvio dell’anno scolastico. Né le polemiche a dir poco ingenerose per cui la severità di molte commissioni sarebbe la prova provata di una generale mediocrità della nostra classe docente. Ora che sono stati resi noti i posti disponibili per le assunzioni, si scopre che in molte regioni non ve ne sarà
nemmeno uno. Per la scuola primaria, ad esempio – spiega il sindacato – zero posti a disposizione in tutto il centro-sud, Lazio e Roma comprese. Zero posti per il sostegno nella secondaria in ben 11 regioni, questa volta con poche differenze di latitudine, più tre regioni che avranno disponibile un solo posto ciascuna”.

Secondo la Gissi, “a rendere ancor più clamoroso il dato è però il confronto tra questi “numeri zero” e quelli che il Miur ha indicato come disponibili nei bandi di concorso. Sempre per la primaria: 1378 nel Lazio, 1604 in Campania, 1096 in Sicilia, e via di seguito fino a sfiorare i 6.500 posti. Su un totale nazionale di 18.000, più di un terzo si rivelano non esistenti.

È vero che il concorso vale per il triennio: ma sfidiamo chiunque a dimostrare che le porte oggi sbarrate possano aprirsi così tanto, nei due anni successivi, da soddisfare le attese suscitate. Prendiamo a esempio la Campania: un trend di cessazioni che oscilla tra 400 e 500 unità all’anno (a meno di sostanziose modifiche alle norme Fornero), cui va aggiunto che
le assunzioni spettano alle graduatorie concorsuali solo per il 50%. Tanto basta per rendere assai poco rosee le prospettive.

Inevitabile chiedersi come possa verificarsi uno scarto così clamoroso fra le stime in base alle quali si è bandito il concorso e la realtà che i numeri ci restituiscono impietosamente. Segno di un’assai scarsa capacità di programmazione, ma anche di qualcosa di peggio. Perché a chi ha scelto di concorrere in una regione anche in base alle aspettative suscitate dalle previsioni ministeriali, una spiegazione andrebbe pur data, ma sarà molto difficile. È da irresponsabili trasformare le procedure di reclutamento in una fabbrica delle illusioni”.

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